Spazi interni e vista mare


Mi sono perso dentro di me. Mi cerco. Ma non mi trovo. Navigo tra i sottili capillari della mia anima.

Per ritrovarmi devo uscire. Uscire fuori di me.

Per vedermi di nuovo allo scoperto.

E’ tutto qui l’uomo. Chi troppo chiuso dentro di sé. Chi a volte troppo aperto verso l’esterno.

Viviamo in due mondi distinti.

Il cielo in noi e il mare fuori. A volte non sappiamo nuotare e allora preferiamo usare le ali della fantasia.

Per volarci dentro.

Ma a volte voliamo troppo fino a tardi e l’oscurità del nostro io interiore,

inizia a farci paura. Diventiamo pipistrelli ostinati.

Fino a quando non sbattiamo la testa sul cuore o nella mente,

allora decidiamo di tornare a tuffarci nel mare esterno, al sole.

Ma resta sempre il pericolo, che quel mare, possa diventare

eternamente profondo.

Ma questo è l’uomo. Un po’ troppo dentro, un po’ troppo fuori.

Scorrere liquidi


Ho visto così scorrere liquidi nel cielo di metallo attraverso questo sbrinato vetro d’autunno con i tergi lacrime sempre accesi per paura che un insetto dalle ali di farfalla si potesse incastonare in questo quadro ben poco idilliaco in un’opera più ampia la quale lo contiene al suo interno. Siamo inscatolati come bambole russe e a nostra volta entriamo nelle scatole altrui. A volte le scatole altrui si rompono a volte siamo noi a irrompere e attraverso questo ciclo infinito di combinazioni ci ritroviamo sempre all’interno di una stanza senza porte e finestre per uscire e dunque ci fermiamo ad osservare fuori. Spesso preferiamo farlo perché ciò che entra ed esce dalle varie scatole è spesso una cruda realtà che non sopportiamo o che forse non ancora riusciamo a supportare come se il nostro cervello dovesse ancora passare ad un sistema operativo più adatto alla vita del Sistema.
Non sono solo i cristalli che sono liquidi. Oggi tutto è liquido e puntualmente veniamo liquidati. Il lavoro è una botte piena che lentamente si svuota, l’amore si consuma in una notte come un bicchiere scolato (one shot, una botta e via) in discoteca, la vita è una cantina di pregiati liquori che ben presto viene esaurita perché dobbiamo fare in modo di inebriarci pur di dimenticare (la morte?). Tutto scorre così liquido e noi veniamo liquidati con esso. Siamo gli stessi cristalli che ci ostiniamo a guardare pur di cercare una verità, non sapendo che una volta giunti ad una verità totale ed assoluta non faremmo altro che decretare la nostra stessa morte. Non si potrebbe vivere conoscendo la verità totale dell’uomo, non sarebbe supportato dal nostro Sistema. Così ogni tanto ci spegniamo.  A volte ci spezziamo. A volte mangiamo uno spezzatino e ci ritagliamo un angolo di tempo da appendere alla parete da usare come bersaglio delle nostre freccette per ammazzarlo. Ed è proprio così e sempre lo sarà come già diceva qualche filosofo greco, tutto scorre nulla resta. Soprattutto quando hai paura. Scorre. E’ allora che sei davvero diventato simile ad un liquido. La peggior cosa in quest’economia liquida è quella di aver paura e farsela addosso. Sì, così davvero tutto scorre. Tra le nostre e le vostre gambe. Forse un giorno ce la faremo tutti sotto dal ridere.