Fantasmi a Nannitaria


Dunque ti è apparsa la Madonna? Mi chiede il maresciallo dopo la mia visita al cimitero di Rocca Nannitaria. Io rispondo “Sì, certo” come se fosse la cosa più naturale del mondo. Non penso che possa prendermi per pazzo o magari lui lo pensa già ma non me ne importa.
Dove l’ha vista?
Era davanti alla tomba di mia madre morta.
Come’era?
Era vestita con dei joggers da palestra verde terra e una maglietta rossa cremisi da football americano, lunghi capelli biondi lisci che le scendevano sulla schiena fino al sedere, occhi enormi e penetranti e dolci come il paradiso.
Se ne è forse innamorato?
All’istante maresciallo.
Non si ritenga colpevole per ora, indagheremo e le faremo sapere.
Piangeva? Lacrime lungo le guance? Guardi, niente miracoli per favore, la Chiesa è contro queste cose assurdità al giorno d’oggi, adesso si apprezza meglio la vera scienza.

Sì ma l’amore, come lo spiegate l’amore? Mi sono innamorato della Madonna con la maglietta da football rossa. Come lo dico agli altri Santi? Saranno gelosi adesso?
Non è mica una cosa da poco. 365 Santi solo sul calendario più i parenti, saranno migliaia. Meno male che la religione cristiana è monoteista, poi ne aggiungo anche altri.
Mica puoi amare tutti indifferentemente. Qualcuno ti deve pur stare antipatico, riflettici.
Io mi sono innamorato della Madonna dai capelli biondi e la maglietta rossa. Volevo amare dio ma sono sceso un gradino più in basso e poi preferisco le donne.
Non posso farci niente, è una questione di neuroni e anima, e del cuore che inizia a pompare più sangue, 20 battiti in più al minuto, rischio di dimagrire e non dormire più.
Devo ritrovare la mia Madonna. L’ho persa, l’ho persa. Spero non venga mai a saperlo Anja. Non deve saperlo.
Allora la saluto e mi raccomando, acqua in bocca! Soprattutto quando piove.

Sospiro


Mi uccide il pensiero di non poter esser pensiero

e così volare e convolare nella tua mente come fossi vento

ogni volta che ti vedo mi reinvento qualunque idea

ma ogni tuo sguardo non rende mai giustizia

al mio cuore bandito per sempre nei campi di proiettili

dove sfrecciano gli indiani e le loro punte

rotolano rovi appuntiti a forma di cuore trafitti di spade

che dura lotta che eterna guerra questo nostro sospirare

insieme attaccati come lottatori, travolti, sconvolti,

lungo ogni duna di questo deserto ed ogni oasi nei tuoi occhi

la tua bocca è l’unica fontana dove prendere ossigeno

non farmi soffocare, non strozzarmi, mordimi

e lasciami un segno indelebile, un tatuaggio vigile,

che sia una freccia ad indicarmi la via che mi porta

ad aprire la finestra dove ti ammiro ogni sera.

La luna cala nel deserto e i miei occhi guardano la stella

a sinistra. Lasciamo il tempo scorrere in sospiri.

Lettere dall’al di là


T’ho incontrata al pub dei morti ieri. Sei particolarmente splendida vista dalla mia prospettiva, da questa intendo. Qui dove tutto è oscurità risplendi ancora di più di quando io ero lì sotto il cielo con te. Adesso sei davvero la mia stella. Ho proposto al Diavolo di farmi tornare ogni tanto, voglio stringere un patto, essere eterno con te. In un attimo. Sei tu il diavolo che splendi come un angelo? Allora ho subito pensato a cosa ti avrei scritto di nuovo. Te la mando da quaggiù che fa ancora caldo ma le mie mani sono fredde (il cuore è bollente nonostante tutto). E’ così che si ama fino alla morte? Ma io sono un fantasma, riesco ad avvertirti e ti ho percepita esattamente come se fossi viva. Sono entrato dunque in quel sogno, dentro un pub dove si leggevano libri. Sei bella come l’arte è quello che ho pensato. Voglio tornare dentro di te. Ancora e ancora.

Ho pensato che se tu fossi mia ti custodirei come una reliquia perché sei come la porcellana bianca ed avrei paura di romperti o spezzarti s emi avvicinassi a te.
Sei di una bellezza non convenzionale, i tuoi lineamenti sono tratti creati da un’artista, sei bella ma bella come l’arte, sei un capolavoro che risalta e rinsalda, una bambola che splende luminosa in mezzo ad un mare di altri pupazzetti sbiaditi.

Prendimi la mano e accompagnami, ti prendo per un fianco abbracciandoti, camminiamo assieme silenziosi sotto il cielo buio di una notte. Sento che c’è una distanza tra noi che ci separa e non ci colma e non capisco mai di cosa sia fatta questa distanza. Forse è un vuoto da riempire ma ancora non so bene con che cosa. Forse è un vaso da colmare, un seme da piantare per far nascere la primavera che è nascosta dentro te. La tua bocca è il fiore, i tuoi capelli rami rampicanti che circondano il fiore. Ma tu, tu cosa sei davvero?

