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Sospiro


Mi uccide il pensiero di non poter esser pensiero

e così volare e convolare nella tua mente come fossi vento

ogni volta che ti vedo mi reinvento qualunque idea

ma ogni tuo sguardo non rende mai giustizia

al mio cuore bandito per sempre nei campi di proiettili

dove sfrecciano gli indiani e le loro punte

rotolano rovi appuntiti a forma di cuore trafitti di spade

che dura lotta che eterna guerra questo nostro sospirare

insieme attaccati come lottatori, travolti, sconvolti,

lungo ogni duna di questo deserto ed ogni oasi nei tuoi occhi

la tua bocca è l’unica fontana dove prendere ossigeno

non farmi soffocare, non strozzarmi, mordimi

e lasciami un segno indelebile, un tatuaggio vigile,

che sia una freccia ad indicarmi la via che mi porta

ad aprire la finestra dove ti ammiro ogni sera.

La luna cala nel deserto e i miei occhi guardano la stella

a sinistra. Lasciamo il tempo scorrere in sospiri.

L’antidoto


Tu non sei i tuoi pensieri e né tanto meno i tuoi giudizi. Tu non sei tu, non sei il tuo Ego, non sei il tuo io. Puoi osservare i tuoi pensieri come uno spettatore mentre attraversano il loro flusso come dei fotogrammi. Sei qualcosa di più profondo, semplicemente potresti anche non esistere ed essere soltanto un groviglio di percezioni e sentimenti mescolate tra loro.
La percezione o la sensazione è il settimo senso che ognuno di noi possiede.
Potresti essere la razza umana intera o il niente ma non sei il tuo flusso di pensieri, quel qualcosa che più si avvicina al tuo essere è quella sensazione di distacco e meraviglia che provi guardando uno splendido tramonto (sensazione e distacco comune a tutti gli esseri umani) o qualche altra immensa bellezza naturale. Il pensare “accade” al di fuori di te, è qualcosa di altro da te, lo puoi osservare, sentire da lontano, guardarlo come se fosse un film estraneo a te. Non sei il tuo pensiero.
Non ci può essere un “io” senza che ci sia anche “tutto il resto”. Pensare che si possa essere completamente isolati dal resto del mondo, dall’universo, da ciò che circonda, è completamente privo di senso. Noi non potremmo esistere senza confermare anche l’esistenza di ciò che ruota intorno a noi.
Siamo un tutt’uno, siamo il nostro “io”, noi stessi siamo l’universo intero e allo stesso tempo l’universo intero è noi.
Non potresti mai esistere come entità se non esistessero anche tutti gli oggetti fisici della realtà che sono intorno a noi.
Per ogni esteriore c’è un interiore e per ogni interiore c’è un esteriore e sebbene siano differenti vanno continuamente insieme. I confini tra noi e il resto dell’universo dunque non esistono, sono solo immaginari e vengono creati dalla nostra mente che si vuole adeguare alle leggi e all’etica morale. Nonostante il fatto che “tu” e “ogni altra cosa che esiste” siete intrinsecamente interconnessi non vuol dire necessariamente che esisti.
Esistiamo e non esistiamo allo stesso tempo, è un po’ come la realtà virtuale: finché è acceso il dispositivo abbiamo la realtà virtuale quando lo spegniamo essa non esiste più. Però nessuno può “spegnere” l’universo quindi siamo una costante virtuale-reale.
Il “sé stesso” si può interpretare come una sorta di finzione cinematografica, di recitazione dell’io nel mondo che ci circonda.
Il tempo è solo un’illusione. Non esiste un passato o un futuro viviamo solo un eterno presente ed è quindi inutile preoccuparsi. Viviamo sempre e solo un infinito “adesso” e tutti gli altri “tempi” sono costruzioni mentali che non esistono. Nulla è statico e fermo e tutto cambia in continuazione in questo eterno presente. Il dolore dell’uomo proviene dal fatto che egli fa di tutto pur di fuggire da questo presente, rifugiandosi in un passato o in un futuro che semplicemente non esistono. L’eterno presente è anche un eterno ritorno poiché ogni piccola azione che compiamo, ogni piccolo fatto, verrà ripetuto all’infinito. L’universo è un ciclo pieno di caos e non vi è nulla di cui preoccuparsi, basta mescolarsi col caos e farsi trasportare dal flusso. La primavera ce ne rende partecipi più di ogni altra stagione.

