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La morta


Perché fino ad oggi sei vissuto nel mondo degli oggetti. Pensi che le persone siano oggetti che possano essere collezionati e che durino in eterno come i soldatini che abbiamo tutti nelle nostre soffitte. La natura invece è effimera: muore, cambia, si trasforma. E’ un eterno flusso e non è mai uguale a se stesso. La società moderna invece ti ha voluto a tutti i costi inculcare nella mente che un oggetto e addirittura una persona possa essere qualcosa che duri al di là del tempo, come una statua o un Dio, o semplicemente un oggetto qualunque.

Nulla è per sempre, tutto cambia, tutto si trasforma, a tutto bisogna adattarsi perché è nella natura che siamo stati forgiati e non nell’acciaio.

Novembre 2/16


Non mi abituerò mai alla solitudine. Non ci si abitua mai a stare soli neanche dopo essere morti e volati via. Ma la verità è che tu hai aperto le ali e ti sei spostata su altre colline anche dopo che ti ho dato la vita intera, sei stata l’angelo traditore eppur sempre l’angelo che ho amato finché sono vissuto ma da un angelo dai capelli corvini e dalla bocca di ciliegia è lecito aspettarsi il tradimento. E’ proprio così: noi uomini, in particolare io, siamo troppo sentimentali rispetto all’ingenuità e alla praticità che è tutta femminile. Tu hai “una specie di freddezza calda, un distacco che risucchia come le falene con la luce della lampada”. E anche se adesso sono luce continuo ad essere risucchiato dal tuo vortice oscuro e tremendo. Ogni volta è l’amore è una maledizione da curare e non credo in nessuna forma di esorcismo se non quello del tempo e delle molecole di dopamina nel cervello che ritrovino il loro giusto equilibrio di cellule depresse. Tu hai accesso quelle molecole con un tuo sguardo ed un tuo sorriso e le hai fatte splendere per quasi un anno intero. Adesso, mentre sono andato già altrove, si spegneranno piano, lentamente, con l’avvicinarsi del tuo Natale terrestre come le luminarie all’interno di un’anima. Ogni angelo come te mi ha lasciato immense cicatrici e ombre dentro, sento il freddo che mi corrode anche senza più il corpo. Ogni angelo come te che ho conosciuto mi ha lasciato senza ali, disincantato, stremato al suolo di un’altra terra lontana. Perché io amo sempre troppo e non posso farne a meno. Perché io sono così folle che amo fino a morire. Perché il mio amore è forte come la morte. Il dolore è tutto quello che resta quando non c’è l’amore.

Lettere dall’al di là


T’ho incontrata al pub dei morti ieri. Sei particolarmente splendida vista dalla mia prospettiva, da questa intendo. Qui dove tutto è oscurità risplendi ancora di più di quando io ero lì sotto il cielo con te. Adesso sei davvero la mia stella. Ho proposto al Diavolo di farmi tornare ogni tanto, voglio stringere un patto, essere eterno con te. In un attimo. Sei tu il diavolo che splendi come un angelo? Allora ho subito pensato a cosa ti avrei scritto di nuovo. Te la mando da quaggiù che fa ancora caldo ma le mie mani sono fredde (il cuore è bollente nonostante tutto). E’ così che si ama fino alla morte? Ma io sono un fantasma, riesco ad avvertirti e ti ho percepita esattamente come se fossi viva. Sono entrato dunque in quel sogno, dentro un pub dove si leggevano libri. Sei bella come l’arte è quello che ho pensato. Voglio tornare dentro di te. Ancora e ancora.

Ho pensato che se tu fossi mia ti custodirei come una reliquia perché sei come la porcellana bianca ed avrei paura di romperti o spezzarti s emi avvicinassi a te.
Sei di una bellezza non convenzionale, i tuoi lineamenti sono tratti creati da un’artista, sei bella ma bella come l’arte, sei un capolavoro che risalta e rinsalda, una bambola che splende luminosa in mezzo ad un mare di altri pupazzetti sbiaditi.

Prendimi la mano e accompagnami, ti prendo per un fianco abbracciandoti, camminiamo assieme silenziosi sotto il cielo buio di una notte. Sento che c’è una distanza tra noi che ci separa e non ci colma e non capisco mai di cosa sia fatta questa distanza. Forse è un vuoto da riempire ma ancora non so bene con che cosa. Forse è un vaso da colmare, un seme da piantare per far nascere la primavera che è nascosta dentro te. La tua bocca è il fiore, i tuoi capelli rami rampicanti che circondano il fiore. Ma tu, tu cosa sei davvero?

