Nel suo lungo pensiero dentro è come specchiarsi in maniera distorta e confusa, come se fosse l’esatta altra faccia della medaglia, io sono il bracciale, lei la mia collana, una collana di espressioni splendenti, come il suo sorriso celato, i suoi occhi spalancati. Tutto così immensamente nascosto, ed è il tesoro che abbiamo dentro ognuno di noi, tutto insabbiato, dentro di noi, chiuso con un lucchetto. E’ magnifico quando qualcuno riesce a rompere il silenzio di quel lucchetto e a scoprire il tesoro. No, se si trova un tesoro non si trova un amico, si trova un amore. Rompimi la corazza che mi sono innalzato a creare attorno a me, rompimi, scavami dentro, scovami, raccogli quel prezioso oggetto. Ci sono persone che devono farsi violentare la ragione per riuscire ad amare. Per avvicinare le nostre anime dobbiamo sfiorarci piano, toccarci con il corpo, per sentirci vicini con i cuori abbiamo bisogno di toccare, toccare il fondo, il profondo, ed è stupendo toccare il fondo, quando questo fondo è l’interiorità di un’altra persona. Abbiamo bisogno di toccarci.

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Volevo scrivere un libero arbitrio anzi un libro al brio


Volevo contare alla rovescia ma durante l’acquazzone calcolare l’ammontare delle goccioline d’acqua che risalgono sopra mi era stato impossibile. I contatori dei rovesci si sono rotti. Fuori piove, dentro ho qualche dubbio, da qualche altra parte cadono gocce salate, hanno un prezzo elevatissimo, vengono dall’alto dei cieli per scendere al basso dei piedi, gocce di Chanel, sento il profumo di un numero dev’essere proprio il 5, scarpe inzaccherate e dolce nel piatto, scarpetta inzuccherata o magari a mezzanotte raccoglierò quella di cenerentola, la zucca, zuccosa, succosa, arancione. Fuori piove e dentro ho qualche dubbio.

Volevo scrivere un libero arbitrio anzi un libro al brio e poi anche magari uno al bivio tra l’incrocio di un uomo e una mezza donna sulla strada al confine con i marciapiedi come lucciola defunta, spenta.

Questa è una bozza. A penna fatta con la testa contro un muro di gessetti, a testa ingessata, scritta pop su un muro hip, sono un graffittaro, in fondo sono artista da strada. Uno stradista distratto, volevo essere uno standista alle fiere degli animali, una libera fiera, infuriato come cavallo del West, Wisconsin, Massachussetts e chi più stati ha ne metta per creare un nuovo sogno Americano.

Violentare alti cumulonembi


Un vetro divide l’occhio che vede dalla mano che prende, poi, adagiato su di un pianoforte, ha coinciso col rumore della distrazione di massa, coperto dagli applausi senza mani, come andando in bicicletta da ragazzi.
Nessuno le può asfaltare: cosa sono?
Qualcuno è riuscito a catramarlo: cos’è?
Le razzie di capelli cresciuti, son pari solo alle adozioni della forbice contadina: basta tagliar corto!
L’edema assume un nuovo respiro, le galline saltano, incuranti delle mire anti uovo: non è ancora giorno.
Chi spedisce francobolli lecca le mani dei cani poveri e misura i marciapiedi che separano la via dal ritorno.
(Discorso da impostare appunto.)
Essere celeri sgomenta, essere eroi annerisce, chi di colore perisce di grigio scurisce. Mastica bene, e cerca di scoprire se grandina sotto le porte, i generi più vari sono in agguato, le modiche quantità aumentano, e i più s’accaparrano percentuali divine nel giorno del supplizio. Giudicare è considerato arte, scrivere viene visto come una forma di action petting, ma tanto l’amore non (ci) arriva, la miccia è troppo corta, la polvere è bagnata, e Volfango usa il rollio dell’amaca per addormentare il ventre bambino, senza bisogno di tornare femmina di imprevisto, proprio in quel fango.

Mancato


Essere uomini mancati non vuol dire necessariamente aver schivato una pallottola.

