Attimi di vetro


Attimi di vetro.

Questo tramonto ha il sapore di baci sfiorati nelle nebbie di un sogno,

di sagome oscure intraviste nel morbido abbraccio della penombra,

apre spiragli di luce verso l’oceano sui cui sfociano i torrenti

delle mie speranze.

Tutto e’ già avvenuto e mai sarà

Attimi di vetro.

Quest’alba respira aliti di vite bramate

ha lame di luce che lacerano l’impalpabile superficie delle mie illusioni.

Mi ha scaraventato oltre la soglia dell’incanto

tra suoni incolori che agghiacciano l’esile respiro del mio cuore.

Tutto e già avvenuto.

Attimi di vetro.

Questa sera socchiude gli occhi alla vista di un fiore soffocato dal gelo,

il sole cala tra i bagliori di ricordi mai nati,

tra i pezzi abbandonati dei miei attimi di vetro.

(Marcella Piras)

Conto gli anni per non averne i minuti già contati


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Ho gli anni contati.
I minuti, quelli, sono una piccolezza che tralascio a chi è lì per lì.
Li falsificherò come i contanti. Minuto più minuto meno, sono comunque abbastanza alto. Un nano minuto, piuttosto che secondo, un anno temuto, e hanno di te muto solo la parola auguri che passa inosservata coi tempi. La capacità invisibile di nascondere le parole, esprimere giudizi, e spremere meningi. Anche i neuroni contano. Cellula più cellula meno. Incellofanato in questo mondo di plastica senza mettersi in croce per tre per tre, senza porre paletti, senza mettere radici ma rifiorire. Sono nel fior fiore degli anni e mi piace l’erba del vicino.

Secondo incontro


Dove potrei prenderla e portarla via, quella mia dolce segreta fantasia, dove ci ritroveremo tra un anno, segreto, astri, fato e danno, c’è stato un secondo incidente che mi ha colpito decisamente, se prima è stato in strada il secondo è stato un salto in aria, atterraggio e decollo, e poi sì, il collo e e la sua bocca, i suoi occhi e le sue carezze, senza incertezze, saremmo pazzi forse a non incontrarci più, saremmo sì pazzi se smettessimo di amare, ma matti da legare noi siamo lo stesso.