Accanimenti di accadimenti


Tutto questo accanimento è la prova di come l’uomo sia stato rincoglionito dalla religione e abbia dimenticato completamente la spiritualità. Anzi: l’umanità stessa.


Mio caro Marco,
Sono andato stamattina dal mio medico, Ermogene, recentemente rientrato in Villa da un lungo viaggio in Asia. Bisognava che mi visitasse a digiuno ed eravamo d’accordo per incontrarci di primo mattino. Ho deposto mantello e tunica; mi sono adagiato sul letto. Ti risparmio particolari che sarebbero altrettanto sgradevoli per te quanto lo sono per me, e la descrizione del corpo d’un uomo che s’inoltra negli anni ed è vicino a morire di un’idropisia del cuore. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato, secondo le indicazioni di Ermogene, allarmato suo malgrado per la rapidità dei progressi del male, pronto ad attribuirne la colpa al giovane Giolla, che m’ha curato in sua assenza. È difficile rimanere imperatore in presenza di un medico; difficile anche conservare la propria essenza umana; l’occhio del medico non vede in me che un aggregato di umori, povero amalgama di linfa e di sangue.

“Memorie di Adriano”

Siamo su un aereo


Niente è importante,  siamo tutti scarafaggi, antilopi che muoiono sulla riva del fiume, niente di quello che facciamo ha un significato che duri. Se sei infelice sull’aereo buttati giù.

E’ questo il problema con le metafore: debbono essere interpretate.

Buttarsi dall’aereo è stupido. Sei su un aereo, tutti siamo su un aereo. La vita è pericolosa e complicata e si cade  sempre dall’alto.

Si preferisce immaginare di poter scappare invece di provarci perché se ti va male non avrai più niente, rinunci alla possibilità di fare qualcosa di vero, così puoi aggrapparti alla speranza.

Ma vedi, la speranza è roba da femminucce.

Le Confessioni


In poco tempo acquistai non soltanto una grandissima capacità nel leggere e nel comprendere me stesso, ma anche una comprensione di passioni straordinaria per la mia età. Non avevo ancora nessuna idea delle cose e già tutte le passioni mi erano note. Non avevo pensato niente, avevo sentito tutto. Un carattere timido e docile nella vita ordinaria, ma ardente, fiero, indomabile nelle passioni. Un ragazzo governato sempre dalla voce della ragione e della follia, che non aveva l’idea dell’ingiustizia, e che, per la prima volta, ne prova una così terribile, proprio da coloro che ama e rispetta di più. Che capovolgimento di pensieri, che tumulto di sentimenti! Che sconvolgimento nel mio cuore, nella testa, in tutto il mio piccolo essere morale. Questa prima impressione della violenza e dell’ingiustizia è rimasta così profondamente incisa nella mia anima che tutte le idee che vi si riferiscono me le fanno rivivere. Ed essa, relativa a me alla sua origine, ha acquistatto una tale forza per se stessa, si è talmente liberata da ogni interesse personale che il mio cuore si accende alla vista, o al racconto di qualsiasi azione ingiusta, qualunque ne sia l’oggetto e in qualunque luogo venga commessa, come se i suoi effetti ricadessero su di me.

Circuito


Circuito, letteralmente circuito, abbracciato, invaso, sommerso, baciato non basta, flesso dalla potenza corporea del “da quanto tempo”, e divorato dalla massa schiumosa del “finalmente”. Morso, carezzato, calpestato, rinato, riemerso, risorto, quasi biblicamente pasqualizzato. Sputato dai lama, sputato sputato, spelato dalla contatrice, rapinato dalle gazze ammaestrate male, ingobbito dai cammelli, poi sputato dalla contatrice, spelato dai lama: ogni animale, ogni circense, oltre a quello che faceva di suo, oggi faceva anche quello che di solito facevano gli altri. Sono frustato nei sogni d’affetto dove regolarmente risveglio tagliato, a fettino, così come mi voleva la donna Forbice e così come mi voleva la donna Macchina e quella Borsa: investito, ma non nudo, un po’ indossato.

