Il vento della distruzione


Troppo Corpo e lo Spirito muore… troppo Spirito e il Corpo muore…

C. G. J.

Il vento scompiglia i suoi capelli in una fredda giornata di novembre, il nostro mese in cui ci siamo conosciuti nella giornata dedicata ai morti, lo abbiamo ribattezzato Lovembre, il mese dell’amore. Ma il vento vuole portarmela via e impedire che la possa conoscere fino in fondo, il vento che è lo stesso flusso dell’universo, quello che ci tiene tanto a giocare a dadi, a far accadere le cose per caso, quello che si diverte con lo scompiglio, adesso scompiglia i capelli dorati della mia amata Anja. Questo romanzo non sembra avere una storia, o forse è troppo lunga da raccontare, è una storia vera. Il vento è il sussurro di un dio inesistente, il vuoto urlare di una creatura presente nel cuore di pochi ma che vuole rivivere. Se il vento è la sua voce, ci si viene trasportati come su un letto del fiume che scorre a Rocca fin giù nel mare. E’ il flusso del pensiero che fugge da ogni imperfezione, il flusso dei pensieri giusti nell’ideologia cinese orientale. Quando tutto nella tua mente funziona alla perfezione, senza nessuna preoccupazione e hai il potere di una concentrazione assoluta. Io l’ho provato. Voglio tornare a provarlo. Quando il tuo io si separa da tutti i noi, da tutti i pensieri degli altri che intralciano il cammino verso la felicità. La tristezza sono il pensiero degli altri, Anja, non mi abbandonare, non mi abbandonare. Su quella collina il vento tira forte adesso, sembra che Anja sia posseduta da una strana forza che la sta dirigendo dritta verso il dirupo. Il cagnolino con il vestito rosso che ti ho regalato scivola lentamente lungo il burrone. Un fulmine e poi un tuono apparentemente lontano. Vedo Anja che si inginocchia sul ciglio del burrone sugli altipiani di Rocca. La vedo con l’occhio di un falco e con quello del dio che non esiste. Si piega a tentoni ma resiste.
Il prete nel frattempo lo hanno rinchiuso in un istituto. Ha i polmoni fradici e gliene rimane uno solo. Sembra che quando un paese stia morendo si scateni sempre più spesso un vento forte che porta maleficio e distruzione, no, non è la voce di dio, è la voce della gente che non sopporta di morire. Questo paese è destinato alla fine migliaia di volte e non solo una. Devo trovare il modo di salvare Anja.
I passeri volano via quando il vento tira nei paesi morti, capiscono che devono fuggire prima che la peste colpisca anche loro. Molti uomini, invece, preferiscono restare e impazziscono. Altri semplicemente non riescono a capire perché completamente persi nell’oblio del loro passato. Quando una razza muore, si salvano solo i più forti che hanno , non il coraggio, ma la ragione di andare via. Per non soffrire più.

Distruttivo-maschio / preservativo-donna


Le donne non-profanano la Natura tendono cioè a conservarla, preservarla, riprodurla così come è.
In questo senso la riproduzione (nel senso di far-figli) è solo la punta dell’iceberg di un riprodurre cose sempre uguali (usando il proprio corpo per farne un altro), preservando dai cambiamenti la stessa specie.
In questo ruolo gioca una parte importante la fantasia inconscia femminile di essere esse stesse contenitori di cose da preservare dall’ambiente.
In questo ruolo gioca una parte importante il sentirsi essere donne integrate nella Natura, una specie di pensiero magico per il quale esse stesse sono la Natura, e pertanto non guardano ad essa come cosa da adattare alle proprie esigenze, ma tendono (eventualmente) a fare il contrario. Preservare l’ambiente rende necessario avere sintonia e com-prensione per esso: una visione più larga (e ampiamente “emotiva”) del Mondo.

I maschi, invece, hanno un atteggiamento fallico, penetrativo, modificatore (e perciò-per-forza “distruttivo”). Lo chiamano razionale ma poi così razionale non è.
I maschi della creatura Uomo sono quelli che non si adattano all’ambiente, ma adattano l’ambiente a loro: profanano la Natura e prendono le distanze da sintonia/com-prensione del Mondo, al quale guardano come destinatario/oggetto delle loro manipolazioni. Per potere fare queste cose l’emotività è di troppo: la sola razionalità fa più comodo.
E da questo deriva il differente approccio, maschile e femminile, alle cose, per cui, alla fine, non ci si capisce.
C’è una cosa addirittura incomunicabile tra donne ed uomini: perché un
maschio arma la mano di suo figlio, e lo porta con sé in battaglia contro i nemici che sopraggiungono e una donna sarebbe ben contenta di lasciare ai nemici casa e bestie e raccolto e tutto-quanto, purché il figlio non corra pericoli.
Credo che il fatto sia che una madre preserva e un padre tenta di modificare; fosse pure a costo della vita, un maschio non ci sta ad adattarsi alla Natura, nemmeno se essa è rappresentata dall’orda nemica che invade il “suo” territorio.

