Anja e Lilith


Io ti auguro qualcosa di simile al tramonto che seppur lontano e non cambiando mai agli occhi di chi non coglie i particolari riesce a stupirti sempre perché la luce ha infinite direzioni diverse che colpisco il cuore nei tuoi occhi.

Io mi auguro la tua pelle, fatta di acciaio e perla, scendere sotto la mia bocca.

Dovrei tornare con i piedi per terra, non posso per sempre volare come un angelo cercando raggiungere la dea Anja. La dea dell’ingiustizia e della disobbedienza. La dea che sconfigge gli uomini con lo sguardo e ne prende lo scettro e colei che è allo stesso tempo la più buona di tutte le donne dell’umanità.

Anja che ha tradito anche Eva e Adamo insieme, fuggendo prima di loro, non volendo essere posseduta e sottomessa, Anja vuole solo il piacere e la gioia, ad Anja non interessa la sofferenza stupida umana.

Anja, che volò via quando si accorse che Adamo la voleva possedere per sempre, e che andò via quando vide che Eva voleva possedere Adamo. Anja è la dea libera, la vera libertà perduta colei che avrebbe ucciso il serpente. Colei che ci avrebbe tutti salvati.

Anja è Lilith. Lilith è la reincarnazione della libertà, della diversità e della disobbedienza all’uomo, disobbedirgli per renderlo libero, ma lui non volle la libertà, volle il legame, il legame distruttivo con Eva.

Rivoluzione


Inizia a perdonarti e ad avere torto, inizia ad occuparti di te, comincia ad esplorare il Io grande, l’universo che ti si para davanti e se lo farai accadrà una cosa abbastanza pericolosa per tutti: la tua dimensione spirituale – come la chiamano di solito – smette di essere un’attività per il tempo libero (puoi chiamarla anche creatività), come tanta brava gente crede che sia, e diventa un atto rivoluzionario, di disobbedienza civile, di disobbedienza alla tua civiltà attuale, che altro non è che la “specie madre”
Per conto tuo, cominci a considerare da un altro punto di vista tutte le tue connessioni con quella civiltà. Cioè tutti gli impegni, coscienti e non coscienti, che hai preso finora per vivere lì senza avere troppi problemi né con l’autorità, né con la maggioranza delle persone. Prima le subivi quelle connessioni (o addirittura ti sembravano tuoi diritti e tuoi doveri); adesso ti prepari a disporre di un diverso tipo di libertà. La conseguenza immediata è un crollo rapido di certezze di carattere sociale. 
Ti accorgi, per esempio, che l’Italia è uno dei tanti allevamenti di esseri umani che si chiamano “Stati” e allora vedi che Stato è veramente e soltanto un participio passato del verbo “essere”, e che significa “qualcosa che c’è stato, che c’era prima di te”. Perdonati dunque di esserci cascato fino ad ora, e per essere rimasto indietro a te stesso, in nome di questa superstizione, di questo fantasma chiamato Stato e poi vai avanti libero

Questa è l’acqua


Nelle trincee quotidiane della vita da adulti l’ateismo non esiste. Non venerare è impossibile. Tutti venerano qualcosa. L’unica scelta che abbiamo è che cosa venerare.[…] Se venerate il denaro e le cose, se è a loro che attribuite il vero significato della vita non vi basteranno mai. Venerate il vostro corpo, la vostra bellezza, la vostra carica erotica e vi sentirete sempre brutti e quando compariranno i primi segni del tempo e dell’età, morirete un milione di volte prima che vi sotterrino in via definitiva. […] Venerate il potere e finirete col sentirvi deboli e spaventati e vi servirà sempre più potere sugli altri per tenere a bada la paura. Venerate l’intelletto, spacciatevi per persone in gamba e finirete col sentirvi stupidi, impostori, sempre sul punto di essere smascherati.

Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a vedere col sesso, ogni santo giorno, questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare. L’alternativa è l’inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo: essere continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito.

Il valore reale e corretto della vostra cultura umanistica dovrebbe essere proprio questo: impedirvi di trascorrere la vostra comoda, agiata, rispettabile vita da adulti come morti, inconsapevoli schiavi della vostra testa e della vostra naturale modalità predefinita, che vi impone una solitudine unica, completa e imperiale giorno dopo giorno.