E’ già passata l’una


È già l’una passata.
A quest’ora tu sarai a letto.
Come un fiume d’argento
traversa la notte
la Via Lattea.
Io non ho fretta
e non ti voglio svegliare
con speciali messaggi.
Come si dice,
l’incidente è chiuso.
Il battello dell’amore
s’è infranto contro la vita circostante.
Tu ed io
siamo pari.
Non vale la pena di citare
le offese
i dolori
e i torti reciproci.
Guarda com’è pacifico il mondo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo stellato.
È in ore come questa
che si sorge
e si parla ai secoli,
alla storia,
alla creazione

Vladimir Majakovskij

The End


Sento l’anima lacerarsi. Sento che non è stata colpa mia, io non ho fatto assolutamente nulla ma tu mi hai dato tutte le pene possibili per qualcosa che non ho mai commesso. Mi ha dato la pena peggiore di tutte: quella di non poterti mai più vedere né sentire. Nessuno mai ha subito tanto. Nessuno mai potrebbe soffrire una pena peggiore. Chissà perché accade che proprio quando tu più ti avvicini poi immediatamente dopo c’è una catastrofe non verificata, vana, inventata. Allora mi torna in mente che forse è il tuo modo di difenderti da me perché non mi appartieni e hai le catene legate ad altri luoghi ed altre persone. Ma la tua bellezza ti rende narcisista ed egocentrica. Ogni uomo vorrebbe averti e tu, così come sei, rifiuti ogni uomo che vorrebbe averti ma accetti le loro attenzioni come regali fatti da un mondo plebeo alla sua regina. Ti chiamai regina per lungo tempo e non fu un caso, perché mi accorsi dei tuoi modi nobili, perché mi accorsi che vivevi in un castello fatto di regole ferree e di un trono dove eri inarrivabile mentre io sono rimasto a lavorare nelle stalle, anche se spesso con la testa sulle nuvole, a fianco alla tua. Adesso cosa ne sarà di me? Sono solo con me stesso, tu non ci sei più, sei voluta andare via e lasciarmi lungo la strada a sanguinare, strisciando con le mie sole forze. Devo rialzarmi e riprendermi il cuore che per troppo tempo mi hai tenuto tra le mani strappandomelo dal petto. Mi hai tolto l’anima perché volevo donartela e ti sei presa tutto il resto e poi hai tolto quel poco che restava di me stesso. Adesso o mi rialzo di nuovo, per l’ennesima volta, oppure muoio.

Per un po’ forse continuerò ad urlare il tuo nome a me stesso, nel cuore. Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà.

Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di là del bene e del male.
— Nietzsche,  Al di là del bene e del male

I feel the torn soul. I feel that it was not my fault, I did not do anything, but you have given me all the possible penalties for something I did not commit. It gave me the worst punishment of all: that I can not ever see or hear. No one has ever suffered so much. No one ever could suffer a worse punishment. Who knows why it happens that just when you get closer you then immediately after there is a catastrophe did not occur, vain, invented. Then I remember that maybe it’s the way you defend yourself to me because you do not belong to me and you have the chains linked to other places and other people. But your beauty makes you narcissistic and self-centered. Every man would like to have you, and you, as you are, waste every man who would like to have you but accept their attentions as gifts made by a plebeian world to his queen. I called you Queen for a long time and it was no coincidence, because I became aware of your noble ways, because I saw that you lived in a castle made of strict rules and a throne where you were unreachable while I was left to work in the stables, although often with his head in the clouds, next to yours. Now what will become of me? I am alone with myself, you are not there anymore, you wanted to go away and leave me along the way to bleed, crawling with my own strength. I have to get up and get my heart that for too long have held in my hands strappandomelo chest. I took the soul because I wanted donartela and you took everything else and then you have taken away what little was left of myself. Now or I get up again, for the umpteenth time, or die.