Non riuscire ad arrivare al tuo appuntamento non necessariamente mi rende un uomo mancato.

Morire non necessariamente mi rende un uomo mancato.

Venire a mancare probabilmente mi rende una preda che sfugge alla mira.

Non mi sento un uomo mancato anche se tu tesoro mi manchi sempre.

In inglese man care è la mia cura personale.

Non ho paura se mi manca il coraggio. Il coraggio ha paura se io manco a lui.

Ma in qualcosa sento di stare mancando. Non è svenire.

Mi manca il profumo delle tue mutandine rosa. Ora ricordo.

Invidia


I peccati di un’intera nazione, un’intera civiltà.

L’invidia è il mio peccato capitale e pensare che ho anche i peccati provinciali: lussuria, accidia, limortaccitua, chetepossino, dammelalamela. Ci dev’essere un’intera nazione di peccati, uno stato capitale, noi ci viviamo sopra perché non peccare? Perché peccare ci fa sentire in colpa, ma che colpa abbiamo noi se prima ce ne danno la possibilità e poi noi non prendiamo la colpa al volo, magari prendendola alla gola senza troppo strozzarla, un peccato di gola alla colpa, un colpo di gola, ma di gola profonda e in cui non centri nulla la golosità, magari un po’ d’avarizia e per quella basta addolcirsi la lingua con liquirizia che fa mandare tutto giù, anche il boccone più amaro. Lucano. Bere è un peccato o conduce semplicemente alla morte di chi si rode il fegato di rabbia? Rodersi il fegato è un problema da alcolisti anonimi e il radersi è la soluzione ai troppi peli sulla lingua? E lei continuava ad avere il muso. Ma continuava ad avere anche occhi e bocca. In pratica non cambiava mai la sua aria e dentro di lei non si respirava molto bene infatti. C’era puzzo di chiuso in lei. Preferisco chi pecca all’aria aperta, perlomeno te la da a vedere. Bisogna sempre vedersela da soli con se stessi alla fine o anche con se stesi sul letto. Nessuno te la da a vedere così tanto per dare. Lussuria. Godi piano ma godi godi. E sarebbe un peccato di superbia godere solo per se stessi. C’è chi ara e c’è chi ira, e naturalmente chiare, fresche, dolci acque. Battisti e Mogol. Eppoi ai sette nani arriva la rabbia di non riuscire a colpire il principe azzurro allo stomaco perché troppo bassi, e l’ira si sa, colpisce allo stomaco, ottima pugile che spesso fa rima con gelosia. Gola e gelosia, un binomio imprescindibile. Se io ti ingurgito non vorrò mai che nessun altro lo faccia al posto mio, sono geloso delle cose che ho dentro. Gelosissimo. Golosissimo. Levissimo.


Siamo anime in pena. Sinceramente siamo anime che fanno pena. E dissi io una volta a te che vale la pena vivere ma non vale la pena di morte. Pena l’esclusione dal mondo dei beati che si distingue da quello dei beoti. Il sonno è un lontano ricordo. Ricordi i sogni? Riesci a ricordare i nostri sogni? Ci insegnavano a svegliarci la mattina per fare bene le cose il pomeriggio e poi la sera tornavano qui da noi, i sogni ci insognavano. Ci insognavano a vivere. Emozionaci. Torna a farci sentire. Che il tatto si è disperso, come il calore in queste ore, sento il freddo sui polpastrelli, come nella notte d’inverno girano neri i pipistrelli. Le mie mani volano e non toccano più, perché non sono più sulla terra. Né con mani e né con piedi per terra sempre a qualche millimetro da terra. Riesci a vedere oltre l’orizzonte? Riesci a percepire il confine che non c’è? Dove ci porteranno le nostre regole senza regole, come case senza tegole, ci piove dentro di noi, l’acqua scende e siamo sempre bagnati fino ai piedi, stiamo morendo mia cara, stiamo morendo come lacrime nella pioggia. Non si avverte più il sole accenderci la faccia. Ci stiamo bruciando da soli, questo è il nostro lavoro in questi giorni, ci stiamo spegnendo, siamo candele.