David Foster Wallace

Parole sparse nei campi per coltivare pensieri


La realtà è solo un prodotto dato dalla mancanza di fantasia. Il reale è ciò che ci appare all’interno di noi stessi. Adesso spesso qualcuno ha desiderio di voler fuggire il reale per appropriarsi delle proprie ali, delle irreali quote da raggiungere volando ad altezze più o meno vertiginose, più o meno pericolose, più o meno voraginose. Chi s’innalza troppo in queste alture rischia una caduta direttamente proporzionale al livello della forza delle proprie ali irreali. Cadere da un altissimo castello in aria è pericolosissimo per la salute. Se sei la principessa cerca di cadere da quel castello creando una treccia di contatto con i tuoi capelli verso il basso, e anche verso il proprio basso ventre per un contatto di carne e pelle con la realtà. Colui che si crede principe dovrà dismettere la coroncina e rischiare il salto nel vuoto verso il basso, completamente nudo, senza nessun indumento che possa coprirlo.  All’uomo piace volare di fantasia, di appollaiarsi sulle peripezie e le peripatetiche, sulle ali della libertà, perché la libertà è l’unico concetto che vola ed è per questo irraggiungibile. La libertà è l’unica parola con le ali (un po’ come gli assorbenti per le donne), ma l’uomo non ne è munito, l’uomo è munito solo di munizioni e spesso spara a salve, a persone che erano già salve dalla morte o a persone che forse stavano solo salutando. Salve. L’uomo dunque non sa cosa sia la libertà perché non è mai riuscita a raggiungerla o ad acchiapparla. Ma quale libertà si potrebbe far prendere? Nessuna, sarebbe un contro senso perché significherebbe che la libertà non è libera neanch’essa. Da ciò verrebbe spontaneo argomentare che la libertà in sé per sé è un concetto vago e che soprattutto vaga, come fanno le nuvole timide e tiepide nei cieli azzurri di primavera senza creare scompiglio al sole. La libertà è però come il sole. Un elemento unico e assoluto, ma perché no, anche assolato, splendente, che brilla di luce propria. Un uomo è libero dunque quando riesce a brillare di luce propria senza vivere riflettendo quella di altri o di altre. E come la felicità anche la libertà non può essere mai costante, ma costa fatica e sacrificio. Ho deciso come conquistare la libertà. Forse basterebbe anche solo ammaliarla o affascinarla, proponendole di uscire con me un giorno e accompagnarmi laddove non costa nulla. Una bazzecola. Te la do io la libertà. Ti accompagno io in un’isola deserta, in un’isola diversa, andiamo in Costa Rica. Io e la libertà che facciamo l’amore su una spiaggia deserta. Due essere mitologici che si riproducono. Cosa nascerà dal rapporto di un uomo che brilla con la propria libertà? Di sicuro una fanciulla dalla rarissima bellezza. Essa verrà chiamata Felicità e sarà la nuova donna del nuovo mondo.

La speranza seduttrice


Chi di speranza vive disperato muore. La vita non ha tempo per essere sperata, tanto meno per essere sparata da qualcuno magari per abbreviarla ai minimi termini, o ai minimi terminali di attrezzature mediche. La speranza non è altro che la falsa credenza che ci si crea quando la nostra vita inizia ad apparirci insopportabile, non sopportando questa vita iniziamo a disperare per un’altra che ci sia dopo la nostra morte e non facciamo nulla per migliorare quella presente. E’ questo il desiderio di chi vive sperando: l’attesa disperata che dopo la morte ci possa essere una vita riparatrice e migliore, una scusa per non vivere la propria vita del presente e lasciarsi andare ad una lenta e marcescente degradazione della propria persona, attraversando l’ozio ascetico della preghiera fino a giungere alla morte.
Dopo la morte non c’è nessuna vita migliore. Speriamo che. Speriamo. Dice la gente senza sapere a cosa spera. E’ ad una nuova vita che si spera e a null’altro. Ad una vita che dopo la morte ci gratifichi di più di questa. E’ per questo che alcune persone sono disperate. Non riuscendo a capacitarsi del fatto che la loro vita è quella che stanno vivendo e capendo che di altre migliori non ne possono avere iniziano a sperare. Quando il loro dolore, procurato da loro stessi nel circolo della speranza, diventa ancora più acuto essi divengono disperati, ed il passo dalla disperazione alla morte è brevissimo.
Non vivete mai sperando di nulla. Rischiereste la disperazione e poi una morte invereconda. La speranza è come un anello che ci stringe su se stesso fino a sgretolarci. Davvero esistono le catene che ci tengono in prigione e come fantasmi nelle nostre notti vorremmo davvero liberarcene. Al mattino però continuiamo a tenercele, perché così sembra che sia giusto per coloro a cui ci siamo dati come schiavi. Perché è così che vi vogliono far credere.
La speranza non è altro che un’altra forma di fede. Fa vivere l’inferno in questa vita perché si crede che ci sia un paradiso dopo.