Categoria: teatro

Sospiro


Mi uccide il pensiero di non poter esser pensiero

e così volare e convolare nella tua mente come fossi vento

ogni volta che ti vedo mi reinvento qualunque idea

ma ogni tuo sguardo non rende mai giustizia

al mio cuore bandito per sempre nei campi di proiettili

dove sfrecciano gli indiani e le loro punte

rotolano rovi appuntiti a forma di cuore trafitti di spade

che dura lotta che eterna guerra questo nostro sospirare

insieme attaccati come lottatori, travolti, sconvolti,

lungo ogni duna di questo deserto ed ogni oasi nei tuoi occhi

la tua bocca è l’unica fontana dove prendere ossigeno

non farmi soffocare, non strozzarmi, mordimi

e lasciami un segno indelebile, un tatuaggio vigile,

che sia una freccia ad indicarmi la via che mi porta

ad aprire la finestra dove ti ammiro ogni sera.

La luna cala nel deserto e i miei occhi guardano la stella

a sinistra. Lasciamo il tempo scorrere in sospiri.

Gap Associazione presenta “to Play” ed il teatro domestico vince ancora – Vasto 24


Di: 

Ancora una volta magnifico, emozionante e molto reale. Questo trio di sensazioni, viene  fuori da una serata, quella di ieri, all’insegna dell’arte scenica riprodotta attraverso l’originale riadattamento dell’opera di H. Pinter “Old Times” in cui  il dialogo tra Anna (interpretata da Paola Ciuffetti), Kate ( interpretata da Adriana Di Iulio) e Deelei ( interpretato da Nicola D’Adamo) viene interrotto ed amplificato da tre monologhi di tre personaggi ( interpretati da Maria Lucia Cappella, Eleonora di Nolfo e Andrea Trofino) essenzialmente lontani per costume e realtà, ma molto vicini al messaggio che le tre facce descritte da Pinter vogliono dire.

La scena, già del tutto pronta all’arrivo in casa degli spettatori, è pronta a dar il via alla sequenza drammaturgica che, per natura, già incorpora manifestazioni di semplice quotidianità. Sono proprio Anna, Kate e Deelei a rubare l’attenzione dello spettatore che viene catapultato nel mondo che Pinter ci vuole descrivere e che, attraverso il dialogo e l’umorismo, rende forse chiara l’intenzione dell’autore. Poi, quando all’atmosfera narrativa, si aggiunge un tocco originale dato dall’interruzione e dall’arrivo di un personaggio diverso ( quello tratto da “Pazzo d’amore” di S.Shepard) che amplifica, attraverso un’ottima interpretazione di Maria Lucia Cappella, l’essenzialità del momento scenico, lo spettatore facilmente può ancora meglio dedurre il senso della scena. La narrazione poi riprende senza avviso, facendoci subito tornare al momento precedente, ma esponendo adesso ricordi, nostalgie e doppi sensi che rendono chiara la situazione presente di tre personaggi che mutano, per poi tornare al principio; che amano ricordare, ma guardano il presente con amarezza; che scrutano tra le inconsce volontà che all’interno di una società di stampo borghese, è difficile e quasi impossibile comunicare. In tutto questo elenco di ricordi dei “vecchi tempi”, come il titolo dell’opera già suggerisce, entra in scena un altro personaggio ( tratto da “Terrore e Miseria del terzo reich” di B.Brecht e interpretato da Eleonora Di Nolfo) che fa da cornice e da flusso di concetto, a ciò che nella vicenda dei tre attori sta già prendendo forma. C’è poi ancora spazio per azioni e dialoghi che sembrano voler trascinare mille simboli e mille analogie con ciò che nel quotidiano potrebbe passare in secondo piano, ma che in Pinter acquista un ruolo primario. È il caso dello stacco tra lo “ieri” e ”oggi”, tra l’amore o l’attrazione tra un uomo ed una donna, e l’amicizia (o forse anche qualcosa di più) tra due donne, quindi la follia del passato e la stabilità del presente. Non poteva meglio farci capire questo anche e soprattutto il personaggio che s’imbatte all’improvviso in scena (tratto da Luther di J. Osborne e interpretato da Andrea Trofino) e che in un monologo  unisce alla voglia di cambiamento, quella di comunicare anche a chi principalmente non ha i mezzi giusti per farlo. Lutero si rivolge a coloro che non sanno il latino e non potrebbero capirlo, e che bisogna parlare a tutti, quindi in un modo accessibile a tutti. Nell’ultima parte della vicenda dei tre volti Anna, Kate e Deelei, sono i silenzi, i movimenti e ciò che lasciano trapelare, a governare il finale della scena che termina con una luce che si spegne ed il buio accompagna gli applausi del pubblico presente.

