Le isole non sono sole, ma soprattutto quello, il sole!


L’uomo vero non esiste. Un po’ come l’uomo nero. Se lo inventano ogni tanto le donne per giustificare di aver scelto un altro. Io cerco l’uomo nero e secondo me è ancora possibile trovarlo. Dovrebbe trattarsi di Babbo Natale quando scende dal caminetto. Più uomo nero di così si muore. Ma in realtà noi uomini pensiamo che ci siano anche donne vere, sogniamo la principessa nel bosco che dorme e vorremmo svegliarla, ma lei in realtà è in coma profondo. Ma la donna vera cos’è? Non esiste neanche lei. Esiste la bella addormentata nel bosco, o quella rimasta nel letto. Dobbiamo chiarirci le idee: noi in fondo siamo tutti falsi, uomini e donne, siamo dei falsi coniati alla banca dei semi, quelli di girasole. Ognuno nella sua falsità ha una profonda verità e brilla costante. Brilla così tante volte come se fosse ubriaca quella stella che mi gira intorno. Brilla, ubriaca, completamente. Teniamoci la mano. Le isole non sono isolate, non sono lontane, ti raggiungerò l’ho sognato.


Nel suo lungo pensiero dentro è come specchiarsi in maniera distorta e confusa, come se fosse l’esatta altra faccia della medaglia, io sono il bracciale, lei la mia collana, una collana di espressioni splendenti, come il suo sorriso celato, i suoi occhi spalancati. Tutto così immensamente nascosto, ed è il tesoro che abbiamo dentro ognuno di noi, tutto insabbiato, dentro di noi, chiuso con un lucchetto. E’ magnifico quando qualcuno riesce a rompere il silenzio di quel lucchetto e a scoprire il tesoro. No, se si trova un tesoro non si trova un amico, si trova un amore. Rompimi la corazza che mi sono innalzato a creare attorno a me, rompimi, scavami dentro, scovami, raccogli quel prezioso oggetto. Ci sono persone che devono farsi violentare la ragione per riuscire ad amare. Per avvicinare le nostre anime dobbiamo sfiorarci piano, toccarci con il corpo, per sentirci vicini con i cuori abbiamo bisogno di toccare, toccare il fondo, il profondo, ed è stupendo toccare il fondo, quando questo fondo è l’interiorità di un’altra persona. Abbiamo bisogno di toccarci.

Volevo scrivere un libero arbitrio anzi un libro al brio


Volevo contare alla rovescia ma durante l’acquazzone calcolare l’ammontare delle goccioline d’acqua che risalgono sopra mi era stato impossibile. I contatori dei rovesci si sono rotti. Fuori piove, dentro ho qualche dubbio, da qualche altra parte cadono gocce salate, hanno un prezzo elevatissimo, vengono dall’alto dei cieli per scendere al basso dei piedi, gocce di Chanel, sento il profumo di un numero dev’essere proprio il 5, scarpe inzaccherate e dolce nel piatto, scarpetta inzuccherata o magari a mezzanotte raccoglierò quella di cenerentola, la zucca, zuccosa, succosa, arancione. Fuori piove e dentro ho qualche dubbio.

Volevo scrivere un libero arbitrio anzi un libro al brio e poi anche magari uno al bivio tra l’incrocio di un uomo e una mezza donna sulla strada al confine con i marciapiedi come lucciola defunta, spenta.

Questa è una bozza. A penna fatta con la testa contro un muro di gessetti, a testa ingessata, scritta pop su un muro hip, sono un graffittaro, in fondo sono artista da strada. Uno stradista distratto, volevo essere uno standista alle fiere degli animali, una libera fiera, infuriato come cavallo del West, Wisconsin, Massachussetts e chi più stati ha ne metta per creare un nuovo sogno Americano.

Violentare alti cumulonembi


Un vetro divide l’occhio che vede dalla mano che prende, poi, adagiato su di un pianoforte, ha coinciso col rumore della distrazione di massa, coperto dagli applausi senza mani, come andando in bicicletta da ragazzi.
Nessuno le può asfaltare: cosa sono?
Qualcuno è riuscito a catramarlo: cos’è?
Le razzie di capelli cresciuti, son pari solo alle adozioni della forbice contadina: basta tagliar corto!
L’edema assume un nuovo respiro, le galline saltano, incuranti delle mire anti uovo: non è ancora giorno.
Chi spedisce francobolli lecca le mani dei cani poveri e misura i marciapiedi che separano la via dal ritorno.
(Discorso da impostare appunto.)
Essere celeri sgomenta, essere eroi annerisce, chi di colore perisce di grigio scurisce. Mastica bene, e cerca di scoprire se grandina sotto le porte, i generi più vari sono in agguato, le modiche quantità aumentano, e i più s’accaparrano percentuali divine nel giorno del supplizio. Giudicare è considerato arte, scrivere viene visto come una forma di action petting, ma tanto l’amore non (ci) arriva, la miccia è troppo corta, la polvere è bagnata, e Volfango usa il rollio dell’amaca per addormentare il ventre bambino, senza bisogno di tornare femmina di imprevisto, proprio in quel fango.

Mancato


Essere uomini mancati non vuol dire necessariamente aver schivato una pallottola.

Non riuscire ad arrivare al tuo appuntamento non necessariamente mi rende un uomo mancato.

Morire non necessariamente mi rende un uomo mancato.

Venire a mancare probabilmente mi rende una preda che sfugge alla mira.

Non mi sento un uomo mancato anche se tu tesoro mi manchi sempre.

In inglese man care è la mia cura personale.

Non ho paura se mi manca il coraggio. Il coraggio ha paura se io manco a lui.

Ma in qualcosa sento di stare mancando. Non è svenire.

Mi manca il profumo delle tue mutandine rosa. Ora ricordo.