Il mondo in cui giaci


Mi piace la tua razionalità sognatrice incorniciata dai boccoli di capelli neri che ti ricadono delicati sul collo, la leggerezza dei tuoi pensieri che camminano a piedi scalzi sulle nuvole dove non cadi.
Ed è così che ti vorrei ritrarre in una sensualità sognante, mentre dormi raccolta nei tuoi desideri.
Perché il tuo corpo è come quello di un quadro di K. ed io vorrei immergermi in uno di essi all’interno della cornice solare, solleticandoti lì, tra la tua pelle e le tue indecisioni, solleticandoti sotto i piedi scalzi per far sorridere il cuore, per osservare con incantato stupore il piacere che si spande tiepido dilatandosi nelle tue pupille, come lacrime affette dalla sostanza che ci rende unici e soli, soli e stelle perché tu sei fatta di quella medesima sostanza di cui narra Shakespeare nei suoi tomi antichi. Giulietta dei Capuleti ma anche cerbiatta che corre tra le distese di un manto erboso rigoglioso di fiori che tutti ti somigliano. Cos’è un nome, cos’è un nome, io di te preferisco il sapore e l’odore, la scia che ti lasci intorno quando mi sfiori e mi avvalli.
Sei la stella al mattino e il pianeta di Venere nel buio timido delle ombre della notte e laddove cammini scalza crescono fiori come se tu fossi la portatrice di ogni grazia della natura, semini il terreno dietro di te di essenze che nutriscono, semini anche il peccato che nascondi con l’ombra di un girasole. Tu mi nutri quando la fame mi divora, mi riempi, riempi il vuoto della stanza quando cammini delicata, leggera e come sospesa, come un fantasma venuto da paradisi sconosciuti e ti sussurro piano all’orecchio piegandomi piano che quei cieli io vorrei conoscere, per volare altrove insieme, prendendoci le mani per non avere paura di cadere, formando un unico essere alato che non ha paura di cadere attraverso la vertigine sostanziale delle cose reali che legano al mondo, lì dove si ergono i peccati più acuminati che abbiamo evitato e che per troppo, lungo tempo, abbiamo scansato.
Là, oltre le colline, ci aspetta il giardino dove ci poseremo, là oltre le colline ci attende il giardino dove riposeremo. Per sempre.

Che tu sia per me…


Questa notte M. non ho dormito. Ho avuto un incubo mentre cercavo di sognarti e dopo essermi svegliato non sono più riuscito ad addormentarmi. Ho ripensato a tutte le coincidenze che ci hanno legato per così lungo tempo fino ad oggi ed ho ripensato alla canzone che mi hai fatto ascoltare, si intitola: – Non è normale -.
Forse non lo è, ma allora non trovi che tutto possa essere definito “eccezionale”, quindi tutto ciò che va oltre l’eccezione, la norma, la consuetudine? Poi è venuto anche il libro. Uno scrittore straniero ha scritto un romanzo su noi due prima che ci conoscessimo e prima che anche lui potesse conoscere noi. La protagonista ha il tuo stesso nome M. oltre al fatto che il viso della donna ritratto in copertina ha il tuo stesso sguardo dolce ed etereo, gli stessi occhi magici incorniciati da delle sopracciglia dalla forma di una mezza luna nella notte, la bocca dalle labbra rossa color ciliegia con il labbro inferiore deliziosamente più carnoso, oserei dire polposo, da sfiorare con le dita come farebbe con la panna un bambino. Io sono quel bambino.  Tu hai gli occhi di gatta, di una gatta che graffia per accarezzare.
Ti sei già dimenticata che ci siamo incontrati per via solo di coincidenze? Ricordi? Ne parlava anche lo scrittore M. K. – E’ solo attraverso le coincidenze che può nascere l’amore-. Poi sono arrivate le metafore, quelle pericolose, quelle che ci fanno perdere il contatto con la realtà. M. K. stesso diceva  che solo da una metafora pericolosa può nascere un rapporto come il nostro, una relazione, un incontro.
Ma mi chiedo se  è vero che solo con te riesco ad essere me stesso ed accedere alle parole che risiedono nel profondo abisso sterminato del cuore come se quelle parole colte in quel luogo fossero la mia unica grammatica? Ogni giorno ti chiamo con un appellativo diverso, mai uguale, sei sempre diversa anche tu, tu sei come il tempo che si apre lungo lo spazio della mia, nostra vita. Ho imparato a decifrare il tuo linguaggio e quello del tuo pensiero (per non parlare di quello del tuo corpo). Conosco quello che si cela dietro le tue parole: io ti traduco verso l’interno della mia anima e poi ti rimetto al mondo codificata nella mia lingua (e anche sopra la mia altra lingua). Per non discutere di quando ti leggo letteralmente il sentimento che provi in quel momento anche a distanza e poi mi chiedi come faccio ed io ti rispondo sempre che – Non ne ho idea – . Non lo so. So te.
Forse semplicemente non esisti e non sei mai esistita? Sei il lavoro enigmatico della mia mente? Eppure sei stata così tangibile.
La tua bocca c’era. Incollata alle mie labbra dal miele. Le mie mani c’erano. Distese sulle tue cosce. Le facevo percorrere sulla tua schiena nuda ed infinita e le stesse mie dita percepivano la morbidezza e la sensualità dei tuoi lunghissimi capelli neri, più neri della notte e mossi, ondulati come le onde del mare in tempesta mentre è percorso da una nave fantasma, e i miei occhi specchiano ancora i tuoi e oltre i tuoi occhi rifletto tutto il resto del tuo corpo morbidamente disteso sopra le lenzuola dove in tutte le curve ho creato un incidente con il passare delle mie di labbra. All’inizio ci siamo toccati come se fossimo degli estranei. Poi ci siamo toccati come ci hanno insegnato a farlo. Solo alla fine abbiamo osato toccarci come facciamo noi due.
E se tu fossi qui, adesso, ti abbraccerei con tutte le mie forze fino a spezzarci entrambi nell’impeto di quel che provo per te.

Per M.

[bozza]

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