È stato l’ottimo lavoro degli attori, ma soprattutto della direzione artistica ( Maria Cristina Minerva e Marco Ercolano) ad emozionare ed incantare le fortunate persone presenti. Saranno impegnati per una settimana sia gli attori che la direzione artistica, i quali porteranno in scena questa performance fino al 21 di luglio. Ancora una volta il teatro domestico dimostra la sua forza ed il suo valore, e la domanda sembra volerci far riflettere sul come il teatro fatto di poche cose materiali, ma di gigantesche formule comunicative e di significato, possa entusiasmare e soprattutto far pensare, cosa abbastanza rara  di questi tempi.

Gap Associazione presenta “to Play” ed il teatro domestico vince ancora – Vasto 24.

Memorie: scena finale, “A un passo dall’abisso”


Entra in scena. Prende una lattina di Coca Cola. La apre. Beve un sorso. La poggia sul tavolo. Si sfila la giacca. L’appende alla sedia. Estrae la pistola. La poggia sul tavolo. Poi, prende un diario e una penna. Si siede. Beve un sorso di Coca. Scrive sul diario.

Ad un certo punto legge ciò che scrive:

I giorni sono tutti uguali. Tutti uguali. Tutti in fila come inutili soldatini.

Smette di scrivere. Pausa riflessiva. Dice:

Devo fare qualcosa per cambiare questo schifo.

Allora guarda la pistola. La prende. L’accarezza con cura. Estrae dalla tasca un fazzoletto. La pulisce. Si alza continuando a pulire la pistola. Verifica che sia piuttosto lucida. Ripone in tasca il fazzoletto. Poi, punta la pistola contro lo specchio. Contro il bastardo magnaccia che andrà ad uccidere. Dice:

Eravamo nella casa di campagna di mio zio. Ero poco più che bambino…

Lui ne aveva appena sgozzato uno, proprio davanti ai mie occhi…

il sangue colava sul pavimento e quello sbatteva le zampe avanti e indietro, avanti e indietro…

tum, tum, tum, tum…

Poi, di colpo, ha sbarrato gli occhi. S’è messo a tremare. Le zampe si sono irrigidite.

Mi guardava negli occhi come a dire: Perché mi fate questo?

Perché mi fate questo.

A questo punto, fa una pausa di riflessione. Abbassa l’arma. La rinfodera dietro la schiena. Va verso il tavolo. Dietro la sedia. Si infila la giacca. Mette a posto la sedia. Prende il diario. Lo ripone. Prende la lattina fa un sorso. La poggia sul buffet. Prende una pillola. Fa un sorso.

Poi dice:

Non c’è nessuna differenza tra un uomo e un coniglio, fottono e crepano allo stesso modo.

Fottono e crepano allo stesso modo.

Esce di scena.

