Emanare tutta la manna dal cielo (oppure la mamma dal cielo, Madonna!)


Quando usiamo le mani noi emaniamo energie che ci fanno uscire da ogni crisi senza sé e senza ma perché usando solo la testa corriamo il rischio che ci cada e correndo correndo di rimanere in croce dopo aver gettato la monetina in aria incapaci di decidere. Il dubbio ci restringe le meningi, abbiamo bisogno di un caffè lungo che ci allarghi lo stomaco e ci chiuda quel buco rimasto lì da troppo tempo e fare in modo di dilatare i cervelli allargando le idee oltre gli orizzonti di un paese declinato, già declinato con ogni forma di verbo al passato poiché più che declino già siamo scesi a valle e iniziato a scavare da un pozzo da un pezzo sperando di trovare l’oro, l’argento e la birra scaduta. E’ un fluttuare questa vita come le oscillazioni in borsa, i tassi d’interesse e quelli che c’interessano meno, tassi e tartassi, carie e tartaro del sistema, epoca glaciale dove sentiamo freddo ma ci bruciamo le viti e non sappiamo più come chiudere con le porte del passato che cadono, sfasciate, rotte, e ci dimentichiamo di dirigerci, facendo rotta, verso le finestre sempre aperte che portano alla vista del cielo sempre riconoscente nei nostri confronti, perché il cielo ha occhi che ci osservano da sempre e ci conosce bene meglio di chiunque altro, per cui è il nostro amico più riconoscente ma ce ne dimentichiamo troppo spesso strisciando per terra, vermiciando piuttosto che verniciando le pareti a cui siamo attaccati di un colore più acceso che però non ci scotti, ma sempre sperando che sia riso (magari anche Scotti) ma non pianto né lacrime che perdiamo strada facendo. Facendo. Facendo cosa? Per strada facendo cosa. Alleluja.

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La bocca muta


La tua bocca muta, non ha più parole, la tua bocca muta e cambia, si trasforma in mille espressioni, la tua bocca muta parla tantissimo quando non si apre.

Lo leggo agli angoli della tua bocca. Quando s’inasprisce o quando gli angoli tornano in alto ed accenni un sorriso. La saliva è la tua comunicazione.

Il sapore di un bacio può dirmi un milione di cose che non sapresti mai capace di raccontarmi con le parole.

La tua bocca rossa come un tramonto mi consiglia di dormire, o fare l’amore. La bocca pallida mi dice che è meglio viaggiare per respirare aria ricca di ossigeno.

Ma è da troppo tempo ormai che la tua bocca resta in silenzio anche senza aprirsi. Non ti conosco più, non conosco più bocche che sappiano raccontarmi qualcosa.

Quando mancano bocche a forma di cuore, manca il respiro, come un pesce sprofondo.

Boccheggio.

E adesso qualcuno penserà ai pompini. Non è quello che desidero.

Il bacio. Il bacio dimenticato. Lo devo aver lasciato addosso alla pelle

di una ragazza che ha dimenticato anche il mio nome.