L’antidoto


Tu non sei i tuoi pensieri e né tanto meno i tuoi giudizi. Tu non sei tu, non sei il tuo Ego, non sei il tuo io. Puoi osservare i tuoi pensieri come uno spettatore mentre attraversano il loro flusso come dei fotogrammi. Sei qualcosa di più profondo, semplicemente potresti anche non esistere ed essere soltanto un groviglio di percezioni e sentimenti mescolate tra loro.
La percezione o la sensazione è il settimo senso che ognuno di noi possiede.
Potresti essere la razza umana intera o il niente ma non sei il tuo flusso di pensieri, quel qualcosa che più si avvicina al tuo essere è quella sensazione di distacco e meraviglia che provi guardando uno splendido tramonto (sensazione e distacco comune a tutti gli esseri umani) o qualche altra immensa bellezza naturale. Il pensare “accade” al di fuori di te, è qualcosa di altro da te, lo puoi osservare, sentire da lontano, guardarlo come se fosse un film estraneo a te. Non sei il tuo pensiero.
Non ci può essere un “io” senza che ci sia anche “tutto il resto”. Pensare che si possa essere completamente isolati dal resto del mondo, dall’universo, da ciò che circonda, è completamente privo di senso. Noi non potremmo esistere senza confermare anche l’esistenza di ciò che ruota intorno a noi.
Siamo un tutt’uno, siamo il nostro “io”, noi stessi siamo l’universo intero e allo stesso tempo l’universo intero è noi.
Non potresti mai esistere come entità se non esistessero anche tutti gli oggetti fisici della realtà che sono intorno a noi.
Per ogni esteriore c’è un interiore e per ogni interiore c’è un esteriore e sebbene siano differenti vanno continuamente insieme. I confini tra noi e il resto dell’universo dunque non esistono, sono solo immaginari e vengono creati dalla nostra mente che si vuole adeguare alle leggi e all’etica morale. Nonostante il fatto che “tu” e “ogni altra cosa che esiste” siete intrinsecamente interconnessi non vuol dire necessariamente che esisti.
Esistiamo e non esistiamo allo stesso tempo, è un po’ come la realtà virtuale: finché è acceso il dispositivo abbiamo la realtà virtuale quando lo spegniamo essa non esiste più. Però nessuno può “spegnere” l’universo quindi siamo una costante virtuale-reale.
Il “sé stesso” si può interpretare come una sorta di finzione cinematografica, di recitazione dell’io nel mondo che ci circonda.
Il tempo è solo un’illusione. Non esiste un passato o un futuro viviamo solo un eterno presente ed è quindi inutile preoccuparsi. Viviamo sempre e solo un infinito “adesso” e tutti gli altri “tempi” sono costruzioni mentali che non esistono. Nulla è statico e fermo e tutto cambia in continuazione in questo eterno presente. Il dolore dell’uomo proviene dal fatto che egli fa di tutto pur di fuggire da questo presente, rifugiandosi in un passato o in un futuro che semplicemente non esistono. L’eterno presente è anche un eterno ritorno poiché ogni piccola azione che compiamo, ogni piccolo fatto, verrà ripetuto all’infinito. L’universo è un ciclo pieno di caos e non vi è nulla di cui preoccuparsi, basta mescolarsi col caos e farsi trasportare dal flusso. La primavera ce ne rende partecipi più di ogni altra stagione.

Non sai (più) cosa vuoi dalla vita


Non sai più cosa vuoi dalla vita
ma dalla vita non puoi avere nulla
forse è il nulla che ti manca
la morte è già qualcosa
non è detto debba togliere
magari mette
mette zizzania tra la vita e la morte
il bello è quello che succede
tra la vita e la morte
cosa accade?
Dovrebbe accadere l’amore
l’illusione perfetta
fetta a fetta, un cuore di panna e una capanna
l’illusione della torta
la torta di mele anche se
non c’è più il tempo delle mele
ci sono torte con le percentuali

50% di cioccolato

50% di crema

E scivola via tutto sulla lingua
Assapora tra la vita e la morte
Altrimenti non c’è gusto
Quando non sai più cosa vuoi dalla vita
Interrogala, chiedile cosa lei vuole da te
Chiedile cosa vuole da una foglia di thè
Leggi gli oroscopi
Consulta i tarocchi, consulta
Consulta i miei occhi e lascia che ti mostri nei miei occhi
Lascia che ti mostri il mondo nei miei occhi.
Mostri. Vedo solo mostri a volte. Che razza umana siete?
Ecco, si siede. Riflette come allo stagno. Si specchia, si tuffa.
Come un pesce scorre via.