Quando si parla di pressanti esigenze di una mutazione antropologica, credo si parli della esigenza di integrare il femminile nel maschile e viceversa. Credo si faccia riferimento a qualcosa che “somiglia” alla necessaria integrazione delle componente inconsce con quelle consce e vicersa, vale a dire (guarda un po’ che “combinazione”) che sarebbe bene integrare ciò che -nella mente dell’Uomo- è la Natura (istintuale/automatica) e ciò che è la Cultura (artefatto/”fallico”/modificatore).

Intervista


La mia più grande paura è la solitudine ma è una paura già collaudata in quanto già sono solo. Mi è difficile trovare una donna che mi accetti per quello che sono. Un tipo stralunato che non dorme la notte e preferisce guardare le stelle ad occhi aperti per farsi tanti castelli in aria e il mattino dopo non capire niente.
Vorrei fuggire in un posto come le Bahamas, lontano da questa città piena di merda, di puttane, drogati e politici corrotti che infestano i marciapiedi tutte le notti per insozzarli con i loro piedi da star, almeno lì le impronte le lascerei sulla spiaggia e forse conoscerei anche qualche bellezza locale, qualche stella marina piuttosto che quelle del cielo.
Così magari potrei mostrare anche la parte migliore di me stesso, ah ah ah! Sì, quel mio profilo sinistro, quello dove si vede anche il neo! Sto scherzando. Mostrerei il modo in cui riesco ad essere dolce e buono, il modo come riesco ad amare le donne a differenza di quei brutti bastardi che le maltrattano e le picchiano. Sì, credo che nessuno saprebbe amare come lo farei io. Ma forse è solo una grossa cazzata.
Perché a volte è il mio lato peggiore che prende forma ed è quella parte di me che resta in silenzio di fronte alle ingiustizie, s’irrigidisce e  s’incazza davanti alla sporcizia di questo mondo. Forse il mio lato peggiore è la barriera del silenzio che mi si contrappone al contatto degli altri, benché alcuni dicano anche che il silenzio è d’oro e che senza non si può ascoltare davvero.
Forse è anche per questo che amo tanto le donne, perché loro riescono a vedere cosa c’è oltre gli occhi di un uomo che parla poco, loro possono prenderti l’anima e buttarla via, oppure prendertela per leggerti dentro, infilarci le mani e toglierti il cuore. Ecco, è che a me piace restare senza cuore nel senso che mi piace darlo, in fondo il mio cuore è esattamente come una puttana e batte sui marciapiedi.
Ed è per questo che la cosa che mi da noia di più adesso è aver perso l’occasione di poter amare ed essere amato da una donna davvero speciale, una donna a cui però forse non piacevano molto i film porno… peccato! Ma un giorno forse andranno alla grande, ah ah ah!
C’è questa ingiustizia che mi perseguita e che perseguita il mondo. C’è sempre, e credo sia tutta colpa dell’uomo stesso. Non sopporto l’ingiustizia ed è in questo che l’uomo è così miserabile, non si rende conto del male che si fa da solo, con le proprie stesse mani. Si strangola e soffoca tra le proprie dita.
Vorrei rinchiudermi nella stanza di un Hotel. E’ lì che ho vissuto i miei momenti migliori, ore agognate di passione e amore, di attese. Più lunga si faceva l’attesa e maggiore era la ricompensa che poi potevo ottenere nel poterla guardare negli occhi e accarezzarla. Erano attimi di amore puro. Con la schiuma del suo cappuccino sulle mie labbra, sorridendo insieme durante la colazione a letto la mattina. Momenti magici che non torneranno.
E poi, uscito da lì, di nuovo al mio fottutissimo lavoro, avrei preferito qualcosa di meglio, qualcosa che potesse rendere felice anche lei. Mi piace indagare dentro le persone, chissà, forse mi sarebbe piaciuto fare il medico o lo psichiatra, per riuscire a leggere tutti dentro, come se fossero libri, storie mute da raccontare impostando i sottotitoli.
Ed è per questo che apprezzo l’onestà, la sincerità. E’ ciò che ci rende veri uomini, le bugie, quelle le dicono soltanto i bambini. Se vogliamo essere veri uomini dovremmo essere sempre onesti, soprattutto con noi stessi. Io non so se sono onesto con me, a volte mi sento illegale. Il mio cuore è illegale perché vuole fuggire da questo Stato, il mio cuore è come una puttana.
Diciamo anche da questo stato di cose. Per ritrovarmi con una donna che sappia essere allo stesso tempo sia dolce che sensuale. Una donna deve saper comunicare con il proprio corpo, deve sapersi muovere. I suoi sguardi e il suo modo di camminare fanno di una donna una vera donna. Gli occhi che sanno parlare a quelli muti di un uomo quando s’incrociano gli sguardi vicendevolmente.
E così ritrovarsi in una casetta, magari in collina o vicino al mare, dove un giorno potrei ritrovarmi con tanti bamboccetti che mi ronzano intorno. Ci giocherei con la mia pistola finta, bang bang! Presi!
E’ solo questo che voglio. E per ottenere i propri sogni bisogna svegliarsi.

