L’illusione al potere


In qualche modo sono ancora vivo.

Sopravvivo.

Forse sono addirittura diventato un divo e nessuno me lo ha mai comunicato. Vivo alla giornata, dopo di ché nella notte muoio. Letteralmente. Mi stendo in posizione orizzontale alle nove e su quella specie di feretro a trenta centimetri da terra si spengono pensieri e idee. Mi rivolto. Mi rivolto come se fossi nella mia tomba durante la notte. I miei sogni non mi fanno mai abbastanza compagnia: sono sempre incubi che invadono la proprietà privata della mia immaginazione dove l’erba è arrivata a crescere fino al cielo e ci sarebbe bisogno di una bella potatura. Ma penso sempre che l’erba del vicino sia sempre più verde. Lo pensiamo tutti. Che stupidi. Sono convinto che l’illusione debba sostituire l’immaginazione al potere. L’immaginazione non basta più e non sa creare neanche regole abbastanza ferree da essere seguite dai più disperati detrattori dei sogni. Ci vuole l’Illusione. Con essa si è capaci di estendere i propri sogni ad un livello indefinito capace di abbattere ogni forma di realtà, al di là di ogni realtà. Perché sappiatelo, a conoscere troppo la realtà può venire un attacco di cuore in età giovanile, oppure un cancro o un tumore. Evitate la realtà a tutti i costi, spendeteci un attimo della vostra illusione. Illudetevi che l’amore esista. Illudetevi che sia possibile un paradiso terrestre o se avete più fantasia anche uno extra-terrestre. Illudetevi.
Siete dei poveri illusi. Ma forse per questo siete anche dei forti illesi dalle guerre che ci costringono a combattere ogni giorno su questo mondo. Io non ci riesco: vedo la realtà per quella che è. Forse sono depresso. Vedo le cose per quello che sono. Così da morire ogni giorno. Illudetemi vi supplico, illudetemi che tutto possa essere possibile, illudetemi che esista davvero l’amore, la gioia, la felicità, qualcosa per cui valga la pena vivere. Voglio illudermi talmente tanto da diventare un illusionista.

Sono pronto.

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L’illusione al potere


In qualche modo sono ancora vivo.

Sopravvivo.

Forse sono addirittura diventato un divo e nessuno me lo ha mai comunicato. Vivo alla giornata, dopo di ché nella notte muoio. Letteralmente. Mi stendo in posizione orizzontale alle nove e su quella specie di feretro a trenta centimetri da terra si spengono pensieri e idee. Mi rivolto. Mi rivolto come se fossi nella mia tomba durante la notte. I miei sogni non mi fanno mai abbastanza compagnia: sono sempre incubi che invadono la proprietà privata della mia immaginazione dove l’erba è arrivata a crescere fino al cielo e ci sarebbe bisogno di una bella potatura. Ma penso sempre che l’erba del vicino sia sempre più verde. Lo pensiamo tutti. Che stupidi. Sono convinto che l’illusione debba sostituire l’immaginazione al potere. L’immaginazione non basta più e non sa creare neanche regole abbastanza ferree da essere seguite dai più disperati detrattori dei sogni. Ci vuole l’Illusione. Con essa si è capaci di estendere i propri sogni ad un livello indefinito capace di abbattere ogni forma di realtà, al di là di ogni realtà. Perché sappiatelo, a conoscere troppo la realtà può venire un attacco di cuore in età giovanile, oppure un cancro o un tumore. Evitate la realtà a tutti i costi, spendeteci un attimo della vostra illusione. Illudetevi che l’amore esista. Illudetevi che sia possibile un paradiso terrestre o se avete più fantasia anche uno extra-terrestre. Illudetevi.
Siete dei poveri illusi. Ma forse per questo siete anche dei forti illesi dalle guerre che ci costringono a combattere ogni giorno su questo mondo. Io non ci riesco: vedo la realtà per quella che è. Forse sono depresso. Vedo le cose per quello che sono. Così da morire ogni giorno. Illudetemi vi supplico, illudetemi che tutto possa essere possibile, illudetemi che esista davvero l’amore, la gioia, la felicità, qualcosa per cui valga la pena vivere. Voglio illudermi talmente tanto da diventare un illusionista.

Sono pronto.

L’antidoto


Tu non sei i tuoi pensieri e né tanto meno i tuoi giudizi. Tu non sei tu, non sei il tuo Ego, non sei il tuo io. Puoi osservare i tuoi pensieri come uno spettatore mentre attraversano il loro flusso come dei fotogrammi. Sei qualcosa di più profondo, semplicemente potresti anche non esistere ed essere soltanto un groviglio di percezioni e sentimenti mescolate tra loro.
La percezione o la sensazione è il settimo senso che ognuno di noi possiede.
Potresti essere la razza umana intera o il niente ma non sei il tuo flusso di pensieri, quel qualcosa che più si avvicina al tuo essere è quella sensazione di distacco e meraviglia che provi guardando uno splendido tramonto (sensazione e distacco comune a tutti gli esseri umani) o qualche altra immensa bellezza naturale. Il pensare “accade” al di fuori di te, è qualcosa di altro da te, lo puoi osservare, sentire da lontano, guardarlo come se fosse un film estraneo a te. Non sei il tuo pensiero.
Non ci può essere un “io” senza che ci sia anche “tutto il resto”. Pensare che si possa essere completamente isolati dal resto del mondo, dall’universo, da ciò che circonda, è completamente privo di senso. Noi non potremmo esistere senza confermare anche l’esistenza di ciò che ruota intorno a noi.
Siamo un tutt’uno, siamo il nostro “io”, noi stessi siamo l’universo intero e allo stesso tempo l’universo intero è noi.
Non potresti mai esistere come entità se non esistessero anche tutti gli oggetti fisici della realtà che sono intorno a noi.
Per ogni esteriore c’è un interiore e per ogni interiore c’è un esteriore e sebbene siano differenti vanno continuamente insieme. I confini tra noi e il resto dell’universo dunque non esistono, sono solo immaginari e vengono creati dalla nostra mente che si vuole adeguare alle leggi e all’etica morale. Nonostante il fatto che “tu” e “ogni altra cosa che esiste” siete intrinsecamente interconnessi non vuol dire necessariamente che esisti.
Esistiamo e non esistiamo allo stesso tempo, è un po’ come la realtà virtuale: finché è acceso il dispositivo abbiamo la realtà virtuale quando lo spegniamo essa non esiste più. Però nessuno può “spegnere” l’universo quindi siamo una costante virtuale-reale.
Il “sé stesso” si può interpretare come una sorta di finzione cinematografica, di recitazione dell’io nel mondo che ci circonda.
Il tempo è solo un’illusione. Non esiste un passato o un futuro viviamo solo un eterno presente ed è quindi inutile preoccuparsi. Viviamo sempre e solo un infinito “adesso” e tutti gli altri “tempi” sono costruzioni mentali che non esistono. Nulla è statico e fermo e tutto cambia in continuazione in questo eterno presente. Il dolore dell’uomo proviene dal fatto che egli fa di tutto pur di fuggire da questo presente, rifugiandosi in un passato o in un futuro che semplicemente non esistono. L’eterno presente è anche un eterno ritorno poiché ogni piccola azione che compiamo, ogni piccolo fatto, verrà ripetuto all’infinito. L’universo è un ciclo pieno di caos e non vi è nulla di cui preoccuparsi, basta mescolarsi col caos e farsi trasportare dal flusso. La primavera ce ne rende partecipi più di ogni altra stagione.