Il vuoto è là fuori


Molte persone quando sono tristi, sole, depresse, malinconiche, possono sperimentare quello che molti chiamano “il vuoto interiore” e si convincono che quel vuoto che sentono è dentro di loro. Dicono di sentirsi vuote, spompate, “svuotate”, di avere un buco enorme verso la base dello stomaco, un buco enorme da riempire. Ma siamo davvero certi che questo vuoto si trovi “dentro” e non piuttosto “al di fuori” di ciò che circonda la persona che sperimenta questa sensazione? Molte di loro poi fanno di tutto per cercare di riempirlo e lo fanno proprio fisicamente con abbuffate di cibo attraverso una sazietà senza fine oppure ricorrendo all’alcool ingurgitando un bicchiere dopo l’altro al fine di colmare, riempire fisicamente quel vuoto. Ma sia il cibo che l’alcool non fanno altro che dilatare lo stomaco che in realtà proprio per il fatto di diventare più elastico e dilatato diventerà un vuoto sempre più ampio, più largo da cercare di riempire. Sono i recettori del cervello che si placano per qualche istante, ma solo per qualche istante: accrescono i livelli di dopamina, ci sente meglio per poco tempo e subito dopo c’è solo un forte down che farà cadere quelle persone di nuovo nella disperazione. Non tutte però ricorrono a questi dannosissimi abusi e dipendenze e vivono il loro vuoto magari scrivendolo anche nei loro diari o blog, o su qualche riga di un inutile Social Network. Inizio a pensare che il vuoto non si trovi dentro. Il vuoto è il vissuto esteriore delle persone che lo percepiscono. In realtà il vuoto, che ingurgita e fagocita noi stessi è là fuori, fuori di noi, fuori dalla nostra finestra, “fuori” e all’interno di un televisore o di un monitor che succhia via le nostre energie creative e critiche esattamente come farebbe un buco nero. Il vuoto possono essere le persone che ci circondano, spesso sono quelle più vicine che ci assorbono oppure l’opinione in generale che “gli altri” hanno del mondo che di conseguenza ci condiziona ed apre la nostra voragine che è direttamente riversata sul mondo esteriore, non interiore, viene tutto riversato fuori. E’ là fuori che il nostro malessere si spinge, è là fuori che crea danni e si nutre, è là fuori che noi agiamo ogni giorno e i nostri pensieri vengono da ciò che assorbiamo da là fuori. Dunque per “riempire il vuoto” non bisogna “assumere” bensì regolare il nostro organismo ad interagire in maniera di nuovo positiva con l’esterno che vive intorno a noi, cercando in questa interazione di allontanare tutti i possibili condizionamenti che lasciamo insinuarsi in noi attraverso “gli altri” e questi “altri” sono sempre e vivono nel nostro mondo esteriore. Se non modifichiamo il nostro assetto con questi altri, continueremo a provare il vuoto e se questo perdura ci sarà il pericolo di incorrere in comportamenti molto pericolosi per la nostra salute.

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Nato sotto il segno del Pesce d’Aprile


(E non essere per forza uno scherzo della natura. )

Il primo pesce d’Aprile è di carta e non ci scivola nessuno. E’ necessario trasformarlo in una buccia di banana in modo ché ci caschino in molti di più, non è un caso che il casco di banane debba sempre essere indossato, prima di scivolare su una buccia di banane. Banale dirvi che non esistono bucce di banale ma sul banale si può sempre scivolare. Mai cadere sul banale. Anni fa vi avrei consigliato di cadere sulla Barale magari dai vostri stessi castelli in aria, ultimamente ho preferito iniziare a sparare con un cannone ad aria compressa per creare nuvole e nebbie su quei castelli in aria che mi ero creato anni fa. Voglio andare a vivere sul sole. Bruciarmi come hanno fatto varie gioventù, arrostirmi come hanno fatto vari polli, prendermi una cotta come hanno fatto vari innamorati. Eppure continuo imperterrito a suonare come un single e a non riuscire mai a formare un intero album. Ogni canzone un bambino, ogni refrain un bacio, ogni doppia nota un accoppiamento sessuale per riprodurmi anche su CD e vinili. Ma il pesce d’Aprile è un’anguilla che non prende nessuno, dimenticato, viene ormai ricordato come antica usanza di cui se ne può fare anche senza. L’e-senza dei giorni nostri e cioè quella di togliere, togliere, tagliare il superfluo, levigare, limare e pagare magari con la coca piuttosto che con moneta contante (ma la carta canta) il muratore che ti ha costruito il primo castello in aria. Esploderà tutto, forse già lo sta facendo. Esplode tutto in aria. Schizzi di pioggia sono previsti per oggi, nuvole ferite volano basse.

