Un tempo si sogna di possedere il cuore della donna amata; in seguito, sentire che si possiede il cuore di una donna può bastare a farvene innamorare. Così, all’età in cui parrebbe, poiché nell’amore si cerca soprattutto un piacere soggettivo, che il gusto per la bellezza di una donna dovrebbe essere la parte più grande dell’amore, in realtà l’amore – l’amore più fisico – può nascere senza che alla base ci sia stato desiderio iniziale; a quest’epoca della vita, si è già stati feriti più volte dall’amore, che non si evolve più solo seguendo le proprie leggi ignote e fatali, davanti al nostro cuore stupefatto e passivo. Noi veniamo in suo aiuto, lo alteriamo con la memoria, con la suggestione. E riconoscendo uno dei suoi sintomi, ci ricordiamo e facciamo rinascere gli altri. Poiché possediamo la sua canzone, tutta incisa in noi, non abbiamo bisogno che una donna ce ne dica l’inizio – pieno dell’ammirazione ispirata dalla bellezza – per trovarne il seguito.

Nato sotto il segno del Pesce d’Aprile


(E non essere per forza uno scherzo della natura. )

Il primo pesce d’Aprile è di carta e non ci scivola nessuno. E’ necessario trasformarlo in una buccia di banana in modo ché ci caschino in molti di più, non è un caso che il casco di banane debba sempre essere indossato, prima di scivolare su una buccia di banane. Banale dirvi che non esistono bucce di banale ma sul banale si può sempre scivolare. Mai cadere sul banale. Anni fa vi avrei consigliato di cadere sulla Barale magari dai vostri stessi castelli in aria, ultimamente ho preferito iniziare a sparare con un cannone ad aria compressa per creare nuvole e nebbie su quei castelli in aria che mi ero creato anni fa. Voglio andare a vivere sul sole. Bruciarmi come hanno fatto varie gioventù, arrostirmi come hanno fatto vari polli, prendermi una cotta come hanno fatto vari innamorati. Eppure continuo imperterrito a suonare come un single e a non riuscire mai a formare un intero album. Ogni canzone un bambino, ogni refrain un bacio, ogni doppia nota un accoppiamento sessuale per riprodurmi anche su CD e vinili. Ma il pesce d’Aprile è un’anguilla che non prende nessuno, dimenticato, viene ormai ricordato come antica usanza di cui se ne può fare anche senza. L’e-senza dei giorni nostri e cioè quella di togliere, togliere, tagliare il superfluo, levigare, limare e pagare magari con la coca piuttosto che con moneta contante (ma la carta canta) il muratore che ti ha costruito il primo castello in aria. Esploderà tutto, forse già lo sta facendo. Esplode tutto in aria. Schizzi di pioggia sono previsti per oggi, nuvole ferite volano basse.

Gli ultimi giorni di Marzo


Ho il freddo nell’anima
del ghiaccio preso dal whiskey
rende gelido il cuore
il mio sangue un cocktail amaro
che scorre in me e fluisce fuori
un fiume di amarezza
scorre in te attraverso i miei occhi
lo puoi vedere, lo puoi sentire.

Ho lo sguardo gelido
ti fisso immobile
fisso l’immobile muro
il muro della solitudine.

Con un urlo vorrei romperlo
come se fosse un muro di vetro
vorrei romperlo con un urlo
rompere il silenzio
oltre la velocità del suono
i vetri s’infrangono
volano in aria come farfalle
i vetri infranti di scoppio.

Come scoppiano le lacrime
come scoppiano i palloncini
come scoppia un cuore solo
come scoppiano i pop-corn.

Non voglio dirti che sono uno scoppiato.
Però è vero che non sono in coppia
per questo ho il freddo all’anima
le mani gelide, i guanti spessi,
il petto che brucia, il cuore che giace.

Ti abbandono, ti abbandono
senza lasciarti più nessun dono.
Ti abbandono, come se fosse tutto
la vita intera, un bidone.
Immondizia.

A volte odio delle cose


A volte odo delle cose. Poi più niente.

Avevo un nome. Era Jimmy. La gente mi chiamava Jimmy. Era il mio nome.

A volte odo delle cose. Poi più niente.

Quando tutto è silenzio, sento il mio cuore.

Quando quei terribili rumori giungono, io non sento niente. Non sento, non respiro, sono cieco.

Poi tutto tace. Sento il battito di un cuore. Magari non è il mio cuore. Magari è il cuore di qualcun altro. Cosa sono io?

A volte sbatte una porta, sento delle voci, poi più niente.

Tutto si ferma. Si ferma tutto.

Tutto si chiude. Si chiude completamente.

Si chiude. Si chiude tutto. Si chiude completamente.

Non vedo più niente, mai più niente. Siedo e succhio il buio.

È quello che ho. Ho il buio in bocca e lo succhio. È tutto quello che ho.

È mio. Mi appartiene. Lo succhio.

H. Pinter

Spazi interni e vista mare


Mi sono perso dentro di me. Mi cerco. Ma non mi trovo. Navigo tra i sottili capillari della mia anima.

