Nato sotto il segno del Pesce d’Aprile


(E non essere per forza uno scherzo della natura. )

Il primo pesce d’Aprile è di carta e non ci scivola nessuno. E’ necessario trasformarlo in una buccia di banana in modo ché ci caschino in molti di più, non è un caso che il casco di banane debba sempre essere indossato, prima di scivolare su una buccia di banane. Banale dirvi che non esistono bucce di banale ma sul banale si può sempre scivolare. Mai cadere sul banale. Anni fa vi avrei consigliato di cadere sulla Barale magari dai vostri stessi castelli in aria, ultimamente ho preferito iniziare a sparare con un cannone ad aria compressa per creare nuvole e nebbie su quei castelli in aria che mi ero creato anni fa. Voglio andare a vivere sul sole. Bruciarmi come hanno fatto varie gioventù, arrostirmi come hanno fatto vari polli, prendermi una cotta come hanno fatto vari innamorati. Eppure continuo imperterrito a suonare come un single e a non riuscire mai a formare un intero album. Ogni canzone un bambino, ogni refrain un bacio, ogni doppia nota un accoppiamento sessuale per riprodurmi anche su CD e vinili. Ma il pesce d’Aprile è un’anguilla che non prende nessuno, dimenticato, viene ormai ricordato come antica usanza di cui se ne può fare anche senza. L’e-senza dei giorni nostri e cioè quella di togliere, togliere, tagliare il superfluo, levigare, limare e pagare magari con la coca piuttosto che con moneta contante (ma la carta canta) il muratore che ti ha costruito il primo castello in aria. Esploderà tutto, forse già lo sta facendo. Esplode tutto in aria. Schizzi di pioggia sono previsti per oggi, nuvole ferite volano basse.

Piccoli Ladruncoli


Sono stato rapinato da una borseggiatrice. E’ entrata in casa mia mentre dormivo, ha preso prima tutti i miei sogni e successivamente il cuore. Mi sono alzato con la testa vuota, probabilmente ha preso anche il cervello. Adesso cadono fiocchi di neve come pensieri scaduti. Pensieri di un anno fa che non valgono più un’idea, un ricordo. I miei occhi sono pesanti, si trascinano a stento lungo il risveglio della mattina. Quella ladra mi ha derubato di tutto, è così che si comporta l’amore: prima ti veste di sogni, poi ti lascia in mutande e infine quando anche il sesso è finito ti ritrovi da solo a contare i minuti che passano per il prossimo furto. Arrivi al punto che vorresti essere violentato. Non importa più nulla. Meglio ricoprirsi di nuovo di un milione di cicatrici e di ferite piuttosto che restare a contare i minuti. Il tempo è denaro e l’amore lo sa benissimo. Non bisogna mai restare fermi troppo a lungo, quando si resta fermi troppo a lungo in un stesso luogo si diventa ciechi perché non osservi più nessuno, non osservi più nulla e allora l’unica soluzione è viaggiare, metafora di fuggire per guardare di nuovo all’incanto delle cose. Quando dormi troppo a lungo sei più soggetto ad essere rapito. Dagli alieni, dai sogni, dalla solitudine e dal panico. Oppure da lei. Bisognerebbe liberare il ladro gentiluomo che è in te e bisognerebbe capire come mai quel ladro è finito in galera all’interno di te stesso e non è mai stato libero. Devi imparare a rubare ai ricchi per dare a te stesso. Rubare l’anima, il cuore e altri ammennicoli vari. La gente ne è scarsamente provvista negli ultimi tempi quindi bisognerebbe fondare una banca dove depositare il maggior numero di emozioni e sentimenti e dove poterne prelevare a piacimento nei momenti di maggiore crisi. Ricchezza e povertà di cuore. La realtà è che siamo tutti come in una gabbia da dove non sappiamo più come uscire, il nostro cuore è ingabbiato e pur battendo per farsi aprire nessuno ascolta, nessuno possiede la chiave. Allora c’è il pericolo di esplosione e di spargimento di sangue. Così si spezzano tanti cuori, a volte vengono fatti a fettine e poi riciclati nei migliori magazzini di illusioni. Battono i cuori, battono le ali e battono anche le puttane sui marciapiedi. Battono milioni di cose per farsi prendere e pagare. E tutto ciò che batte si paga a caro prezzo. Tutto ciò che si combatte. La mattina appena svegli non fatevi ripulire le tasche da ciò che vi ha derubato nella notte. Già vi svegliate di nuovo in mutande, rivestitevi e riprendete un certo tono, colorate la giornata con quel tono aprite gli occhi e iniziate a viaggiare. Ci sono milioni di nuove cose da vedere. Nuovi incontri reali.