Ruby Ruba Cuori: posta dei lettori


Amici lettori, care lettrici,
ho deciso di postare l’urlo di amore di uno di voi che mi ha spedito una lettera in totale anonimato. Spero di fare cosa gradita a questo giovane uomo frustrato e distrutto dall’amore per una giovane fanciulla ascesa al successo. Ecco il testo:

Da grande voglio sposare Ruby Ruba Cuori. Io sono l’Asso di Picche ed ho 36 anni. Quindi da grande sposerò Ruby Ruba Cuori poiché mi ha spezzato l’anima in due come un mazzo di carte da distribuire. Quante mani giocano questa partita? Questa partita senza mai ritorno. Silvio perché non parti? Tu che fai solo e sempre party, perché non parti? Da grande avrò figli con Ruby Ruba Cuori. Due extra-comunitari. Perché io sono di sangue misto, talmente misto che la mia pelle ha tutti i colori del mondo. Uno lo chiamerò Mubarakino e l’altro Barak Obamino Bianco, lavorerà nelle lavanderie a gettone. Voglio sposare la nipotina preferita da tutti, voglio sposarla da minorenne quando io sarò grande. Voglio farle l’amore e farle le feste. Come un cagnolino. O come un cane?
Silvio perché l’hai abbandonata sulla strada? Perché hai fatto quella telefonata e l’hai resa una star da marciapiede? Un marciapiede che non è Hollywood, non ancora.
Adesso Ruby Ruba Cuori è famosa. E’ irraggiungibile. Come quando la chiamo al cellulare.
Era come la piccola fiammiferaia prima che incontrasse il nano Mida. Manine d’oro, un uomo alla mano, dalla mano morta. Adesso non è più così gentile e dolce la mia Ruby Ruba Cuori. Non è più così sola. Da grande non potrò mai più sposare Ruby. Da grande non avrò nessun matrimonio e nessun figlio dalla piccola fiammiferaia. Adesso per vederla devo pagarla anch’io. Alla Pay Tv.

Forza e coraggio amico, le delusioni d’amore si superano con il tempo! E sei fortunato perché oggi sappiamo che ci sono i neutrini che viaggiano più veloce della luce, abbi fede! Se volete anche voi vedere pubblicate le vostre lettere nella mia nuova rubrica dei cuori infranti, non esitate a inviarmi nei commenti o in e-mail la vostra lettera d’amore. Di certo arriverà a toccare il cuore da voi preso di mira. A presto mie cari lettori e care lettrici!

Mi hanno regalato un libro


Scioglimi, liberami.

Librami, leggimi, volami sopra.

Sorvola il mio corpo sfiorandomi con le ali.

Sfogliami, volta pagina, leccandomi l’angolo inferiore,

risali con le dita al capoverso

rileggimi bene

baciami tra le pagine di pelle che ti offro

soffiami tra le lettere, entrami più dentro,

cogli il mio senso nascosto, affondaci il naso,

odora la mia carta, di seta, patinata

il mio libro di pelle è stato scritto per i tuoi occhi

investigami, trova il colpevole e frustalo

assaggiami tra i numerosi delitti

ma se puoi, una volta giunto alla parola “FINE”,

ripiegami, e ricomincia a leggermi daccapo.