Per ritrovarmi devo uscire. Uscire fuori di me.

Per vedermi di nuovo allo scoperto.

E’ tutto qui l’uomo. Chi troppo chiuso dentro di sé. Chi a volte troppo aperto verso l’esterno.

Viviamo in due mondi distinti.

Il cielo in noi e il mare fuori. A volte non sappiamo nuotare e allora preferiamo usare le ali della fantasia.

Per volarci dentro.

Ma a volte voliamo troppo fino a tardi e l’oscurità del nostro io interiore,

inizia a farci paura. Diventiamo pipistrelli ostinati.

Fino a quando non sbattiamo la testa sul cuore o nella mente,

allora decidiamo di tornare a tuffarci nel mare esterno, al sole.

Ma resta sempre il pericolo, che quel mare, possa diventare

eternamente profondo.

Ma questo è l’uomo. Un po’ troppo dentro, un po’ troppo fuori.

Piccoli Ladruncoli


Sono stato rapinato da una borseggiatrice. E’ entrata in casa mia mentre dormivo, ha preso prima tutti i miei sogni e successivamente il cuore. Mi sono alzato con la testa vuota, probabilmente ha preso anche il cervello. Adesso cadono fiocchi di neve come pensieri scaduti. Pensieri di un anno fa che non valgono più un’idea, un ricordo. I miei occhi sono pesanti, si trascinano a stento lungo il risveglio della mattina. Quella ladra mi ha derubato di tutto, è così che si comporta l’amore: prima ti veste di sogni, poi ti lascia in mutande e infine quando anche il sesso è finito ti ritrovi da solo a contare i minuti che passano per il prossimo furto. Arrivi al punto che vorresti essere violentato. Non importa più nulla. Meglio ricoprirsi di nuovo di un milione di cicatrici e di ferite piuttosto che restare a contare i minuti. Il tempo è denaro e l’amore lo sa benissimo. Non bisogna mai restare fermi troppo a lungo, quando si resta fermi troppo a lungo in un stesso luogo si diventa ciechi perché non osservi più nessuno, non osservi più nulla e allora l’unica soluzione è viaggiare, metafora di fuggire per guardare di nuovo all’incanto delle cose. Quando dormi troppo a lungo sei più soggetto ad essere rapito. Dagli alieni, dai sogni, dalla solitudine e dal panico. Oppure da lei. Bisognerebbe liberare il ladro gentiluomo che è in te e bisognerebbe capire come mai quel ladro è finito in galera all’interno di te stesso e non è mai stato libero. Devi imparare a rubare ai ricchi per dare a te stesso. Rubare l’anima, il cuore e altri ammennicoli vari. La gente ne è scarsamente provvista negli ultimi tempi quindi bisognerebbe fondare una banca dove depositare il maggior numero di emozioni e sentimenti e dove poterne prelevare a piacimento nei momenti di maggiore crisi. Ricchezza e povertà di cuore. La realtà è che siamo tutti come in una gabbia da dove non sappiamo più come uscire, il nostro cuore è ingabbiato e pur battendo per farsi aprire nessuno ascolta, nessuno possiede la chiave. Allora c’è il pericolo di esplosione e di spargimento di sangue. Così si spezzano tanti cuori, a volte vengono fatti a fettine e poi riciclati nei migliori magazzini di illusioni. Battono i cuori, battono le ali e battono anche le puttane sui marciapiedi. Battono milioni di cose per farsi prendere e pagare. E tutto ciò che batte si paga a caro prezzo. Tutto ciò che si combatte. La mattina appena svegli non fatevi ripulire le tasche da ciò che vi ha derubato nella notte. Già vi svegliate di nuovo in mutande, rivestitevi e riprendete un certo tono, colorate la giornata con quel tono aprite gli occhi e iniziate a viaggiare. Ci sono milioni di nuove cose da vedere. Nuovi incontri reali.

Il primo giorno dell’anno


Un anno senza braci e senza abbracci, un anno senza fuochi e senza ustionati, la mia pelle è ancora intatta e tesa,

come se dalle mani rivolte verso l’altro esprimessi calore tenue che si alza in alto

fuochi fatui si disperdono lungo il cielo tra l’altro e l’alto

non mi perdo vago oltre senza rompere alcuna breccia nel cuore altrui

innalzo la muraglia di un nuovo anno dove mi arrampico per saltare

perché è comunque altrove che devo stare

un giorno ti raggiungerò ovunque ti saprò riscoprire

per farti una sorpresa saremo ciò che siamo stati da bambini

di nuovo nudi a leccarci la pelle come animali feriti

da una freccia che ha fatto breccia altrove dal cuore

qualcosa che ci ha feriti quasi a morte

oltrepassa questa carne va al di là, in qualche punto dell’ignoto

vaga come un treno, vaga come un vagone di merci contraffatte

sono tutti i baci rubati dell’anno, illegali e sperduti

che finiranno gran parte nell’immondizia

Saprò io cogliere il tuo incontrandolo con le mie mani che aspettano la pioggia?