Il becchino, parte seconda


Il becchino è proprio un cascamorto. Gira in città con la faccia da pesce lesso, sempre un po’ stanco, sempre un po’ mezzo morto. Il fine settimana è la sua gloria, si risveglia al mattino con la luce negli occhi, quella che si vede in fondo al tunnel prima di morire. Quando è su di giri non vede stelle o uccellini che gli svolazzano intorno ma vede croci e lapidi che gli girano in tondo davanti agli occhi, croci che poi si trasformano in banconote verdi che brillano. Il becchino sa benissimo come ammazzare il tempo e cerca di farlo in continuazione in modo che poi possa fargli anche il funerale. La notte per lui è magica. E’ in quel momento che si trasforma. Un vero e proprio cascamorto, ogni donna diventa una preda e nessuna di esse ha paura della sua mano morta, nessuna, perché sanno che se la mano è morta è vivo il portafogli e il conto in banca. Non ci sono tempi morti sulla sua auto costata fior fiori di crisantemi gialli, il tempo si ferma, i semafori non si accendono più col rosso. Eccolo, si sfrega le mani e non lo fa per accendere un fuoco fatuo, o magari a volte ne vien fuori uno. Si sfrega le mani e si sfrega anche la mano morta su una banconota da cento. Sì, non c’è nessun dubbio, il becchino è un vero cascamorto.

Lorena come un fiume


Lorena correva con la testa dritta e le mani tese in basso,

io dissi a lei di darmi una mano

Lorena mi dette una mano da tenere per mano

Un passo, due, quattro, camminavamo insieme sulla strada

Con le mani in mano, piuttosto che mano nella mano,

Volevo percorrerle i fianchi con le braccia mie

Lorena che correva più veloce

Su una strada così deturpata,  lei così precoce

Avrei voluto metterle un orecchio sulla pancia

Ascoltare che più sopra era viva

E Lorena correva e inciampava, Lorena andava e non tornava

La tenevo per mano, ma il braccio mi strappava

La pelle si spezzava mentre Lorena si buttava via

Rimase sull’erba a lungo da poterla osservare

Entrare nei suoi occhi chiusi per scoprire i sogni suoi

Di quand’era ancora viva e camminavamo mano nella mano

Lorena era andata via, mi era sfuggita di mano

Cercavo i desideri suoi che aveva sparso su quell’erba

C’era di tutto su quel prato che brillava

La sua bocca semi aperta, le labbra ancora così calde

Lorena era andata via

E mai più sarebbe tornata mia.

Con un po’ di fiato corto le dissi addio.

La sua bocca era ancora calda e rossa.

Lorena era trascorsa come un fiume,

lungo il mondo la sua vita.

Amore subliminale


Appresi dunque che la vita era una mano tesa che tiene la tua impedendoti di cadere nel baratro dei ricordi, in quel buco scavato da noi stessi per tanti anni dopo aver raggiunto il fondo fangoso e limaccioso dove si riflettevano da lontanissime ancora le stelle che vi producevano ciò nonostante un barlume impossibile da estinguere. Appresi che comunque la vita risiede nella luce di cui facciamo parte e che come insetti impazziti e sperduti nella notte cerchiamo e vi andiamo a sbattere con la testa contro ogni fonte di esse che troviamo. C’è chi la luce la cerca in alto e c’è chi, per dolore o per eccessiva profondità la vuole trovare negli abissi oscuri della propria mente. Ma la propria mente, è proprio essa che ci mente e nessuno sa o saprà mai davvero cos’è una verità. E’ meglio non conoscerla e lasciarsi andare alla corsa sfrenata sulle autostrade senza blocchi del flusso in cui siamo stati immessi con incidenti, incontri e scontri, osservando con uno sguardo calmo e rasserenato il lontano orizzonte che ci si staglia sempre davanti, ben sapendo che il suo fascino sta proprio nel fatto di non poterlo mai raggiungere realmente come meta fisica, ma bensì, come metafisica del nostro ben sperare. Sparire all’orizzonte avviene solo quando decidiamo di non guardarlo più, di non assistere allo spettacolo della luce che cala il nostro sipario o come la mattina lo rialza e ci rende vivi.

Era una mano fatta di luce, era pelle vera che rifletteva il sole, ma era candida come la neve. Tutto questo a dirmi che nulla vi è di ben preciso e destinato nella vita ma che tutto può travolgersi da un momento all’altro tramite un semplice gesto. Quella mano che si posò sulla mia fronte mi fece tornare in vita e non ci fu bisogno di nessun miracolo.

Mani. Dita. Il mio polso che ricominciò a battere come le ali di una farfalla e là dove un cuore batte dall’altra parte dell’universo può esserci una musica che allo stesso tempo ci chiama allo stesso ritmo per continuare a danzare.

E’ un amore subliminale. C’è in me, non lo sento ma agisce ogni secondo. E’ l’amore per quella pelle che mi ha salvato la pelle. Siamo fatti della stessa carne. […]