La morta


Perché fino ad oggi sei vissuto nel mondo degli oggetti. Pensi che le persone siano oggetti che possano essere collezionati e che durino in eterno come i soldatini che abbiamo tutti nelle nostre soffitte. La natura invece è effimera: muore, cambia, si trasforma. E’ un eterno flusso e non è mai uguale a se stesso. La società moderna invece ti ha voluto a tutti i costi inculcare nella mente che un oggetto e addirittura una persona possa essere qualcosa che duri al di là del tempo, come una statua o un Dio, o semplicemente un oggetto qualunque.

Nulla è per sempre, tutto cambia, tutto si trasforma, a tutto bisogna adattarsi perché è nella natura che siamo stati forgiati e non nell’acciaio.

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La straniera


Una donna scura, magra, snella, con i capelli lisci e scuri come gli occhi, non completamente neri, di un castano profondo e piccoli non enormi, non in grado cioè di osservare con pienezza il panorama degli spiriti e dei corpi che si potevano presentare durante la giornata e forse una certa incapacità di stabilire un ordine e un controllo nella propria vita, ma direi di più, un controllo sui propri pensieri disordinati, un certo caos interiore che cercava di riordinare attraverso il suo lavoro di badante ordinaria. L’ansia le si manifestava tutti giorni come una forma di nervosismo e di fretta.
Direi esclusivamente una forma di stress che cerca anch’esso di tenere a freno, come se, nonostante tutto volesse partire a tutti i costi, in quarta, attraverso una strada dritta per scappare via da qualcosa o peggio da qualcuno. E’ questa che è stata la mia impressione. Una vita ormai dedicata completamente, credo, più alla propria giovane figlia che al proprio più vecchio marito.
Questa è un’altra storia.

Lo spalatore di neve zoppo


l’ho visto affacciandomi alla finestra. In una mattina di un freddissimo e innevato gennaio dove i comignoli sbuffavano nuvole grigie che affannosamente salivano al cielo. Lungo la strada che esce da sotto il mio portone si affannava con un’enorme pala appesa alla spalla con un braccio, dondolandosi ad un lato quasi come un ubriaco, in quella sua tenuta arancione e gli scarponi vecchi e logori. Dondolava come un animale ferito ma allo stesso tempo pronto ad aggredire verso i cumuli enormi di neve dove cani randagi e imbastarditi cercavano affannosamente con le zampe qualcosa da cui cavarci fuori come se in quei cumuli ci fossero nascosti chissà quali tesori. O pezzi di carne. Carne cruda. Carne umana sanguinante, nascosta dalla miseria, dagli uomini che non ce l’hanno fatta, da quelli che non sono riusciti a sopravvivere e da quelli che non sono riusciti a scappare. Mi è parso infatti di intravedere qualcosa di color vermiglio gocciolare da quei cumuli, può darsi che sia stata un’allucinazione o un effetto della neve sul vetro della finestra.

Ciondolante l’uomo zoppo ma veloce cercava in ogni dove gente che potesse aiutare con le sue enormi braccia a spalare un po’ di neve da terrazze e balconi per un tozzo di pane e qualche buona bottiglia di vino forte. Ciondolante si arrampicava con i suoi stivali logori lungo quella collina di case sperdute e infette dalla miseria che aveva colpito il paese. Con la sua barba grigia, quasi bianca, un Babbo Natale sprovveduto cercava qualcuno che gli regalasse un po’ di calore per il suo aiuto.

Guardando quelle case, si osservavano solo finestre spente e nessuno mai che si affacciasse al guscio della porta.

La gente che era rimasta era morta molti anni prima degli altri, che più svegli, fuggirono prima che la condanna della piaga contagiasse del tutto ogni angolo di quel paese marcio e maledetto.

Lassù, su quella collina i cani continuavano a cercare nei cumuli di nevi. Erano rabbiosi e incattiviti. Le loro zanne gialle erano avide come quelle di un’animale lasciato scappare via dall’inferno.

Questa era la situazione fino al 7 gennaio 2019. Rifugiatomi in casa non potevo far altro che osservare gli eventi e prenderne nota.

Dimitrius A. 

Passato remoto di Essere


Da uno Stato che si nutre del gioco d’azzardo per ingrassare le proprie tasche, già colme delle angosce altrui, non possiamo aspettarci nulla di buono.
Lo Stato mente, è lui per primo a bleffare. Prima vi invita a giocare con il così detto gioco responsabile e poi… vi invita a curarvi.
C’è uno Stato che decide di scommettere sulla nostra pelle e che affonda esatto in una delle piaghe più dolorose che l’epoca contemporanea conosca: il panico.
Il panico è il potere dato ai giornalisti, ai telegiornali e alle pubblicità su internet: servono a suscitare il panico dopo la calma.
Solo in questo modo si può tenere la volontà di ognuno in un perenne contenimento e condizionamento delle masse.
Solo mantenendo viva la dicotomia vincente/perdente.
Uno Stato che è sempre e di più participio passato di Essere.

