Non sai (più) cosa vuoi dalla vita


Non sai più cosa vuoi dalla vita
ma dalla vita non puoi avere nulla
forse è il nulla che ti manca
la morte è già qualcosa
non è detto debba togliere
magari mette
mette zizzania tra la vita e la morte
il bello è quello che succede
tra la vita e la morte
cosa accade?
Dovrebbe accadere l’amore
l’illusione perfetta
fetta a fetta, un cuore di panna e una capanna
l’illusione della torta
la torta di mele anche se
non c’è più il tempo delle mele
ci sono torte con le percentuali

50% di cioccolato

50% di crema

E scivola via tutto sulla lingua
Assapora tra la vita e la morte
Altrimenti non c’è gusto
Quando non sai più cosa vuoi dalla vita
Interrogala, chiedile cosa lei vuole da te
Chiedile cosa vuole da una foglia di thè
Leggi gli oroscopi
Consulta i tarocchi, consulta
Consulta i miei occhi e lascia che ti mostri nei miei occhi
Lascia che ti mostri il mondo nei miei occhi.
Mostri. Vedo solo mostri a volte. Che razza umana siete?
Ecco, si siede. Riflette come allo stagno. Si specchia, si tuffa.
Come un pesce scorre via.

Gli ultimi giorni di Marzo


Ho il freddo nell’anima
del ghiaccio preso dal whiskey
rende gelido il cuore
il mio sangue un cocktail amaro
che scorre in me e fluisce fuori
un fiume di amarezza
scorre in te attraverso i miei occhi
lo puoi vedere, lo puoi sentire.

Ho lo sguardo gelido
ti fisso immobile
fisso l’immobile muro
il muro della solitudine.

Con un urlo vorrei romperlo
come se fosse un muro di vetro
vorrei romperlo con un urlo
rompere il silenzio
oltre la velocità del suono
i vetri s’infrangono
volano in aria come farfalle
i vetri infranti di scoppio.

Come scoppiano le lacrime
come scoppiano i palloncini
come scoppia un cuore solo
come scoppiano i pop-corn.

Non voglio dirti che sono uno scoppiato.
Però è vero che non sono in coppia
per questo ho il freddo all’anima
le mani gelide, i guanti spessi,
il petto che brucia, il cuore che giace.

Ti abbandono, ti abbandono
senza lasciarti più nessun dono.
Ti abbandono, come se fosse tutto
la vita intera, un bidone.
Immondizia.

A volte odio delle cose


A volte odo delle cose. Poi più niente.

Avevo un nome. Era Jimmy. La gente mi chiamava Jimmy. Era il mio nome.

A volte odo delle cose. Poi più niente.

Quando tutto è silenzio, sento il mio cuore.

Quando quei terribili rumori giungono, io non sento niente. Non sento, non respiro, sono cieco.

Poi tutto tace. Sento il battito di un cuore. Magari non è il mio cuore. Magari è il cuore di qualcun altro. Cosa sono io?

A volte sbatte una porta, sento delle voci, poi più niente.

Tutto si ferma. Si ferma tutto.

Tutto si chiude. Si chiude completamente.

Si chiude. Si chiude tutto. Si chiude completamente.

Non vedo più niente, mai più niente. Siedo e succhio il buio.

È quello che ho. Ho il buio in bocca e lo succhio. È tutto quello che ho.

È mio. Mi appartiene. Lo succhio.

H. Pinter

Gli uomini vuoti


T.S. Eliot

Gli uomini vuoti

Thomas Stearns Eliot

Un penny per il vecchio Guy

I
Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l’un l’altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell’erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina

Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;

Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all’altro regno della morte
Ci ricordano – se pure lo fanno – non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti
Gli uomini impagliati..

II
Occhi che in sogno non oso incontrare
Nel regno di sogno della morte
Questi occhi non appaiono:
Laggiù gli occhi sono
Luce di sole su una colonna infranta

Laggiù un albero ondeggia
E voci vi sono
Nel cantare del vento
Più distanti e più solenni
Di una stella che si spegne.

Non lasciate che sia più vicino
Nel regno di sogno della morte
Lasciate anche che porti
Travestimenti così deliberati
Pelliccia di topo, pelliccia di cornacchia, doghe incrociate
In un campo
Comportandomi come si comporta il vento
Non più vicino –

Non quel finale incontro
Nel regno del crepuscolo

III
Questa è la terra morta
Questa è la terra dei cactus
Qui le immagini di pietra
Sorgono, e qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto lo scintillio di una stella che si va spegnendo.
E’ proprio così
Nell’altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell’ora in cui tremiamo
Di tenerezza
Le labbra che vorrebbero baciare
Innalzano preghiere a quella pietra infranta.

IV
Gli occhi non sono qui
Qui non vi sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle vuota
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
In quest’ultimo dei luoghi d’incontro
Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume
Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La speranza soltanto
Degli uomini vuoti.

V
Qui noi giriamo attorno al fico d’India
Fico d’India fico d’India
Qui noi giriamo attorno al fico d’India
Alle cinque del mattino.

Fra l’idea
E la realtà
Fra il movimento
E l’atto
Cade l’Ombra

Perché Tuo è il Regno
Fra la concezione
E la creazione
Fra l’emozione
E la responsione Cade l’Ombra

La vita è molto lunga
Fra il desiderio
E lo spasmo
Fra la potenza
E l’esistenza
Fra l’essenza
E la discendenza
Cade l’Ombra

Perché Tuo è il Regno
Perché Tuo è
La vita è
Perché Tuo è il

E’ questo il modo in cui finisce il mondo
E’ questo il modo in cui finisce il mondo
E’ questo il modo in cui finisce il mondo

Non già con uno schianto ma con un lamento.

Mi hanno regalato un libro


Scioglimi, liberami.

Librami, leggimi, volami sopra.

Sorvola il mio corpo sfiorandomi con le ali.

Sfogliami, volta pagina, leccandomi l’angolo inferiore,

risali con le dita al capoverso

rileggimi bene

baciami tra le pagine di pelle che ti offro

soffiami tra le lettere, entrami più dentro,

cogli il mio senso nascosto, affondaci il naso,

odora la mia carta, di seta, patinata

il mio libro di pelle è stato scritto per i tuoi occhi

investigami, trova il colpevole e frustalo

assaggiami tra i numerosi delitti

ma se puoi, una volta giunto alla parola “FINE”,

ripiegami, e ricomincia a leggermi daccapo.

Scombussolati


Che ne sappiamo noi di nocche che s’intrecciano

di dita che s’avvolgono

in un pugno o una corazza per proteggerci il viso

da sguardi blindati per non vedere oltre.

Lo spesso smalto sulle nostre labbra che incorniciano bocche di bronzo

in noi che non imbocchiamo mai la strada giusta, maestra,

in noi che preferiamo dar da mangiare ad altri pover’ uomini

che marciscono su marciapiedi, ma distesi.

Sterziamo e andando oltre scherziamo

sbandiamo qua e là ubriachi di cieli sporchi che ci riempiono

la bocca, scendono in gola, ci tempestano dentro,

non siamo diamanti, noi siamo teppistelli

attempati pipistrelli indiavolati nella notte

che con le nocche ci scambiamo forze

pugnalando altre porte con i propri pugni

bussando forte forte, sfondando e perdendoci

oltre quelle porte senza portare la bussola

vagando altrove teneramente scombussolati.

Senza bussare, aprire sempre senza bussare,

agli altri cuori che incrociamo per le dita

per questo le nostre nocche adesso

sono ricoperte di sangue caldo.