Il mormorio interno di Travis


Buongiorno Travis. Pensi ancora a lei? Davvero non fai altro. Vedi ti affacci alla finestra oggi.Vaffanculo, ci sono altre finestre fuori e dietro ogni altra finestra una donna che scopa con un uomo o che meglio si fa scopare. Che puttane, sono tutte puttane. Luridi, stronzi figli di puttana anche loro, i maschi che le scopano. Soprattutto loro sono dei pezzi di merda che le trattano come schiave e loro, le donne che io amo o forse penso di amare che si fanno usare come pezze per pulire il pavimento. Scopate. Bastardi, li ammazzerei tutti. Vero Travis che ammazzeresti tutti se solo possedessi anche una pistola automatica, oppure un fucile di precisione? Mi guardo allo specchio, dico beh, non sono male, ma non mi riconosco. Penso e catturo quella parola, come ispirazione, la racchiudo in una nuvola e la porto via e mi chiedo se il tipo allo specchio ce l’abbia con me, se davvero si voglia avvicinare e farmi male. No, no, il governo, i santi, i preti, dovrebbero finire tutti nella fossa è questo che pensi Travis? Ognuno pensa ai suoi loschi affari egoisti e nessuno mai davvero fa qualcosa per qualcun altro, forse tu, cioè io, noi due caro Travis, forse noi lo facciamo davvero per l’altra persona? Chissà se quella donna mi pensa ancora. Io so che ti ha amato e forse anche solo per un attimo e quell’attimo ti è bastato. La mano si muove vicino ai pantaloni. Scivola come a prendere una pistola che non c’è. Push, push push. Davanti allo specchio. Li ammazzeresti tutti, o forse, ammazzeresti te, siamo tutti sulla stessa barca vero Travis?
Si addormenta nel suo letto, con un libro spiegazzato tra le mani, la parola “AMORE” scritta vicino ad una macchia di rossetto su una pagina del libro.
Era quella la parola?

Chiudere i tappi


L’ignoranza dilaga e fa acqua da tutte le parti. I fiumi di idiozie straripano, piovono cazzate (e c’è a chi piace), poi le sparano con le pistole adatte quelle ad acqua e nulla ti può ferire più di una cazzata presa in pieno petto una mattina di novembre mentre fuori piove e si crea un lago che si concupisce da solo con la Beata ignoranza che verrà santificata questo prossimo Natale. Ma il problema non è dell’ignorante ma di colui che sa e si accorge che altri sono ricoperti da uno strato indelebile, inamovibile di inchiostro biricchino, simpatico, molto divertente, che riflette qualsivoglia cosa seria. Ci vorrebbe un filo intermentale che ripulisca le incrostazioni delle menti (Bergonzoni docet). E’ vero. Siamo tutti un po’ arrugginiti e perdiamo  acqua dappertutto, la facciamo anche dappertutto. E’ da un po’ che scrivo di liquidi che scorrono e solo adesso ci faccio caso, è che tutto si va perdendo esattamente come l’acqua corrente che da la scossa nel caso la dovessi anche toccare. Corrente a diecimila volt. Scorre proprio veloce ed è elettrizzante. C’è tanta paura in giro, ed oggi abbiamo anche capito chi è davvero l’uomo nero di cui avevamo paura da bambini, Silvio si è finalmente incarnato, un po’ come le unghie, e si è fatto magnaccia e caspita se magna, alla faccia di tutti quelli che lo hanno votato. Bene, ve lo meritate. E’ esattamente come voi. E’ un campione esemplare dell’italiano medio e anche e soprattutto dell’italiano anulare, il dito che coglie la Fede nuziale, in questo caso egli ha sposato il Fede Nazionale. Non dovete vergognarvi nel caso in cui vi piacciano ragazzine minori di 18 anni, è del tutto naturale, non dovete vergognarvi più del fatto che andate circa una volta o due a settimana dalle prostitute perché vostra moglie vi tradisce con altri dieci maschi, magari anche extra-comunitari, è ovvio che voi maschi italiani sposati andiate a rimediare in questo modo, magari portandovi dietro anche una scatola di Viagra, che tanto al profilattico ci penserà la prostituta. Vedete, a lui piacciono le barzellette, come ad ogni italiano, ma chi sa raccontare solo barzellette in ogni suo comunicato, vuol dire che ha esaurito qualsiasi tipo di altro argomento, vuol dire che quella persona ha la testa vuota esattamente come ogni altro italiano che lo ha votato. Esiste poi un confine tra ciò che è lecito e morale e tra ciò che lecito e morale non lo è. Silvio, nella sua perfetta incarnazione dell’uomo nero, che c’è ma non fa male a nessuno ma di cui tutti hanno paura, ha davvero sfiorato quella sottilissima linea di confine che sta tra la volgarità ed è proprio il caso di dirlo, e la monnezza. Che tra l’altro sta sempre lì, questa volta e non ci sarà più nessun miracolo, caro italiano medio (che poi il medio è l’unico dito che sai alzare).
E’ proprio il caso di mettersi i tappi alle orecchie. L’uomo nero si fa sentire la notte mentre tutto scorre. Chiudete i tappi e magari metteteli in gattabuia, Berlusconi è uno di loro.
L’unica cosa che davvero mi auguro è che invecchiando non sarò mai come lui.