Categoria: Uncategorized


Nessuno era così scemo da preoccuparsi se tornavi con le ginocchia sbucciate dopo ore fuori casa
Ovviamente senza telefono.
Quando ero bambino le cicatrici davano status.
Lealtà e onore anche.
Se fra maschi ci scontravamo a pugni per la strada e un gruppo era di cinque e uno di sette.
Due si facevano da parte perché questo dava più status che vincere.
Poi sono arrivati gli status symbol che si comprano coi soldi, e quando in cinque si incontrano con sette, quelli che hanno il cellulare e l’orologio più costoso hanno vinto senza nemmeno combattere.
Così le persone hanno iniziato a vendersi lealtà e onore per uno smartphone.
Queste persone sono ormai tanto flippate e sconnesse da cosa sia lo status reale che mi vedono con l’autista assistente o con una bella ragazza e credono sia questione di soldi.
È questione di cicatrici, onore, lealtà.
Di buono c’è che non dobbiamo scannarci per ottenerli dagli altri.
Che non li stampa la banca centrale.
Che ognuno può ottenerli.
Di brutto c’è che chilo per chilo costano molto più dell’oro e che non sono pagabili a rate.
Ma tutto d’un pezzo.
Ogni maledetto giorno.

Tra donna e uomo, I


Nella donna l’amore è una potenza, una potenza generatrice, tettonica, quando l’amore si manifesta in una donna è uno dei fenomeni naturali più imponenti di cui la natura possa offrirci spettacolo, è da considerare con timore, è una potenza creatrice dello stesso tipo dei terremoti o degli sconvolgimenti climatici, è all’origine di un altro ecosistema, di un altro ambiente, di un altro universo, con il suo amore una donna crea un mondo nuovo , piccoli essere isolati gorgogliavano in un’esistenza incerta ed ecco che la donna crea le condizioni di esistenza di una coppia, di una nuova entità sociale, sentimentale e genetica, la cui vocazione è proprio quella di eliminare ogni traccia di individui preesistenti, tale nuova entità è già perfetta nella sua essenza, come aveva capito Platone, a volte si può complicare strutturandosi in famiglia, ma questo è quasi un dettaglio, contrariamente a ciò che pensava Schopenhauer, in ogni caso la donna si dedica interamente a questa missione, vi si immerge, vi si dedica come si suol dire anima e corpo, e comunque per lei non fa molta differenza, per lei la differenza tra anima e corpo è solo un cavillo maschile senza importanza.
A questo compito, che in realtà non è tale, non essendo altro che la pura manifestazione di un istinto vitale, sarebbe pronta a sacrificare senza esitazione la propria vita.

L’uomo, all’inizio, è più riservato, ammira e rispetta quel turbine emotivo senza capirlo del tutto, non gli sembra il caso di fare tante storie. Ma a poco a poco si trasforma, a poco a poco viene risucchiato dal vortice di passione e piacere scatenato dalla donna, per l’esattezza riconosce la volontà della donna, la sua volontà incondizionata e pura, e capisce che tale volontà è in sé buona, in cui il fallo, nucleo del suo essere, cambia statuto diventando altresì la condizione di possibilità di manifestazione dell’amore, dato che l’uomo non possiede altri mezzi, e questa strana alterazione fa sì che la felicità del fallo diventi uno scopo in sè per la donna, uno scopo che non tollera restrizioni. La vita senza donna diventa impossibile e a quel punto l’uomo comincia ad amare.

Perciò l’amore nell’uomo è una fine, un compimento, e non, come nella donna, un inizio, una nascita. Ecco cosa bisogna tener presente.

Sua altezza poverissima


E’ alta, bionda con gli occhi chiari. Ma è alta solo quando indossa i tacchi da 20 cm altrimenti a piedi nudi, ed ho avuto il piacere di constatarlo, è più bassa di me, forse un metro e sessanta, eppure i tacchi la trasformano in una stangona altissima con didietro che farebbe girare la testa di qualunque uomo sulla terra. Mi chiama “amore” e “tesoro”, ad uno che non conosce la storia potrebbe sembrare carino in realtà, proprio dietro la parola “tesoro” si cela un perché. Tesoro perché la riempio di quattrini ogni volta che ci vediamo eppure sembra sincera ma è sbadata, scostante, addirittura un po’ cafona. Avevo deciso di smettere di incontrare gatte morte che non sono neanche in grado di decidere che giorno è oggi anche guardando il calendario, così avevo optato alla ricerca disperata di una donna espansiva, ma non “expensive” ed invece ti ritrovi sia con l’espansione che con il portafoglio sempre più “cheap”. Maledetto inglese. Dovrebbero vietarlo nel nostro paese così come fanno i francesi anche se esagerano, ma fanno benissimo. Forse quando lo dice o lo scrive lo crede davvero. Forse anche quando lo faccio io. Probabilmente è tutto vero e semplicemente non ci sono testimoni né celebrazioni pubbliche che fannodi noi due degli imperfetti amanti per questo tempo indefinito della vita che mi scorre nella linfa della solitudine che ho appreso e che sto finendo di apprendere. Vorrei qualcuno che mi dicesse “sai scrivere davvero bene”. Ma poi ti ritrovi con delle Muse che neanche sanno leggere. E’ il Destino. Dicono che Destino significhi Carattere. Dicono che il carattere sia il tuo destino. Che razza di carattere ho? Probabilmente è di merda visto il Destino.

