Categoria: recitazione

Sospiro


Mi uccide il pensiero di non poter esser pensiero

e così volare e convolare nella tua mente come fossi vento

ogni volta che ti vedo mi reinvento qualunque idea

ma ogni tuo sguardo non rende mai giustizia

al mio cuore bandito per sempre nei campi di proiettili

dove sfrecciano gli indiani e le loro punte

rotolano rovi appuntiti a forma di cuore trafitti di spade

che dura lotta che eterna guerra questo nostro sospirare

insieme attaccati come lottatori, travolti, sconvolti,

lungo ogni duna di questo deserto ed ogni oasi nei tuoi occhi

la tua bocca è l’unica fontana dove prendere ossigeno

non farmi soffocare, non strozzarmi, mordimi

e lasciami un segno indelebile, un tatuaggio vigile,

che sia una freccia ad indicarmi la via che mi porta

ad aprire la finestra dove ti ammiro ogni sera.

La luna cala nel deserto e i miei occhi guardano la stella

a sinistra. Lasciamo il tempo scorrere in sospiri.

Memorie: scena finale, “A un passo dall’abisso”


Entra in scena. Prende una lattina di Coca Cola. La apre. Beve un sorso. La poggia sul tavolo. Si sfila la giacca. L’appende alla sedia. Estrae la pistola. La poggia sul tavolo. Poi, prende un diario e una penna. Si siede. Beve un sorso di Coca. Scrive sul diario.

Ad un certo punto legge ciò che scrive:

I giorni sono tutti uguali. Tutti uguali. Tutti in fila come inutili soldatini.

Smette di scrivere. Pausa riflessiva. Dice:

Devo fare qualcosa per cambiare questo schifo.

Allora guarda la pistola. La prende. L’accarezza con cura. Estrae dalla tasca un fazzoletto. La pulisce. Si alza continuando a pulire la pistola. Verifica che sia piuttosto lucida. Ripone in tasca il fazzoletto. Poi, punta la pistola contro lo specchio. Contro il bastardo magnaccia che andrà ad uccidere. Dice:

Eravamo nella casa di campagna di mio zio. Ero poco più che bambino…

Lui ne aveva appena sgozzato uno, proprio davanti ai mie occhi…

il sangue colava sul pavimento e quello sbatteva le zampe avanti e indietro, avanti e indietro…

tum, tum, tum, tum…

Poi, di colpo, ha sbarrato gli occhi. S’è messo a tremare. Le zampe si sono irrigidite.

Mi guardava negli occhi come a dire: Perché mi fate questo?

Perché mi fate questo.

A questo punto, fa una pausa di riflessione. Abbassa l’arma. La rinfodera dietro la schiena. Va verso il tavolo. Dietro la sedia. Si infila la giacca. Mette a posto la sedia. Prende il diario. Lo ripone. Prende la lattina fa un sorso. La poggia sul buffet. Prende una pillola. Fa un sorso.

Poi dice:

Non c’è nessuna differenza tra un uomo e un coniglio, fottono e crepano allo stesso modo.

Fottono e crepano allo stesso modo.

Esce di scena.

 

 

Atto I – Scena V


Entro in scena. Cammino a granchio, un po’ a destra, un po’ a sinistra, indietro e avanti. Mi avvicino al tavolo e ingoio i tranquillanti che vi sono poggiati. Li butto giù con della birra presa da una lattina, mi scuoto la testa e il collo per farli scivolare nello stomaco più rapidamente. Sono a petto nudo, la testa rasata. Prendo la pistola che si trova vicino alla foto della donna di cui mi innamorai e vicino alla Bibbia di cui non ho mai letto una parola.
Mi siedo e inizio a fissare il televisore spento, faccio qualche giochetto con la pistola e ogni tanto mi viene una strana smorfia di sorriso sul volto.
Su quello schermo vedo lei e uno stronzo.
Punto la pistola in alto vicino alla tempia, allungo una gamba fino al televisore, lo butto giù col piede, cade ed esplode in una nuvola di fumo.
Mi alzo, mi guardo allo specchio e dico: “Brutti bastardi”.  Apro la Bibbia, ma non la leggo, non è mai servita a nessuno eppure la mettono in ogni stanza di hotel di tutt’America.
Mi affaccio alla finestra sempre giocherellando con la pistola, sposto le tende. Sono sempre lì quei bastardi con le macchine, sempre lì, eterni, non scompariranno mai. Punto la pistola e faccio finta di tirare un colpo.
Mi pulisco gli stivali e ci lego con dello scotch un coltello affilato all’interno. Potrebbe servire.
Prendo un altro tranquillante ingoiandolo senz’acqua. Dico, dovrei smettere, dovrei irrigidire i muscoli, diventare sveglio, irrobustirmi. Dico che è ora di svegliarsi. Dico che è ora di alzarsi e uscire fuori se voglio ammazzare la gente che ha rovinato questo mondo.

Bang. Bang. Bang.

Lo dico, ma la pistola resta muta.