 

 

Atto I – Scena V


Entro in scena. Cammino a granchio, un po’ a destra, un po’ a sinistra, indietro e avanti. Mi avvicino al tavolo e ingoio i tranquillanti che vi sono poggiati. Li butto giù con della birra presa da una lattina, mi scuoto la testa e il collo per farli scivolare nello stomaco più rapidamente. Sono a petto nudo, la testa rasata. Prendo la pistola che si trova vicino alla foto della donna di cui mi innamorai e vicino alla Bibbia di cui non ho mai letto una parola.
Mi siedo e inizio a fissare il televisore spento, faccio qualche giochetto con la pistola e ogni tanto mi viene una strana smorfia di sorriso sul volto.
Su quello schermo vedo lei e uno stronzo.
Punto la pistola in alto vicino alla tempia, allungo una gamba fino al televisore, lo butto giù col piede, cade ed esplode in una nuvola di fumo.
Mi alzo, mi guardo allo specchio e dico: “Brutti bastardi”.  Apro la Bibbia, ma non la leggo, non è mai servita a nessuno eppure la mettono in ogni stanza di hotel di tutt’America.
Mi affaccio alla finestra sempre giocherellando con la pistola, sposto le tende. Sono sempre lì quei bastardi con le macchine, sempre lì, eterni, non scompariranno mai. Punto la pistola e faccio finta di tirare un colpo.
Mi pulisco gli stivali e ci lego con dello scotch un coltello affilato all’interno. Potrebbe servire.
Prendo un altro tranquillante ingoiandolo senz’acqua. Dico, dovrei smettere, dovrei irrigidire i muscoli, diventare sveglio, irrobustirmi. Dico che è ora di svegliarsi. Dico che è ora di alzarsi e uscire fuori se voglio ammazzare la gente che ha rovinato questo mondo.

Bang. Bang. Bang.

Lo dico, ma la pistola resta muta.

Intervista


La mia più grande paura è la solitudine ma è una paura già collaudata in quanto già sono solo. Mi è difficile trovare una donna che mi accetti per quello che sono. Un tipo stralunato che non dorme la notte e preferisce guardare le stelle ad occhi aperti per farsi tanti castelli in aria e il mattino dopo non capire niente.
Vorrei fuggire in un posto come le Bahamas, lontano da questa città piena di merda, di puttane, drogati e politici corrotti che infestano i marciapiedi tutte le notti per insozzarli con i loro piedi da star, almeno lì le impronte le lascerei sulla spiaggia e forse conoscerei anche qualche bellezza locale, qualche stella marina piuttosto che quelle del cielo.
Così magari potrei mostrare anche la parte migliore di me stesso, ah ah ah! Sì, quel mio profilo sinistro, quello dove si vede anche il neo! Sto scherzando. Mostrerei il modo in cui riesco ad essere dolce e buono, il modo come riesco ad amare le donne a differenza di quei brutti bastardi che le maltrattano e le picchiano. Sì, credo che nessuno saprebbe amare come lo farei io. Ma forse è solo una grossa cazzata.
Perché a volte è il mio lato peggiore che prende forma ed è quella parte di me che resta in silenzio di fronte alle ingiustizie, s’irrigidisce e  s’incazza davanti alla sporcizia di questo mondo. Forse il mio lato peggiore è la barriera del silenzio che mi si contrappone al contatto degli altri, benché alcuni dicano anche che il silenzio è d’oro e che senza non si può ascoltare davvero.
Forse è anche per questo che amo tanto le donne, perché loro riescono a vedere cosa c’è oltre gli occhi di un uomo che parla poco, loro possono prenderti l’anima e buttarla via, oppure prendertela per leggerti dentro, infilarci le mani e toglierti il cuore. Ecco, è che a me piace restare senza cuore nel senso che mi piace darlo, in fondo il mio cuore è esattamente come una puttana e batte sui marciapiedi.
Ed è per questo che la cosa che mi da noia di più adesso è aver perso l’occasione di poter amare ed essere amato da una donna davvero speciale, una donna a cui però forse non piacevano molto i film porno… peccato! Ma un giorno forse andranno alla grande, ah ah ah!
C’è questa ingiustizia che mi perseguita e che perseguita il mondo. C’è sempre, e credo sia tutta colpa dell’uomo stesso. Non sopporto l’ingiustizia ed è in questo che l’uomo è così miserabile, non si rende conto del male che si fa da solo, con le proprie stesse mani. Si strangola e soffoca tra le proprie dita.
Vorrei rinchiudermi nella stanza di un Hotel. E’ lì che ho vissuto i miei momenti migliori, ore agognate di passione e amore, di attese. Più lunga si faceva l’attesa e maggiore era la ricompensa che poi potevo ottenere nel poterla guardare negli occhi e accarezzarla. Erano attimi di amore puro. Con la schiuma del suo cappuccino sulle mie labbra, sorridendo insieme durante la colazione a letto la mattina. Momenti magici che non torneranno.
E poi, uscito da lì, di nuovo al mio fottutissimo lavoro, avrei preferito qualcosa di meglio, qualcosa che potesse rendere felice anche lei. Mi piace indagare dentro le persone, chissà, forse mi sarebbe piaciuto fare il medico o lo psichiatra, per riuscire a leggere tutti dentro, come se fossero libri, storie mute da raccontare impostando i sottotitoli.
Ed è per questo che apprezzo l’onestà, la sincerità. E’ ciò che ci rende veri uomini, le bugie, quelle le dicono soltanto i bambini. Se vogliamo essere veri uomini dovremmo essere sempre onesti, soprattutto con noi stessi. Io non so se sono onesto con me, a volte mi sento illegale. Il mio cuore è illegale perché vuole fuggire da questo Stato, il mio cuore è come una puttana.
Diciamo anche da questo stato di cose. Per ritrovarmi con una donna che sappia essere allo stesso tempo sia dolce che sensuale. Una donna deve saper comunicare con il proprio corpo, deve sapersi muovere. I suoi sguardi e il suo modo di camminare fanno di una donna una vera donna. Gli occhi che sanno parlare a quelli muti di un uomo quando s’incrociano gli sguardi vicendevolmente.
E così ritrovarsi in una casetta, magari in collina o vicino al mare, dove un giorno potrei ritrovarmi con tanti bamboccetti che mi ronzano intorno. Ci giocherei con la mia pistola finta, bang bang! Presi!
E’ solo questo che voglio. E per ottenere i propri sogni bisogna svegliarsi.