Andar fuori di testa


Un extraterrestre approda sul nostro pianeta, simile a noi m appartenente ad una specie che non ha mai rinunciato al pensiero critico, e non ha mai dato spazio ai pregiudizi, alle superstizioni, ecc. Gira per la città e vede case, uffici, persone, alberi che gli sembrano familiari. Ad un certo punto, si trova di fronte ad uno strano edificio piuttosto grande con la porta aperta. Entra, e d’acchito riconosce una sala per le assemblee (si usano anche da loro per decidere in comune il da fare). Sedute sui banchi ci sono delle persone che ascoltano attentamente un tizio di fronte a loro, su di una strana pedana. ET rimane sorpreso per il fatto che colui che parla è vestito diversamente dagli altri, con una palandrana a colori. pensa ad un funzionario (anche se i funzionari da loro hanno solo una fascia al braccio). Il tizio finisce di parlare e volge le spalle all’uditorio in un modo che sembra poco cortese. Gli uditori contemporaneamente si alzano e, tutti insieme, si mettono in ginocchio. ET comincia a non capirci più nulla, tanto più che essi si fanno uno strano segno tra la testa e il petto, e si raccolgono in meditazione. Pensa che l’oratore abbia detto qualcosa d’importante su cui vale la pena di riflettere. non capisce però di cosa si tratti perché ha sentito solo che raccontava la storia di un figlio che, allontanatosi di casa, ne aveva fatto di tutti i colori, e, al suo rientro, era stato festeggiato dal padre. Da loro è scontato che chi sbaglia paga. Se fosse stato al posto del fratello, che aveva sempre fatto il suo dovere, pensa che se la sarebbe presa anche lui. Sulla Terra evidentemente – pensa – il torto e la ragione vengono concepiti diversamente. Sta riflettendo su questo, quando vede che l’uomo con la palandrana si rivolge verso la statuetta di un uomo appaeso ad una croce, chiude gli occhi e comincia a farfugliare qualcosa. Un uomo quasi nudo, sia pure di gesso, appeso ad una croce lo fa rabbrividire. Ancora più lo sconcerta il fatto che l’uomo con la palandrangli parla come se non si rendesse conto che si tratta di una statuetta. Rivolge poi le mani al cielo, e si raccoglie in un atteggiamento che fa pensare che stia ascoltando qualcuno. Farfuglia egli stesso qualcosa, poi si gira con in mano una coppa di metallo. La gente si avvicina e uno alla volta trangugiano un medaglione esile esile che sembra fatto di farina e quelli che lo ricevono sembrano sdilinquirsi. Poi il funzionario torna al suo posto, e ricomincia parlare con la statuetta. Dopo poco, si rivolge agli uditori, fa un segno di croce, e questi dopo aver fatto lo stessogesto su di sé, se ne vanno alla chetichella.
ET non può fare a meno di seguire l’uomo con la palandrana e d’interrogarlo sulla strana cerimonia. Questi gli fa presente che ha asistito ad un rito, quello della Messa, che a suo dire, rievoca una storia vera accaduta secoli prima. L’uomo della statuetta è stato veramente crocifisso, pur non avendo fatto nulla. Il problema è che sembrava un uomo ma non lo era. Era l’emissario, o meglio il figlio del padrone dell’universo che gli uomini chiamano Dio, venuto sulla terra per scontare i peccati degli uomini. No, Dio non sta da nessuna parte. E’ invisibile, eterno e onnipotente. Con lui però si può parlare e se si è nelle sua grazie, ricevere risposte. Certo che gli ha parlato quand’era sulla pedana che definice come altare, certo che ha ricevuto delle risposte. ET non insiste a interrogarlo ulteriormente. Si chiede che cosa potrà riferire di questa storia quando tornerà dai suoi, presso i quali non esiste il termine follia. Dovrà inventarselo.