Teorema dell’oculista


La vista si abbassa solo quando guardi per terra.

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Voglio una donna che sappia saltarmi addosso: una vera bomba.

Deve sapermi esplodere dentro e fuori, voglio una donna che sia una bomba ma che allo stesso tempo sia silenziosa come una mina.

Adoro le cose che sanno fare fuochi d’artificio in tutta la loro imbarazzante timidezza, al momento giusto, nel periodo giusto.

Amore saltami addosso e voglio che tu sappia farmi male con gentilezza, le tue unghie devono saper rigare piano la linea lungo la mia schiena fino al sedere. Lo sai che mi fa eccitare se mi mordi la schiena, voglio una donna con le unghie e i denti affilati.

Voglio una donna che sappia penetrarmi con lo sguardo dentro i miei occhi, che sappia rapirmi col suo amore, voglio una donna con la vista laser.

Inizio a considerare l’ipotesi di fare la corte a Wonder Woman. O magari Platinette?

I Grandi Suggestionati


E fu così che venni ricoverato al reparto Grandi Suggestionati. Dopo aver suggellato miriadi di stelle nelle nuvole di ghiaccio gelate dei miei sogni sudati la notte, fui preso e portato via con prognosi riservata e malattia molto più estroversa, sparsa ai quattro venti con il cuore surgelato e messo in gelateria per chi come me aveva smesso di leccare grandi dolci, cioccolata e miele. E in tutta la Suggestione il dottore del sogno infranto mi disse che ero terminale e la glassa scivolò via giù dal mio petto, la corazza pian piano si lasciò andare via, calò a picco, mi mise a nudo il corpo e la pelle, sotto un quintale di melassa, volevano farmi affogare tra lo zucchero e i canditi per farmi imparare a nuotare di nuovo con stile libero, di nuovo tornare ad amare, vita morte e miracoli e tutta la sdolcinatezza dell’universo intero.

Dopo dieci giorni le suggestioni persistono, hanno lasciato cicatrici indelebili, ognuno di noi ne porta qualcuna dopo aver superato la soglia di suggestione di terzo grado. Siamo piccoli esseri infiammabili, marchiati a fuoco da eventi e anche da non evidenti eventi.Superata l’ultima soglia scesi in pianterreno, fuori il giardino splendeva verde, il sole in alto giallo come un limone.

7 luglio


E’ seduto lì, fissa il bianco muro incrostato di fuliggine, vecchio, antico blocco alla sua vista. Parla e rumoreggia frasi senza senso, alza la voce, si adira contro il nulla che gli si para innanzi, non capisce dov’è il cielo, non ricorda i capelli che carezzava alla figlia, è dimentico di lei bambina dagli occhioni grandi e impauriti. Rimane solo lì, a parlare al vuoto che rimbomba un eco di silenzio pieno di fantasmi.

Lei le sta vicino. E’ grande ormai, cerca tranquilla le sue piccole cose, seduta su una vecchia poltrona dai fiori spenti, una volta, pensavo che fossero accesi da un un sole pieno di colore. Lo ascolta, fa finta di nulla, distesa chiama al telefono e all’improvviso piange.

Mentre fuori il cielo tende a calare verso sera, mentre tutto fuori scorre piano e dolcemente, mentre il sole cade all’orizzonte, mentre tutto cade e accade.

Passa una donna veloce imprecando davanti a quel divanetto, porta scartoffie tra le mani, cammina veloce, adirata, offesa, nevrotica apre un porta. Lei continua a sentire le lacrime scendergli sul viso mentre parla al suo lontano amato, continua a parlargli, la voce trema, come se il danno della vita in quell’ora esatta l’abbia colpita come un lama sferzante direttamente al petto. Parla e trema. Il padre urla nel vuoto. La madre indifferente e offesa.

E tutto cala, scende il sipario che chiude la giornata, un manto riveste la città illuminata, gli occhi si chiudono per un’altra notte di nuovi sogni. Forse. Forse sarebbero stati nuovi sogni. Gli incubi a volte scompaiono proprio quando chiudo gli occhi. Ed è steso adesso davanti a me, un velo, un velo non del tutto pietoso, ma che perdura, un leggero appannarsi, un leggero distaccarsi da una troppo cruda realtà. Lontano, la musica che ci fa ballare nelle notti d’estate.

Dimmi amore, dimmi.

Primo di L’uglio


La morte è l’ultima a morire, della speranza non v’è carezza se essa sale e diventa asprezza e non s’apprezza il piccolo costo dei grandi prezzi usurati dal tasso che scava a cercare oro per pagare le conseguenze di un conflitto interiore di disinteresse quasi total, ma anche medium che legge la mente non scrive il pensiero, vaneggia e gode, borseggia come ragazzina al supermercato con lo zainetto Hello Kitty e tucchisei, si chiese la chiesa alla vista del divino, ma incrociamo pure le dita senza troppo essere pungenti mica siamo api Maya, magari azteche e cerchiamo miele, sale e fiorai sdolcinati con la torta di un compleanno già completato e contemplato, anni verdi e allora passiamo a tutta velocità, anni bui e accendiamo le luci, anni luce e sfidiamo le galassie. Siamo uomini, animali o cose, siamo gioie e salamoie.

18 Giugno


Oggi è nata una piccola stella, a volte nel suo essere piccola riesce a brillare tantissimo, a volte nella sua immensità nel cielo si oscura, a volte e lei non lo sa, riesce a irradiare raggi stupendi. Non è possibile non poter contemplare questa piccola stella, lassù, un po’ lontana e un po’ vicina, tra il mare e il cielo, tra il cuore e la pazzia, non è possibile resistere dalla voglia di abbracciarla, di accogliere la sua luce nel mio sguardo, di puntarla con il dito e accarezzarla con la mano. Piccola stella tutto questo è dedicato a te, che a volte esplodi e fai soffrire e a volte resti così piccola e indifesa, oggi è il tuo giorno da ricordare, perché splendi sempre, sì, una splendida stella.


V’è un muro bianco, obliquo al cielo, sopra il quale il cielo si ricrea infinito, verde, assolutamente intoccabile. Gli angeli vi nuotano, e le stelle, anche loro indifferenti. Sono il mio medium.
(Sylvia Plath)