Parole sparse nei campi per coltivare pensieri


La realtà è solo un prodotto dato dalla mancanza di fantasia. Il reale è ciò che ci appare all’interno di noi stessi. Adesso spesso qualcuno ha desiderio di voler fuggire il reale per appropriarsi delle proprie ali, delle irreali quote da raggiungere volando ad altezze più o meno vertiginose, più o meno pericolose, più o meno voraginose. Chi s’innalza troppo in queste alture rischia una caduta direttamente proporzionale al livello della forza delle proprie ali irreali. Cadere da un altissimo castello in aria è pericolosissimo per la salute. Se sei la principessa cerca di cadere da quel castello creando una treccia di contatto con i tuoi capelli verso il basso, e anche verso il proprio basso ventre per un contatto di carne e pelle con la realtà. Colui che si crede principe dovrà dismettere la coroncina e rischiare il salto nel vuoto verso il basso, completamente nudo, senza nessun indumento che possa coprirlo.  All’uomo piace volare di fantasia, di appollaiarsi sulle peripezie e le peripatetiche, sulle ali della libertà, perché la libertà è l’unico concetto che vola ed è per questo irraggiungibile. La libertà è l’unica parola con le ali (un po’ come gli assorbenti per le donne), ma l’uomo non ne è munito, l’uomo è munito solo di munizioni e spesso spara a salve, a persone che erano già salve dalla morte o a persone che forse stavano solo salutando. Salve. L’uomo dunque non sa cosa sia la libertà perché non è mai riuscita a raggiungerla o ad acchiapparla. Ma quale libertà si potrebbe far prendere? Nessuna, sarebbe un contro senso perché significherebbe che la libertà non è libera neanch’essa. Da ciò verrebbe spontaneo argomentare che la libertà in sé per sé è un concetto vago e che soprattutto vaga, come fanno le nuvole timide e tiepide nei cieli azzurri di primavera senza creare scompiglio al sole. La libertà è però come il sole. Un elemento unico e assoluto, ma perché no, anche assolato, splendente, che brilla di luce propria. Un uomo è libero dunque quando riesce a brillare di luce propria senza vivere riflettendo quella di altri o di altre. E come la felicità anche la libertà non può essere mai costante, ma costa fatica e sacrificio. Ho deciso come conquistare la libertà. Forse basterebbe anche solo ammaliarla o affascinarla, proponendole di uscire con me un giorno e accompagnarmi laddove non costa nulla. Una bazzecola. Te la do io la libertà. Ti accompagno io in un’isola deserta, in un’isola diversa, andiamo in Costa Rica. Io e la libertà che facciamo l’amore su una spiaggia deserta. Due essere mitologici che si riproducono. Cosa nascerà dal rapporto di un uomo che brilla con la propria libertà? Di sicuro una fanciulla dalla rarissima bellezza. Essa verrà chiamata Felicità e sarà la nuova donna del nuovo mondo.