Il mio amore è un arsenale


Oggi mi sono barricato in casa prima che tu tornassi dal lavoro. Sono rimasto barricato in casa prima che tornassi dalla spesa. Sono rimasto barricato in casa prima che rientrassi dopo essere stata dal tuo amante. Mi sono nascosto dietro la poltrona e mi sono organizzato. Ho messo tra i denti il coltello da cucina per il pane, nelle tasche ho infilato forchette e cucchiaini, in testa lo scolapasta. Negli stivali ho infilato quei coltelli che rubai in un ristorante, non hanno mai tagliato nulla, spero che questa sia la volta buona e funzionino. Tesoruccio mio ti sto per fare la festa. Ti aspetto barricato in casa dietro la poltrona, ho anche una rosa rossa nel taschino della giacca con tutte le spine attaccate. Attaccate alla presa di corrente. Ricordi? Quella splendida rosa rossa di vetro che avevo comprato per te il giorno di San Valentino che s’illuminava e si spegneva. Per te. Per te che sei una corrente alternata. Ci vorrebbe una bella scossa, uno scossone amore mio, qualcosa che ridia vigore a questo nostro amore assopito da anni come un orso bruno andato in letargo, bruno come il tuo… il tuo amante. Ho messo su un arsenale per quando tornerai, un arsenale di armi per amarti meglio, per amarti mi sono armato e una vocina mi sussurra nella testa ”Mia cara Bina”, le parole che dovrei dirti quando ti vedrò rientrare a casa. Io sarò il tuo caro Armato. Ah ah ah ah! Vecchia. Ma forse è ancora buona. Teniamocela per questa volta.

So che sei passata accanto all’agenzia matrimoniale durante il percorso del tuo ritorno. Sei passata a fare la spesa, a fare nuovi incontri, e poi infine sei passata da lui. So dove lo hai conosciuto. Sì, ho visto tutto. Ho rubato la tua password, ho letto tutto. Neanche una prostituta sarebbe stata capace di avere così tanti contatti in un sito d’incontri come quello. Per questo adesso ho deciso di deporre le uova ma non le armi. Sarò la tua gallina omicida tesoro. Non hai scampo, appena rientrerai in casa qualcosa salterà in aria.

Salterà in aria tutto, il nostro matrimonio, la nostra casa e i nostri bambini che nell’eventualità ho pensato bene di legarli al letto imbavagliandoli. Che dolci creature amore mio. Le nostre piccole creaturine angeliche che abbiamo fatto insieme, che abbiamo portato alla luce, che abbiamo dato al mondo e che adesso li riprendiamo con noi, vero tesoro? Verranno tutti in Paradiso con noi. Felici.

Ecco ti vedo arrivare dalla finestra. Io sono pronto. Non ti avevo mai vista così… così… così zoccola. Da quando hai conosciuto quel tipo sembri una donnina da marciapiede, ma tra poco tutto finirà. Ho creato il mio arsenale personale, perché lo sai, il mio amore per te è un arsenale di frecce di Cupido, di proiettili, di coltelli rubati da un ristorante che non tagliano bene… la carne cotta.

Ecco, sei entrata, mettiti comoda sulla poltrona. Dietro ci sono io con il mio bell’arsenale pronto a farti mia. Ti amo. Lo sai che ti ho sempre amato. Ma cosa hai messo nella borsa? Quella borsa è enorme… no, non poggiarla, non poggiarla sulla poltrona tesoro, non farlo. Ti prego, ti supplico, io ti amo, ti amo!!!

BOOM!

Mi hai schiacciato con il peso del tuo shopping. La poltrona ha ceduto e le forchette mi si sono infilzate tra i gioielli di famiglia. Sento da lontano la sirena dell’ambulanza. Hai sempre ragione tu anima mia, mio fiorellino, mia stella dell’universo, mio unico punto di luce. Sono un imbranato e ti amerò per sempre, non ci possiamo dividere, siamo due anime gemelle che vivranno insieme nell’eternità. Anzi, nell’Eternit, questa meravigliosa casa fatta tutta di Eternit. E’ per il nostro futuro, per sempre. Il nostro amore è per sempre. Come il cancro.

Ho capito che mi hai salvato la vita, hai salvato la vita di tutti.  Sei di nuovo la mia dea. Un giorno inviterò il tuo amante a casa nostra per cena. Faremo un’altra festa, vero? VERO?

Dopo che saranno trascorsi questi sei mesi con me in prognosi riservata con i gioielli di famiglia trafitti dalle forchette. Quanto male mi fai amore per farti voler bene, quanto male mi fai.

