Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.

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Come ridurre le distanze


Con la curvatura dello spazio. Oppure con le curve di lei. Ma è esattamente come l’amore: due corpi lontani si attraggono, la distanza diventa minore se è sempre maggiore la forza di gravità tra i due corpi, maggiore è la forza di gravità dell’amore minore sarà la distanza tra i due corpi. Alla fine si finisce a letto insieme. In fondo è semplice. Devo applicare questa teoria della curvatura a piacimento. La gravità dell’amore è un peso mica da sottovalutare. Poi bisognerebbe anche pensare a come diminuire i tempi di latenza nello spazio e aumentare la velocità, in modo che i due corpi distanti nello spazio si scontrino nel più breve arco di tempo possibile. L’amore potrebbe diventare un elemento che accorci le distanze di due stelle a livelli infinitesimali.

Diari


Genova

Oggi ho risentito una di quelle tante voci che mi promettevano amore stando zitte zitte, una voce nuova, una voce di nuovo allegra, avrei voluto rispondere a quella voce ma è stato solo un caso e il caso non mi ha dato coraggio. Chissà se lei ricorda. Era stata sempre e solo una voce. Girava una voce che diceva che lei mi amava. Sì, voci. Ormai lontane.

Roma

Tutto nacque da un incidente, una storia d’amore nata davanti proprio a casa sua, con la macchina, dritto dritto proprio in casa sua. Fu lei che scese e mi tirò fuori. Una manina di un angelo mi tirò fuori da quella che da lì a poco tempo sarebbe diventata un falò. E prima che i carabinieri mi portassero via, le chiesi il numero di telefono. Il giorno dopo fui sui giornali locali e avevo un nuovo amore che durò sette anni di sfortuna. Tutto si doveva rompere in quella macchina, tranne lo specchietto.

Savona

L’altra era stata una storia di carta, fatta di milioni di lettere, finita in sms, qualche carattere stampato a schermo su e-mail. Stranamente finì al contrario. Quando nacque l’amore poi lei sparì per sempre. Non l’ho mai incontrata. Avrò in soffitta uno scatolone pieno delle sue lettere. E tre suoi regali.

Pescara-Milano-Chambèry

All’università lei era alta, bella, castana con i capelli lunghissimi, una modella, non a caso forse il suo nome ne ricordava uno. La mattina entravo in camera sua per sentire l’acqua della doccia che scivolava sulla sua pelle. Poi partivamo insieme per andare a lezione. Era divina. La sera la chiamavo al telefono, a mezzanotte mi veniva a svegliare in camera. Finita la scuola mi chiese un bacio dopo averla riportata a casa, io glielo diedi sulla guancia. La storia finì. Adesso è lontana.

Sassari

Per sempre…

L’inquietudine


Come tirarsi la zampa sui piedi facendolo a quattro mani (nude e crude).

L’inquietudine si trova tra il martello e l’incudine.

Svolazza lì.

Un piede calpestato dall’odio. In stallo.

Chi si figura si rifugia, chi si rifugia s’immagina. Stampa.

Come comunicato in prenatale. Lista di nozze.

Bambino nuovo, padre vecchio.

Chi la fa la fa. Generalmente in bagno.

Non bisogna mai morire per un altro, ma neanche per se stessi.

Il destino si prende abbuffate di me. E’ un destino bulimico. Che buffo.

Il destino si prende beffa di me. Io roast beef.

Pane al pane, opaco all’ottico. Ma anche pesce, tipo ittico. Se vogliamo arte, trittico di acciughe in salmì rosso Tiziano.

Distanze


Quando le distanze si allungano non è per un mero effetto sessuale, non ci aiuta certo il Viagra, sta di fatto che le distanze aumentano le dimensioni della passione, s’accorcia soltanto quando tutto inizia a pendere verso il basso, come stare sopra una cima e lanciare una corda verso il baratro, corta corda, cortissima, codardissima corda. Si rischia di cadere nelle distanze, di saltare, balzare, a volte Balzac e Balla Coi Lupi. La lontananza stressa, ci pressa, ci accorcia e ci estende le visioni, ci allucina, ci devia, ci sbanda, ci fa suonare, banda, ci mette in disaccordo, potrebbe stonare, una distanza scordata, dimenticata, chissà nel futuro i vuoti e i jet-lag scompariranno per dar spazio al riempimento. Fosse la distanza solo un vuoto da riempire, da colmare e da fare attenzione a non far traboccare con l’ultima goccia come se fosse magari l’ultimo vaso. In dialetto napoletano sarebbe come dire l’ultimo bacio. Qualcuno ha diviso i mari, io dividerò la minestra, soffiandoci sopra forte aprendo la finestra, qualcuno ha condiviso le stesse terre nello stesso momento sullo stesso spazio, come dire al momento giusto nel posto giusto nel tempo giusto ma con qualcosa ancora di sbagliato, indecifrabile come il numero zero. Forse il indecifrabile come il sette. Qualcuno dovrà pur riuscire ad accorciare strade e ferrovie. Non sarà Berlusconi. Neanche Veltroni. E’ inutile. Mi potrei fidare facendo un buco nell’acqua e magari il mare diventerebbe meno profondo?


Non sapere se, non sapere quando, non sapere per cui, non sa non dice, tace, acconsente. Si nasconde. Fa, consuma, con matra, Sumatra, Gomorra, Sodoma, le tre arpie, i quattro ladroni, le sette vipere, le ottave nane, cacciatori di affari, pro e contro, procacciatori, contro campo, neutro calciatori, svelate, veline, barconi, fuori come balconi, a lampioni spenti nella notte, dado ma non tratto, liscio ma contundente, come dire carie e vedere dentiera, come sbandierare ai quattro venti, cioè ottanta, se santa mi da tanto mi faccio monaco, se monco non scambio la mano, se scambio la mano non ingrano marcia, poi la solita, quella morta.

Sono ancora vivo e forse non vegeto ma vagito, praticamente bambino, neonato, primavera, estate. Oserei dire pupo, ma pupo bene.