K di Killer


Notai che lui, con dolcezza ma risoluto, mi schiacciava contro il letto, e sentii la sua voce suadente nell’orecchio, un sussurro ipnotico che mi ripeteva di stare tranquilla, perché non mi avrebbe fatto male. A quel punto avvertii qualcosa di duro che vibrava e mi scivolava lungo la schiena. Una specie di solletico mi saliva per le vertebre. Non sapevo cosa cazzo fosse ma era evidente che non si trattava di una sega elettrica: e così decisi di rilassarmi e di godermela e, dal momento che ero ubriachissima, mi abbandonai con tranquillità e dimenticai tutto quello che non era il mio corpo. Fu una cosa dolce, calda, appiccicosa. Assaporavo in bocca delizie fondenti. Cioccolatini di desiderio fuso a cento gradi. L’aggeggio duro scendeva lungo la mia schiena e indugiava pigramente sulle mie natiche. E all’improvviso qualcosa di duro, durissimo, tanto duro da farmi male, mi s’infilò tra le gambe, ed entrava e usciva come un pistone idraulico. Solo quando l’ebbi tutto dentro realizzai che quell’arnese era un vibratore. Mi piaceva, sì. E mi faceva anche un po’ paura. Che razza di perverso era mai quello che tirava fuori all’improvviso una verga di plastica senza prima chiedermi il permesso o parlarmene? Era l’uomo che avevo sempre sognato. Quello che avrebbe fatto faville con me. Quello che non sembrava chiedere niente in cambio. Poteva anche essere l’ultimo. In ogni modo, se ero arrivata fin lì, non potevo più tirarmi indietro. E così mi concentrai sull’arnese che mi vibrava tra le gambe e cercai di convincermi che quell’attrezzo meccanico mi avrebbe fatta venire nel giro di tre minuti. Lo sentivo entrare e uscire, all’inizio  faticosamente, quindi sempre più dolcemente mentre io mi lubrificavo, e alla fine con la forza di una tempesta, sempre più potente, e profondo. A un certo punto lui tirò fuori il vibratore e lo sostituì con il suo membro, e io avvertii perfettamente la differenza tra i due stantuffi, perché il secondo era più dolce e flessibile, e non mi faceva male, e supplicai, non so bene chi, per favore, che non fosse di quelli che vengono in cinque minuti, che ci mettesse un bel po’, anche ore. Mi penetrava dolcemente e profondamente e quando arrivava in fondo lo lasciava dentro un po’ e io potevo sentire la punta del glande che mi premeva sulle pareti della fica. A un certo punto avvertii un liquido freddo e appiccicoso che mi scendeva lungo la schiena e poi sentii che lui lo leccava. Pensai che sorbisse il proprio sperma. Da quel tipo mi sarei aspettata di tutto. Ci misi un po’ a capire che si trattava dello champagne. Arrivati a quel punto avrei accettato qualsiasi cosa. Mi facevano male le braccia e le gambe, facevo fatica a respirare perché avevo la faccia schiacciata contro il cuscino, ma non m’importava. Potevo anche morire asfissiata, svenire una volta per tutte in quel letto e non mi sarebbe importato. Lui continuava a muoversi avanti e indietro. Mi teneva per i capelli. Inarcai la schiena. Lo sentii con una voce simile ad un remoto canto di sirena e diceva che voleva vedermi venire, veder come mi tremavano le gambe, come contraevo i muscoli dello stomaco, e la cosa mi eccitò tanto che sentii una corrente calda salire dal monte di Venere fino alla gola come un razzo, le viscere sciogliersi come cioccolato caldo, e cominciai a gemere, in un modo così acuto che stentai a riconoscere quella voce come la mia. Fu un gemito lungo e profondo che mi veniva da dentro, da qualche punto recondito e fino ad allora inesplorato, e tagliò l’aria come un coltello. Mi dilatavo in proporzioni oceaniche. Fu come se si aprisse una diga. Onde e onde di acqua salata mi scaturirono da dentro. Sentivo che originavo fiumi, laghi, mari… e lui avanzava faticosamente verso il mio fondo come un nuotatore che va controcorrente. E dopo che fui venuta lui continuò a serpeggiarmi dentro, sincronizzando balletti acquatici e alla fine l’ho sentito gemere e ho capito che era venuto anche lui. Allora chiusi gli occhi, sazia, e mi addormentai quasi di colpo.
Mi svegliai la mattina dopo. Pensai che era piuttosto bello, ma neanche poi stratosferico. Avevo dormito con esemplari anche migliori. E tuttavia un pensiero mi passò per la testa come un lampo: questo sarà il padre dei miei figli.