Martirimonio


Ti sposerò perché ho scelto di soffrire in eterno, sposerò la causa, l’effetto, l’azione combinata dei tuoi baci sulle mie pupille mentre chiudo gli occhi la notte. Facendo incubi di ogni sorta a fianco a te, a te che non saprai mai nulla delle immagini orribili delle mie notti. Mi accarezzerai la fronte quando la vedrai imperlata di sudore al chiarore della luna nelle notti più convulse? Mi amerai davvero? Ho scelto dunque il matrimonio come ultimo atto vitale, un atto per continuare a morire, a morire un’altra volta e questa volta forse per sempre senza più ritorno. So che mi farai male. Male da morire. La morte è come l’amore. Ammortizzerai i miei dolori? Ne sarai capace? Sarai capace di assorbire tutto il mio dolore per farlo tuo e liberarmi da ogni male? Io a questo non credo, non esistono tali creature. Mi voglio concedere lo stesso. Mi dono. Mi consegno a te come un criminale si consegnerebbe alle forze della polizia per aver commesso il più grande delitto del mondo: aver creduto nell’amore in due. Perché il vero amore si fa in quattro, otto, sedici. E’ un’auto 4×4, un autocarro con venti ruote della sorte che girano come una slot machine  impazzita. Ciliegina, ciliegina, ciliegina.  E al posto della ciliegina sulla torta al mio compleanno ho trovato sopra la torta una pistola puntata alla mia tempia. Quanto mi fai male amore, ma forse ne è valsa la pena, la condanna che mi ha privato di ogni mia libertà per te. Tu che non assorbi nulla se non il mio conto in banca. I dolori del giovane Invertebrer me li sono dovuti tenere tutti. Il medico dice che è la vecchiaia. Le ossa fanno male, ma le tue parole a volte lo fanno ancora di più. Ti supplico, lasciami solo di nuovo, tradiscimi per non tradirmi mai più, lasciami solo e lasciami soprattutto la mia carta di credito nel portafogli. Non rubare ma uccidimi. Perché uccidendomi mi salvi.
Non era quello che credevamo che fosse, vero? Il matrimonio si è trasformato nel mio e nel tuo martirio e vincerà chi durerà più a lungo come in una corsa a due: verso la morte. La verità è nella carne l’ho sempre detto. Ma tu di me hai fatto solo una carneficina. La verità è  anche non sempre nella stessa carne. Non sempre nella stessa pelle. Bisogna cambiarsela e cambiarla, siamo come serpenti, come quelli che tentarono Eva nel Giardino dimenticato. Siamo noi i serpenti che cambiano pelle. Siamo noi, i parenti serpenti. Proverò a morderti.

Lardo ai giovani


Bisogna addolcire questa vita amara con dello zucchero nel già troppo amaro caffè del risveglio mattutino, quando la luce del sole che penetra dalle persiane stendendosi sulla mia fronte come una griglia rileva la subitanea inquietudine che mi si presenta già al risveglio. Ma il troppo dolciume cosparso nella vita ci fa ingrassare e ingrossare, divenire larghi di vita e stretti di vedute, la larghezza del culo di una donna è direttamente proporzionale alla piccolezza dei suoi occhi e di quello che è in grado di vedere oltre le apparenze. Ma non è una questione di estetica. E’ la società di oggi che vuole la donna extra-large e l’uomo, chissà perché, sempre più filiforme e malaticcio. E’ la malattia del Capitalismo. L’uomo si svena per mantenere una donna che s’ingrassa col suo sangue. Ma non era di questo che avrei voluto parlare. Sì, la Nutella. Finalmente è stata conquistata dalla donna, un altro diritto inderogabile finalmente acquisito. All’uomo la birra davanti alla TV. Nonostante la decadenza dove ci sta portando la crisi, continuiamo come ebeti a far finta che tutto vada bene, inebriati e inebetiti dei vari oppiacei concessici in dono da chi invece è molto più sveglio di noi. I figli sono l’oppio dei popoli. I social network, le trasmissioni televisive, la stessa internet. L’importante è avere una sedia abbastanza comoda dove poggiare il culo e godersi lo spettacolo. Allucinati allucinanti. Nel frattempo continuiamo a vivere in un paese di merda costruito da Berlusconi (lo ha detto lui dopo venti anni che è in politica, quindi ringraziamolo) e nessuno smuove il proprio culo per liberarsene. E’ meglio restare intontiti, almeno fino a quando non andremo in astinenza e allora forse sì, qualcuno scenderà nelle piazze, ma non perché voglia cambiare questo paese, no, ma per reclamare ad alta voce il diritto agli oppiacei del popolo e a questo punto affermerei di questo gran popolo di merda. Viva l’Italia.