Lo Scherzo


Ero stato assalito dalla malinconia. Una malinconia che veniva dal lucido riconoscimento che quella situazione non era uno stato eccezionale scelto per lusso, per capriccio, per un irrequieto desiderio di conoscere e vivere la condizione fondamentale, sintomatica e consueta della mia vita presente. Che quella situazione limitava con esattezza il cerchio delle mie possibilità, disegnava con esattezza il cerchio della vita affettiva che da allora in poi mi sarebbe toccata. Che non era espressione di libertà (come avrei potuto intenderla se mi si fosse presentata magari un anno prima), bensì del mio condizionamento, dei miei limiti, della mia condanna. E sentii paura. Paura di quel misero orizzonte, paura di quel destino. Sentivo il mio animo ripiegarsi su se stesso, cominciare a indietreggiare davanti a tutto ciò e, allo stesso tempo, avevo paura che non avesse dove trovar scampo di fronte a quell’accerchiamento.

da Lo Scherzo di Milan Kundera

Non ho tempo da perdere con te


Non ho mai tempo per te. In ogni attimo, minuto e secondo della mia vita non ho mai un’ora per te. Non ci sono mai quando ne hai bisogno. Scompaio esattamente nel momento di ogni tua apparizione e non riesci mai neanche a vedermi allo specchio, almeno per un istante, a fianco a te a riflettere insieme, a pensare un attimo su come conciliare le nostre vite distinte. Distinte ma senza distintivo, divise ma allo stesso tempo così unite che nell’incrociarci, se fossimo di sesso opposto, invece di vite divise ci moltiplicheremmo. Abbiamo la faccia di un pesce che non sa trovare ossigeno all’interno della sua bolla d’acqua. Tu che hai sempre voglia di dirigerti verso l’alto come una bolla di sapone verso i vari castelli in aria ed io che ho voglia di sprofondare al di sotto della terra come una pesante incudine in cui scolpire ogni tuo, ogni mio fardello. Non ho mai tempo neanche di regalarti un bacio ed una carezza, di curare le tue ferite infette, non ho un attimo con tutto questo peso del tempo che mi opprime le tempie e non mi regola lo scandire delle mie dita intrecciate alle tue. Di una sola cosa avremmo necessariamente bisogno, di venirci incontro un giorno e renderci l’uno parte dell’altro. Non puoi la mattina far finta di dormire mentre io vado subito via senza salutare. Sono certo che un giorno ci scontreremo fortemente così come fanno due atomi impazziti e finalmente potremmo ritrovarci. Siamo noi due la mezza mela che ha deciso di scindersi. Ricongiungiamoci te ne prego. Dammi fiato. Abbiamo bisogno di essere una persona sola per essere un’uomo intero. Hai capito vero quello che voglio dire? Non sfuggirmi più la mattina quando ti cerco allo specchio e non ti vedo più. I tuoi maledetti occhi sono dannatamente simili ai miei. La tua bocca è quella che ho sempre desiderato da quando sono nato e l’ho amata per ogni cosa che sapeva pronunciare, sin dai primi vagiti.
Caro me stesso, è ora che ci diamo un appuntamento che ci conduca a nozze per un convivenza con la nostra stessa vita fino a che morte non ci separi. Sposa la mia stessa causa. Alla fine della nostra convivenza non dovrai preoccuparti di nulla. Penserà a tutto il giudice. I miei e i tuoi beni ce li porteremo comunque altrove. Solo insieme, io e me, saremo ricchi.