La morta


Perché fino ad oggi sei vissuto nel mondo degli oggetti. Pensi che le persone siano oggetti che possano essere collezionati e che durino in eterno come i soldatini che abbiamo tutti nelle nostre soffitte. La natura invece è effimera: muore, cambia, si trasforma. E’ un eterno flusso e non è mai uguale a se stesso. La società moderna invece ti ha voluto a tutti i costi inculcare nella mente che un oggetto e addirittura una persona possa essere qualcosa che duri al di là del tempo, come una statua o un Dio, o semplicemente un oggetto qualunque.

Nulla è per sempre, tutto cambia, tutto si trasforma, a tutto bisogna adattarsi perché è nella natura che siamo stati forgiati e non nell’acciaio.

La straniera


Una donna scura, magra, snella, con i capelli lisci e scuri come gli occhi, non completamente neri, di un castano profondo e piccoli non enormi, non in grado cioè di osservare con pienezza il panorama degli spiriti e dei corpi che si potevano presentare durante la giornata e forse una certa incapacità di stabilire un ordine e un controllo nella propria vita, ma direi di più, un controllo sui propri pensieri disordinati, un certo caos interiore che cercava di riordinare attraverso il suo lavoro di badante ordinaria. L’ansia le si manifestava tutti giorni come una forma di nervosismo e di fretta.
Direi esclusivamente una forma di stress che cerca anch’esso di tenere a freno, come se, nonostante tutto volesse partire a tutti i costi, in quarta, attraverso una strada dritta per scappare via da qualcosa o peggio da qualcuno. E’ questa che è stata la mia impressione. Una vita ormai dedicata completamente, credo, più alla propria giovane figlia che al proprio più vecchio marito.
Questa è un’altra storia.

Lo spalatore di neve zoppo


l’ho visto affacciandomi alla finestra. In una mattina di un freddissimo e innevato gennaio dove i comignoli sbuffavano nuvole grigie che affannosamente salivano al cielo. Lungo la strada che esce da sotto il mio portone si affannava con un’enorme pala appesa alla spalla con un braccio, dondolandosi ad un lato quasi come un ubriaco, in quella sua tenuta arancione e gli scarponi vecchi e logori. Dondolava come un animale ferito ma allo stesso tempo pronto ad aggredire verso i cumuli enormi di neve dove cani randagi e imbastarditi cercavano affannosamente con le zampe qualcosa da cui cavarci fuori come se in quei cumuli ci fossero nascosti chissà quali tesori. O pezzi di carne. Carne cruda. Carne umana sanguinante, nascosta dalla miseria, dagli uomini che non ce l’hanno fatta, da quelli che non sono riusciti a sopravvivere e da quelli che non sono riusciti a scappare. Mi è parso infatti di intravedere qualcosa di color vermiglio gocciolare da quei cumuli, può darsi che sia stata un’allucinazione o un effetto della neve sul vetro della finestra.

Ciondolante l’uomo zoppo ma veloce cercava in ogni dove gente che potesse aiutare con le sue enormi braccia a spalare un po’ di neve da terrazze e balconi per un tozzo di pane e qualche buona bottiglia di vino forte. Ciondolante si arrampicava con i suoi stivali logori lungo quella collina di case sperdute e infette dalla miseria che aveva colpito il paese. Con la sua barba grigia, quasi bianca, un Babbo Natale sprovveduto cercava qualcuno che gli regalasse un po’ di calore per il suo aiuto.

Guardando quelle case, si osservavano solo finestre spente e nessuno mai che si affacciasse al guscio della porta.

La gente che era rimasta era morta molti anni prima degli altri, che più svegli, fuggirono prima che la condanna della piaga contagiasse del tutto ogni angolo di quel paese marcio e maledetto.

Lassù, su quella collina i cani continuavano a cercare nei cumuli di nevi. Erano rabbiosi e incattiviti. Le loro zanne gialle erano avide come quelle di un’animale lasciato scappare via dall’inferno.

Questa era la situazione fino al 7 gennaio 2019. Rifugiatomi in casa non potevo far altro che osservare gli eventi e prenderne nota.

Dimitrius A. 

Passato remoto di Essere


Da uno Stato che si nutre del gioco d’azzardo per ingrassare le proprie tasche, già colme delle angosce altrui, non possiamo aspettarci nulla di buono.
Lo Stato mente, è lui per primo a bleffare. Prima vi invita a giocare con il così detto gioco responsabile e poi… vi invita a curarvi.
C’è uno Stato che decide di scommettere sulla nostra pelle e che affonda esatto in una delle piaghe più dolorose che l’epoca contemporanea conosca: il panico.
Il panico è il potere dato ai giornalisti, ai telegiornali e alle pubblicità su internet: servono a suscitare il panico dopo la calma.
Solo in questo modo si può tenere la volontà di ognuno in un perenne contenimento e condizionamento delle masse.
Solo mantenendo viva la dicotomia vincente/perdente.
Uno Stato che è sempre e di più participio passato di Essere.