Lettere dall’al di là


T’ho incontrata al pub dei morti ieri. Sei particolarmente splendida vista dalla mia prospettiva, da questa intendo. Qui dove tutto è oscurità risplendi ancora di più di quando io ero lì sotto il cielo con te. Adesso sei davvero la mia stella. Ho proposto al Diavolo di farmi tornare ogni tanto, voglio stringere un patto, essere eterno con te. In un attimo. Sei tu il diavolo che splendi come un angelo? Allora ho subito pensato a cosa ti avrei scritto di nuovo. Te la mando da quaggiù che fa ancora caldo ma le mie mani sono fredde (il cuore è bollente nonostante tutto). E’ così che si ama fino alla morte? Ma io sono un fantasma, riesco ad avvertirti e ti ho percepita esattamente come se fossi viva. Sono entrato dunque in quel sogno, dentro un pub dove si leggevano libri. Sei bella come l’arte è quello che ho pensato. Voglio tornare dentro di te. Ancora e ancora.

Ho pensato che se tu fossi mia ti custodirei come una reliquia perché sei come la porcellana bianca ed avrei paura di romperti o spezzarti s emi avvicinassi a te.
Sei di una bellezza non convenzionale, i tuoi lineamenti sono tratti creati da un’artista, sei bella ma bella come l’arte, sei un capolavoro che risalta e rinsalda, una bambola che splende luminosa in mezzo ad un mare di altri pupazzetti sbiaditi.

Prendimi la mano e accompagnami, ti prendo per un fianco abbracciandoti, camminiamo assieme silenziosi sotto il cielo buio di una notte. Sento che c’è una distanza tra noi che ci separa e non ci colma e non capisco mai di cosa sia fatta questa distanza. Forse è un vuoto da riempire ma ancora non so bene con che cosa. Forse è un vaso da colmare, un seme da piantare per far nascere la primavera che è nascosta dentro te. La tua bocca è il fiore, i tuoi capelli rami rampicanti che circondano il fiore. Ma tu, tu cosa sei davvero?

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Il Grande Gatsby


Avevo trent’anni. Davanti a me si apriva la strada portentosa, minacciosa, di un nuovo decennio. Erano le sette quando salimmo con lui nel coupé e partimmo per Long Island. Tom parlava senza sosta, esultante e ridente, ma la sua voce era remota per Jordan e per me come il frastuono estraneo sui marciapiedi o il tumulto della ferrovia sopraelevata. La simpatia umana ha i suoi limiti e fummo lieti di lasciare svanire le discussioni tragiche con le luci della città alle spalle. Trent’anni: la promessa di un decennio di solitudine, una lista sempre più rada di scapoli da conoscere, un entusiasmo sempre più vago, sempre più radi capelli. Ma accanto a me c’era Jordan, che a differenza di Daisy era troppo saggia perfino per trasportare da un’epoca all’altra sogni dimenticati. Mentre passavamo sul ponte buio, il suo viso pallido si posò pigro sulla mia spalla e lo scossone formidabile dei trent’anni dileguò sotto la pressione rassicurante della mano di lei.

Questa è l’acqua


Nelle trincee quotidiane della vita da adulti l’ateismo non esiste. Non venerare è impossibile. Tutti venerano qualcosa. L’unica scelta che abbiamo è che cosa venerare.[…] Se venerate il denaro e le cose, se è a loro che attribuite il vero significato della vita non vi basteranno mai. Venerate il vostro corpo, la vostra bellezza, la vostra carica erotica e vi sentirete sempre brutti e quando compariranno i primi segni del tempo e dell’età, morirete un milione di volte prima che vi sotterrino in via definitiva. […] Venerate il potere e finirete col sentirvi deboli e spaventati e vi servirà sempre più potere sugli altri per tenere a bada la paura. Venerate l’intelletto, spacciatevi per persone in gamba e finirete col sentirvi stupidi, impostori, sempre sul punto di essere smascherati.

Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a vedere col sesso, ogni santo giorno, questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare. L’alternativa è l’inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo: essere continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito.

Il valore reale e corretto della vostra cultura umanistica dovrebbe essere proprio questo: impedirvi di trascorrere la vostra comoda, agiata, rispettabile vita da adulti come morti, inconsapevoli schiavi della vostra testa e della vostra naturale modalità predefinita, che vi impone una solitudine unica, completa e imperiale giorno dopo giorno.

David Foster Wallace

Gli Uomini Vuoti, Dan Simmons


Gli Uomini Vuoti, Dan Simmons

Il protagonista è un telepate che percepisce il brusio delle altre menti, e che dopo la morte di sua moglie, anch’essa una telepate che da quando si erano conosciuti aveva attenuato il suo dolore, cade in una profonda crisi dalla quale uscirà grazie a quella che è l’idea centrale del romanzo.

Infatti riuscirà a riunirsi a sua moglie in un modo veramente insolito: le loro menti nel finale si ritrovano a vivere virtualmente nella mente di un ragazzo in stato di coma:

“…Esistiamo tutt’e due come una coppia di personalità ologrammatiche scarabocchiate nella mente di questo ragazzo…Noi siamo veri perchè la nostra struttura olografica è intatta, ma tutto il resto è un artificio che Robby ammette…” “Da come lo dici, sembra che parli di Dio” “Jerry…in un certo senso lui è Dio. Almeno per noi.”

Dan Simmons