Camelia


Hai gli occhi dolci, più dolci di una cerbiatta,

s’intravedono tra mille altri per grandezza e splendore

così come si avvicinano da lontano

ammantati da un vello d’oro

i capelli che si posano leggeri sulle spalle

e sfiorano lo sguardo e le gote

la tua pelle è bianca e di alabastro

ora appari angelo altre volte diavolo

e il tuo canto è sempre melodioso come sirena

il tuo parlare pacato e dolce, squisito da ascoltare

entrano dentro di me i tuoi suoni

e fanno inebriare di indicibili stupori

sei leggiadra e tenera quando cammini,

sensuale e docile nei movimenti

ma è nei tuoi occhi e nella tua bocca

che sono sprofondato più volte

i tuoi infiniti occhi dolci che mi sussurravano

di tornare a dormire sul tuo grembo

e tra le tue labbra di dolcezza smisurate.

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“Amatevi, ma non tramutate l’amore in un legame. Lasciate piuttosto che sia un mare in movimento tra le sponde opposte delle vostre anime. Colmate a vicenda le vostre coppe, ma non bevete da una sola coppa, scambiatevi il pane, ma non mangiate da un solo pane. Cantate e danzate insieme e insieme siate felici, ma permettete a ciascuno di voi d’essere solo.”

(Kahlil Gibran)

Non legatevi come corde ma scioglietevi come neve al sole, come panna sulla lingua, lasciate sempre che la porta del vostro cuore sia aperta e pronta a cogliere e raccogliere, a mietere e a seminare, a seminare la polizia e a seminare la zia che vi ha colto in fragrante, già, proprio in fragrante compagnia, non dimenticatevi dell’amicizia che vi circonda ma voi fatevi spazio tra di essa per crearvi la vostra unica strada, non dimenticate i parenti, i genitori e le gemelle Kessler, accendete una candelina per ognuna di loro, prendete un fucile per ogni Raffaella Carrà che incontrate. Non cercate di incontrare la Incontrada che lei è già un po’ Vanessa e vaneggia pure. Mangiate il giusto e non ingoiate il rospo per poi sputare lo sbagliato, non aggiungete zucchero al caffé nonostante la vita possa sembrare già troppo amara, non bevete l’amaro, ma fate grossi sorsi d’amore e sorrisi felici. Fate bambini se potete ma senza moltiplicarvi, basta fare la somma di uno più uno, non compratevi troppi regali che se l’euro è alle stelle noi siamo rimasti alle stalle. E se pensate che stia arrivando un nuovo anno vi sbagliate, questo sarà più vecchio di prima, pensateci bene, avrete un anno in più, quindi decidetevi di vivere meglio, possiamo farcela tutti insieme, lasciamo l’Italia e andiamo sulle isole (ogni riferimento è puramente casuale), non baciate le mani, non baciate le guance, i baci si danno direttamente in bocca, soprattutto non imitate il Papa, mai baciare per terra, baciate verso il cielo, le stelle, la luna, e tutti gli altri astri. Buon anno, buon Natale, buona vita.

Poteri normali ma anche di più, tipo dubbi sui miracoli e loti nei letti


Lei ha sognato i lidi, io già immaginavo le liti e lo stare in mezzo all’acqua a sfogliare i fiori di loto, meditando col pensiero vagabondo un cantico che fosse davvero intonato con la sua tunica da cerbiatta e i suoi occhioni di colomba, e pensai al re e alla regina che s’incontrano al cospetto di un sovrano superiore, o forse il cantautore universale, il soprano che ci dona delle note del destino per comporre il nostro film musicale personale, come se fosse tutta la nostra vita una perfetta sincronia, tutto un suono melodioso, una colonna sonora portante e importante fatta apposta per noi, un po’ fata, davvero anzi, molto fata, leggiadra e spensierata come le belle raggelate nei boschi e che brividi questi giorni, con i fiocconi di neve e quelli dei regali, ma tutto sembra che debba sciogliersi, scaldarsi, mescolarsi. Che minestrone che abbiamo combinato e lo sappiamo che ne varrà sempre la pena, perché per toccare lassù ogni tanto bisogna buttarsi un po’ giù. Sarà così, che forse tutto questo nostro percorso sarà un luna park, tu luna park, io sole park, perché a me piace divertirmi di giorno e non dormire la notte. Oh se lo sai tu, bella tra le belle. Sono stato un sole park e tu il luna park, e nell’insonnia con te vicino ti ho sognato senza aver bisogno di chiudere gli occhi.

