L’antidoto


Tu non sei i tuoi pensieri e né tanto meno i tuoi giudizi. Tu non sei tu, non sei il tuo Ego, non sei il tuo io. Puoi osservare i tuoi pensieri come uno spettatore mentre attraversano il loro flusso come dei fotogrammi. Sei qualcosa di più profondo, semplicemente potresti anche non esistere ed essere soltanto un groviglio di percezioni e sentimenti mescolate tra loro.
La percezione o la sensazione è il settimo senso che ognuno di noi possiede.
Potresti essere la razza umana intera o il niente ma non sei il tuo flusso di pensieri, quel qualcosa che più si avvicina al tuo essere è quella sensazione di distacco e meraviglia che provi guardando uno splendido tramonto (sensazione e distacco comune a tutti gli esseri umani) o qualche altra immensa bellezza naturale. Il pensare “accade” al di fuori di te, è qualcosa di altro da te, lo puoi osservare, sentire da lontano, guardarlo come se fosse un film estraneo a te. Non sei il tuo pensiero.
Non ci può essere un “io” senza che ci sia anche “tutto il resto”. Pensare che si possa essere completamente isolati dal resto del mondo, dall’universo, da ciò che circonda, è completamente privo di senso. Noi non potremmo esistere senza confermare anche l’esistenza di ciò che ruota intorno a noi.
Siamo un tutt’uno, siamo il nostro “io”, noi stessi siamo l’universo intero e allo stesso tempo l’universo intero è noi.
Non potresti mai esistere come entità se non esistessero anche tutti gli oggetti fisici della realtà che sono intorno a noi.
Per ogni esteriore c’è un interiore e per ogni interiore c’è un esteriore e sebbene siano differenti vanno continuamente insieme. I confini tra noi e il resto dell’universo dunque non esistono, sono solo immaginari e vengono creati dalla nostra mente che si vuole adeguare alle leggi e all’etica morale. Nonostante il fatto che “tu” e “ogni altra cosa che esiste” siete intrinsecamente interconnessi non vuol dire necessariamente che esisti.
Esistiamo e non esistiamo allo stesso tempo, è un po’ come la realtà virtuale: finché è acceso il dispositivo abbiamo la realtà virtuale quando lo spegniamo essa non esiste più. Però nessuno può “spegnere” l’universo quindi siamo una costante virtuale-reale.
Il “sé stesso” si può interpretare come una sorta di finzione cinematografica, di recitazione dell’io nel mondo che ci circonda.
Il tempo è solo un’illusione. Non esiste un passato o un futuro viviamo solo un eterno presente ed è quindi inutile preoccuparsi. Viviamo sempre e solo un infinito “adesso” e tutti gli altri “tempi” sono costruzioni mentali che non esistono. Nulla è statico e fermo e tutto cambia in continuazione in questo eterno presente. Il dolore dell’uomo proviene dal fatto che egli fa di tutto pur di fuggire da questo presente, rifugiandosi in un passato o in un futuro che semplicemente non esistono. L’eterno presente è anche un eterno ritorno poiché ogni piccola azione che compiamo, ogni piccolo fatto, verrà ripetuto all’infinito. L’universo è un ciclo pieno di caos e non vi è nulla di cui preoccuparsi, basta mescolarsi col caos e farsi trasportare dal flusso. La primavera ce ne rende partecipi più di ogni altra stagione.

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Clan Destino e Pan Demonio


Ho sempre considerato di creare un gruppo di irregolari per cambiare il nostro fato, un clan destino pronto a manomettere il futuro, il mostro fato contrapposto alla bella fata. Mi hanno suggerito che il futuro non è maschio ma bensì avrà una natura femminile, non il fato dunque ma bensì sarà la fata che ci incanterà e sarà la sacerdotessa di questo clan destino.
Non c’è fato che tenga, muoiono tutti nel presente, il futuro è donna ed io ci voglio andare a nozze, non abbiate paura dei fantasmi del passato, abbracciate le ninfe dei laghi e dei boschi che vi aspettano nel domani. Noi fuochi fatui, svaporati nell’etere, partiremo insieme lungo questo cammino davanti a noi, in questo clan destino, percorreremo terre lontane e sconosciute per raggiungere la fata dei fati e nulla sarà lasciato al suo destino, nulla al caso, nulla al casino. Pur adorando il caos ho bisogno della massima precisione possibile, colpiremo quando il futuro starà per calare all’orizzonte con una frecciatina e qualche battuta di spirito sul solito passato, passato e poi andato. Non ci potrà essere nulla che ci potrà essere fatale una volta valicato il confine del nostro tempo, al di là di questo presente, oltre le muraglie di un ora sconfiggeremo il fato e c’impadroniremo della fata che sarà nostra luce e guida, prostituta e meretrice, lucciola e marciapiede.
Mangeremo il pan demonio, festeggeremo con la torta paradiso, schioccheremo le ore arrugginite nella nostra bocca d’oro e berremo ogni istante inebriante per ubriacarci delle sabbie del tempo, raccoglieremo le lacrime dei salici piangenti in grossi calici di vetro ridenti, e rideremo di ciò che ci turbava dei nostri ricordi.
Porremo bombe ad orologeria sul cammino del nostro passato e faremo saltare in aria i ponti che ci tengono ancorati all’attimo, saremo senza radici e ingoieremo le foglie dell’oblio così per divenire completamente dimentichi di quando fummo nati, di quel giorno che alla nascita ci sentimmo fulminati dall’alito tempestoso della vita e così non saremo più  desti nati ad un futuro imperfetto e sregolatore. Non conoscendo la nostra nascita non potremo conoscere neanche la nostra morte e non essendo più destinati, nessuno sarà costretto a dover scegliere lungo il tragitto il luogo e il punto d’intersezione con i nostri antenati, coloro che furon nati e poi destinati. Non avremo più la coscienza di noi stessi sul mondo e riusciremo a librare a tre centimetri da terra.
Sorvoleremo i dettagli e i monti innevati del dubbio, ci renderemo immortali attraverso questo nostro clan destino, immortali, irregolari, vivremo in un tempo senza più nessun minuto da perdere e tutti da guadagnare.
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