Lettere dall’al di là


T’ho incontrata al pub dei morti ieri. Sei particolarmente splendida vista dalla mia prospettiva, da questa intendo. Qui dove tutto è oscurità risplendi ancora di più di quando io ero lì sotto il cielo con te. Adesso sei davvero la mia stella. Ho proposto al Diavolo di farmi tornare ogni tanto, voglio stringere un patto, essere eterno con te. In un attimo. Sei tu il diavolo che splendi come un angelo? Allora ho subito pensato a cosa ti avrei scritto di nuovo. Te la mando da quaggiù che fa ancora caldo ma le mie mani sono fredde (il cuore è bollente nonostante tutto). E’ così che si ama fino alla morte? Ma io sono un fantasma, riesco ad avvertirti e ti ho percepita esattamente come se fossi viva. Sono entrato dunque in quel sogno, dentro un pub dove si leggevano libri. Sei bella come l’arte è quello che ho pensato. Voglio tornare dentro di te. Ancora e ancora.

Ho pensato che se tu fossi mia ti custodirei come una reliquia perché sei come la porcellana bianca ed avrei paura di romperti o spezzarti s emi avvicinassi a te.
Sei di una bellezza non convenzionale, i tuoi lineamenti sono tratti creati da un’artista, sei bella ma bella come l’arte, sei un capolavoro che risalta e rinsalda, una bambola che splende luminosa in mezzo ad un mare di altri pupazzetti sbiaditi.

Prendimi la mano e accompagnami, ti prendo per un fianco abbracciandoti, camminiamo assieme silenziosi sotto il cielo buio di una notte. Sento che c’è una distanza tra noi che ci separa e non ci colma e non capisco mai di cosa sia fatta questa distanza. Forse è un vuoto da riempire ma ancora non so bene con che cosa. Forse è un vaso da colmare, un seme da piantare per far nascere la primavera che è nascosta dentro te. La tua bocca è il fiore, i tuoi capelli rami rampicanti che circondano il fiore. Ma tu, tu cosa sei davvero?

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Stranieri


Mi stavo convincendo sempre di più che lei non mi amasse in nessuno modo, che le fossi diventato addirittura indifferente. La verità è che invece ero io a non sentire più nulla per lei e spostavo questa mio dolore verso lei come se fosse il mio specchio. E’ così che finiscono gli amori: quando inizi a specchiare tutto il tuo dolore verso l’altro pensando che sia l’altro che stia riversando il dolore verso di te.
Non bisogna mai essere lo specchio di nessuno anche perché molti lo dicono, nello specchio compaiono tutti i diavoli che teniamo nascosti all’interno del nostro animo. Fu così che iniziò un periodo di distacco e freddezza. Di delicata indifferenza. Di sottile ma profonda sofferenza. Da amante divenni amico, da amico sono divenuto un perfetto sconosciuto. Adesso siamo due estranei che si scrivono senza sapere più il perché.

Occhi che hanno paura di guardare


Non ho la forza di aprire bocca quando i miei occhi incrociano i suoi e succede sempre che mentre io provo a guardarle l’anima lei volge lo sguardo verso il basso come ad indicare la direzione verso l’inferno. Cosa c’è di più intimo di uno sguardo contraccambiato? Quando forse manca il sorriso e le parole solo uno passaggio diretto tra occhi diversi diventa qualcosa di osceno e pericoloso, è il sorriso che può cambiare le regole del gioco in una circostanza come questa e poi delle parole, anche banali, stupide, che facciano ridere solo i muri. La donna capisce tutte le intenzioni solo con uno sguardo, chissà quanti ne evita ogni giorno, quanti altri ne accoglie perché sa che sono innocui che non le ruberanno l’anima e la libertà che vuole preservare soltanto ad una persona che un giorno riterrà particolare.

La forza degli incontri è nel loro misterioso linguaggio nascosto, ancora nessuno l’ha decifrato, codificato, capito. Forse sono solo battiti aumentati del cuore, ormoni che fluiscono più copiosamente nei nostri corpi, strani incontri di luce e ombre che si uniscono a formare colori che ci rendono prima felici e poi innamorati. Sì perché per innamorarsi bisogna prima essere felici, soltanto dopo possiamo innamorarci e può bastare un istante, degli occhi che non guardano più in basso perché hanno colto nei tuoi la gioia del mondo e non vedono l’ora di parteciparvi anch’essi.

Gioite di ciò che non avete perché lo potrete avere presto e gioite di ciò che avete poiché potrebbe farvi avere ciò che non avete. Ma non fatevi possedere. Quegli occhi sono meravigliosi come diamanti, ma non sono oggetti. Sono lo specchio di ciò che vorreste essere in quel momento, sono il vostro filtro con il mondo attraverso i vostri sogni, il filtro tra la realtà e i sogni sono quegli occhi di cui vi innamorate.

Lo sai quando è cotto un pollo?


Così ho imparato a cucinare sapendo che l’amore soltanto vuole e che nulla dà mai in cambio se non cambiali sulla vita, la casa, il mutuo, gli affitti da pagare e soprattutto sugli afflitti, quelli come me che tu hai lasciato senza penne, completamente spennati, senza un soldo, uccelli che prima volavano in alto lungo le distese di cieli sconfinati mentre più tardi si ritrovano in rovi e poi, come adesso, squattrinati per aver dato tutto a te che non dai mai nulla indietro. Ho messo un pollo nel forno tesoro, sarà pronto al più presto possibile, quando tornerai a casa a prelevare ciò che hai riposto in me: il conto in banca, i liquidi (non corporei), il contante e cioè quello che conta davvero nella vita di coppia, una coppia di coglioni ma il primo sono soprattutto io che  a te do tutto e non mi chiami mai amore ma sempre in qualche altro modo. E sai quando saprò che il pollo è pronto nel forno per essere finalmente mangiato per cena? Quando smetterà di urlare. Tu che neanche ridi mai, oppure che hai un riso amaro, mi guardi sempre con quell’aria di serietà, con quegli occhi vuoti e umidi, un po’ fuori dalle orbite, e con quel pennacchio che ti sei fatta fare dal parrucchiere. Una gallina amore mio. Sei proprio una gallina ed io il tuo pollo. So che quel giorno non sarei mai dovuto andare in un’agenzia matrimoniale per cercare un’amicizia o degli incontri tra single, quel giorno è stato il giorno in cui la mia vita è cambiata, quando ti ho incontrata, la mia vita è cambiata, ma non in meglio né in peggio, in qualcosa di molto simile alle azioni che gioco in borsa. Alti e bassi, su e giù, sempre più su e sempre più giù, apici e tuffi negli abissi più profondi delle nostre stesse azioni.
Una cosa sola non è cambiata nella nostra vita e invece sembra migliorata, direi addirittura gonfiata: la tua borsa.
Tesoro, forse è il caso di rivedere il nostro concetto d’amore. Tesoro forse è il caso di ricontrollare le nostre spese. Tesoro? Forse finalmente ho capito perché ti chiamo “tesoro”. Lo hai capito anche tu?