Gli Uomini Vuoti, Dan Simmons


Gli Uomini Vuoti, Dan Simmons

Il protagonista è un telepate che percepisce il brusio delle altre menti, e che dopo la morte di sua moglie, anch’essa una telepate che da quando si erano conosciuti aveva attenuato il suo dolore, cade in una profonda crisi dalla quale uscirà grazie a quella che è l’idea centrale del romanzo.

Infatti riuscirà a riunirsi a sua moglie in un modo veramente insolito: le loro menti nel finale si ritrovano a vivere virtualmente nella mente di un ragazzo in stato di coma:

“…Esistiamo tutt’e due come una coppia di personalità ologrammatiche scarabocchiate nella mente di questo ragazzo…Noi siamo veri perchè la nostra struttura olografica è intatta, ma tutto il resto è un artificio che Robby ammette…” “Da come lo dici, sembra che parli di Dio” “Jerry…in un certo senso lui è Dio. Almeno per noi.”

Dan Simmons

Le isole non sono sole, ma soprattutto quello, il sole!


L’uomo vero non esiste. Un po’ come l’uomo nero. Se lo inventano ogni tanto le donne per giustificare di aver scelto un altro. Io cerco l’uomo nero e secondo me è ancora possibile trovarlo. Dovrebbe trattarsi di Babbo Natale quando scende dal caminetto. Più uomo nero di così si muore. Ma in realtà noi uomini pensiamo che ci siano anche donne vere, sogniamo la principessa nel bosco che dorme e vorremmo svegliarla, ma lei in realtà è in coma profondo. Ma la donna vera cos’è? Non esiste neanche lei. Esiste la bella addormentata nel bosco, o quella rimasta nel letto. Dobbiamo chiarirci le idee: noi in fondo siamo tutti falsi, uomini e donne, siamo dei falsi coniati alla banca dei semi, quelli di girasole. Ognuno nella sua falsità ha una profonda verità e brilla costante. Brilla così tante volte come se fosse ubriaca quella stella che mi gira intorno. Brilla, ubriaca, completamente. Teniamoci la mano. Le isole non sono isolate, non sono lontane, ti raggiungerò l’ho sognato.


Nel suo lungo pensiero dentro è come specchiarsi in maniera distorta e confusa, come se fosse l’esatta altra faccia della medaglia, io sono il bracciale, lei la mia collana, una collana di espressioni splendenti, come il suo sorriso celato, i suoi occhi spalancati. Tutto così immensamente nascosto, ed è il tesoro che abbiamo dentro ognuno di noi, tutto insabbiato, dentro di noi, chiuso con un lucchetto. E’ magnifico quando qualcuno riesce a rompere il silenzio di quel lucchetto e a scoprire il tesoro. No, se si trova un tesoro non si trova un amico, si trova un amore. Rompimi la corazza che mi sono innalzato a creare attorno a me, rompimi, scavami dentro, scovami, raccogli quel prezioso oggetto. Ci sono persone che devono farsi violentare la ragione per riuscire ad amare. Per avvicinare le nostre anime dobbiamo sfiorarci piano, toccarci con il corpo, per sentirci vicini con i cuori abbiamo bisogno di toccare, toccare il fondo, il profondo, ed è stupendo toccare il fondo, quando questo fondo è l’interiorità di un’altra persona. Abbiamo bisogno di toccarci.