Gianluca Vacchi è un grande


Gianluca Vacchi è la prova che l’Italia non esiste più da anni. Non c’è nessuno Stato, nessuna Italia, nessuno più italiano.

Gianluca Vacchi vive ad Ibiza e tutti lo odiano (in Italia) perché è ricco ed è pieno di donne.

Gianluca Vacchi non sa neanche cosa sia l’Italia, non se la ricorda. Gli italiani sono gente invidiosissima che pensano a quelli che hanno i soldi che loro non hanno (più).

Gianluca Vacchi quando comunica con i suoi fan (e sono centinaia di migliaia, anche negli Stati Uniti) non parla mai in Italiano, assolutamente MAI, non usa neanche la parola “ciao” come intercalare. O parla in inglese oppure usa lo spagnolo. Si è dimenticato anche la lingua.

Gianluca Vacchi è la prova evidente e vivente che l’Italia è fallita da un pezzo e che nessuno, nessuno con un sacco di soldi vivrebbe più in Italia o solo in Italia. E’ la prova che l’Italia ha fallito in ogni campo, in ogni arte, in ogni industria (ormai c’è un sito che ti avverte ogni qual volta fallisce una delle poche rimaste).

Gianluca Vacchi è lì a gridarti che la Vita è altrove e che tu, povero italiano, sei rimasto bambino, invidioso, geloso, complessato, ozioso, inutile, un adulto mai cresciuto, un adulto nevrotico ITALIANO. Sì, perché questa è una prova. Tu come bambino che sei rimasto senza più lo Stato che rappresenta il Padre. Adesso non fai altro che piangere e lamentarti perché non sei mai cresciuto prima.

Il 90% degli italioti sono degli adulti nevrotici. Dati Istat. Ma anche l’Istat è fallita.

La spiritualità in crisi


La nostra crisi non è più materiale; è esistenziale, spirituale. Abbiamo così tanta roba e così tante opportunità che non sappiamo più a cosa dare veramente importanza. Poiché possiamo vedere o conoscere una quantità infinita di cose, c’è anche un numero infinito di modi in cui possiamo scoprire che siamo inadeguati, che non siamo abbastanza bravi, che le cose non sono fantastiche come potrebbero essere. E questo ci strazia ulteriormente.

Perché è questo il problema di tutte le stronzate sul “Come Essere Felici” con otto milioni di condivisioni su Facebook degli ultimi anni. Quello che nessuno capisce di tutta questa storia è che desiderare un’esperienza più positiva è di per sé un’esperienza negativa. E, paradossalmente, accettare la propria esperienza negativa è di per sé un’esperienza positiva.

Desiderare un’esperienza positiva è un’esperienza negativa; accettare l’esperienza negativa è un’esperienza positiva.

E’ questo che intendeva il filosofo Alan Watts con il nome di “Legge dell’inversione”. L’idea che più ti sforzi di stare continuamente bene, meno sarai soddisfatto, come se inseguire qualcosa non facesse che rinforzare la consapevolezza della sua mancanza.

Quanto più desideri un’illuminazione spirituale, tanto più egocentrico e superficiale diventerai nel tentativo di raggiungerla.

Sospiro


Mi uccide il pensiero di non poter esser pensiero

e così volare e convolare nella tua mente come fossi vento

ogni volta che ti vedo mi reinvento qualunque idea

ma ogni tuo sguardo non rende mai giustizia

al mio cuore bandito per sempre nei campi di proiettili

dove sfrecciano gli indiani e le loro punte

rotolano rovi appuntiti a forma di cuore trafitti di spade

che dura lotta che eterna guerra questo nostro sospirare

insieme attaccati come lottatori, travolti, sconvolti,

lungo ogni duna di questo deserto ed ogni oasi nei tuoi occhi

la tua bocca è l’unica fontana dove prendere ossigeno

non farmi soffocare, non strozzarmi, mordimi

e lasciami un segno indelebile, un tatuaggio vigile,

che sia una freccia ad indicarmi la via che mi porta

ad aprire la finestra dove ti ammiro ogni sera.

La luna cala nel deserto e i miei occhi guardano la stella

a sinistra. Lasciamo il tempo scorrere in sospiri.