Il mormorio interno di Travis


Buongiorno Travis. Pensi ancora a lei? Davvero non fai altro. Vedi ti affacci alla finestra oggi.Vaffanculo, ci sono altre finestre fuori e dietro ogni altra finestra una donna che scopa con un uomo o che meglio si fa scopare. Che puttane, sono tutte puttane. Luridi, stronzi figli di puttana anche loro, i maschi che le scopano. Soprattutto loro sono dei pezzi di merda che le trattano come schiave e loro, le donne che io amo o forse penso di amare che si fanno usare come pezze per pulire il pavimento. Scopate. Bastardi, li ammazzerei tutti. Vero Travis che ammazzeresti tutti se solo possedessi anche una pistola automatica, oppure un fucile di precisione? Mi guardo allo specchio, dico beh, non sono male, ma non mi riconosco. Penso e catturo quella parola, come ispirazione, la racchiudo in una nuvola e la porto via e mi chiedo se il tipo allo specchio ce l’abbia con me, se davvero si voglia avvicinare e farmi male. No, no, il governo, i santi, i preti, dovrebbero finire tutti nella fossa è questo che pensi Travis? Ognuno pensa ai suoi loschi affari egoisti e nessuno mai davvero fa qualcosa per qualcun altro, forse tu, cioè io, noi due caro Travis, forse noi lo facciamo davvero per l’altra persona? Chissà se quella donna mi pensa ancora. Io so che ti ha amato e forse anche solo per un attimo e quell’attimo ti è bastato. La mano si muove vicino ai pantaloni. Scivola come a prendere una pistola che non c’è. Push, push push. Davanti allo specchio. Li ammazzeresti tutti, o forse, ammazzeresti te, siamo tutti sulla stessa barca vero Travis?
Si addormenta nel suo letto, con un libro spiegazzato tra le mani, la parola “AMORE” scritta vicino ad una macchia di rossetto su una pagina del libro.
Era quella la parola?