Categoria: eros

Sospiro


Mi uccide il pensiero di non poter esser pensiero

e così volare e convolare nella tua mente come fossi vento

ogni volta che ti vedo mi reinvento qualunque idea

ma ogni tuo sguardo non rende mai giustizia

al mio cuore bandito per sempre nei campi di proiettili

dove sfrecciano gli indiani e le loro punte

rotolano rovi appuntiti a forma di cuore trafitti di spade

che dura lotta che eterna guerra questo nostro sospirare

insieme attaccati come lottatori, travolti, sconvolti,

lungo ogni duna di questo deserto ed ogni oasi nei tuoi occhi

la tua bocca è l’unica fontana dove prendere ossigeno

non farmi soffocare, non strozzarmi, mordimi

e lasciami un segno indelebile, un tatuaggio vigile,

che sia una freccia ad indicarmi la via che mi porta

ad aprire la finestra dove ti ammiro ogni sera.

La luna cala nel deserto e i miei occhi guardano la stella

a sinistra. Lasciamo il tempo scorrere in sospiri.

Lettere dall’al di là


T’ho incontrata al pub dei morti ieri. Sei particolarmente splendida vista dalla mia prospettiva, da questa intendo. Qui dove tutto è oscurità risplendi ancora di più di quando io ero lì sotto il cielo con te. Adesso sei davvero la mia stella. Ho proposto al Diavolo di farmi tornare ogni tanto, voglio stringere un patto, essere eterno con te. In un attimo. Sei tu il diavolo che splendi come un angelo? Allora ho subito pensato a cosa ti avrei scritto di nuovo. Te la mando da quaggiù che fa ancora caldo ma le mie mani sono fredde (il cuore è bollente nonostante tutto). E’ così che si ama fino alla morte? Ma io sono un fantasma, riesco ad avvertirti e ti ho percepita esattamente come se fossi viva. Sono entrato dunque in quel sogno, dentro un pub dove si leggevano libri. Sei bella come l’arte è quello che ho pensato. Voglio tornare dentro di te. Ancora e ancora.

Ho pensato che se tu fossi mia ti custodirei come una reliquia perché sei come la porcellana bianca ed avrei paura di romperti o spezzarti s emi avvicinassi a te.
Sei di una bellezza non convenzionale, i tuoi lineamenti sono tratti creati da un’artista, sei bella ma bella come l’arte, sei un capolavoro che risalta e rinsalda, una bambola che splende luminosa in mezzo ad un mare di altri pupazzetti sbiaditi.

Prendimi la mano e accompagnami, ti prendo per un fianco abbracciandoti, camminiamo assieme silenziosi sotto il cielo buio di una notte. Sento che c’è una distanza tra noi che ci separa e non ci colma e non capisco mai di cosa sia fatta questa distanza. Forse è un vuoto da riempire ma ancora non so bene con che cosa. Forse è un vaso da colmare, un seme da piantare per far nascere la primavera che è nascosta dentro te. La tua bocca è il fiore, i tuoi capelli rami rampicanti che circondano il fiore. Ma tu, tu cosa sei davvero?

The End


Sento l’anima lacerarsi. Sento che non è stata colpa mia, io non ho fatto assolutamente nulla ma tu mi hai dato tutte le pene possibili per qualcosa che non ho mai commesso. Mi ha dato la pena peggiore di tutte: quella di non poterti mai più vedere né sentire. Nessuno mai ha subito tanto. Nessuno mai potrebbe soffrire una pena peggiore. Chissà perché accade che proprio quando tu più ti avvicini poi immediatamente dopo c’è una catastrofe non verificata, vana, inventata. Allora mi torna in mente che forse è il tuo modo di difenderti da me perché non mi appartieni e hai le catene legate ad altri luoghi ed altre persone. Ma la tua bellezza ti rende narcisista ed egocentrica. Ogni uomo vorrebbe averti e tu, così come sei, rifiuti ogni uomo che vorrebbe averti ma accetti le loro attenzioni come regali fatti da un mondo plebeo alla sua regina. Ti chiamai regina per lungo tempo e non fu un caso, perché mi accorsi dei tuoi modi nobili, perché mi accorsi che vivevi in un castello fatto di regole ferree e di un trono dove eri inarrivabile mentre io sono rimasto a lavorare nelle stalle, anche se spesso con la testa sulle nuvole, a fianco alla tua. Adesso cosa ne sarà di me? Sono solo con me stesso, tu non ci sei più, sei voluta andare via e lasciarmi lungo la strada a sanguinare, strisciando con le mie sole forze. Devo rialzarmi e riprendermi il cuore che per troppo tempo mi hai tenuto tra le mani strappandomelo dal petto. Mi hai tolto l’anima perché volevo donartela e ti sei presa tutto il resto e poi hai tolto quel poco che restava di me stesso. Adesso o mi rialzo di nuovo, per l’ennesima volta, oppure muoio.

Per un po’ forse continuerò ad urlare il tuo nome a me stesso, nel cuore. Ma alla fine la ferita si cicatrizzerà.

Ciò che si fa per amore lo si fa sempre al di là del bene e del male.
— Nietzsche,  Al di là del bene e del male

I feel the torn soul. I feel that it was not my fault, I did not do anything, but you have given me all the possible penalties for something I did not commit. It gave me the worst punishment of all: that I can not ever see or hear. No one has ever suffered so much. No one ever could suffer a worse punishment. Who knows why it happens that just when you get closer you then immediately after there is a catastrophe did not occur, vain, invented. Then I remember that maybe it’s the way you defend yourself to me because you do not belong to me and you have the chains linked to other places and other people. But your beauty makes you narcissistic and self-centered. Every man would like to have you, and you, as you are, waste every man who would like to have you but accept their attentions as gifts made by a plebeian world to his queen. I called you Queen for a long time and it was no coincidence, because I became aware of your noble ways, because I saw that you lived in a castle made of strict rules and a throne where you were unreachable while I was left to work in the stables, although often with his head in the clouds, next to yours. Now what will become of me? I am alone with myself, you are not there anymore, you wanted to go away and leave me along the way to bleed, crawling with my own strength. I have to get up and get my heart that for too long have held in my hands strappandomelo chest. I took the soul because I wanted donartela and you took everything else and then you have taken away what little was left of myself. Now or I get up again, for the umpteenth time, or die.

II.


Quando mi fai arrabbiare mi viene voglia di fare l’amore. Ma a che punto ci eravamo fermati? Perché non ho continuato a scriverti? In questa estate maledetta ho solo provato la gioa di vedere nelle tue parole la salsedine del mare, la brezza del tuo respiro che mi soffiava via, la lunghezza ondulata come le onde delle tue gambe distese sulla spiaggia, i granelli di quella sabbia che ti ricoprivano come minuscoli smeraldi a far risplendere la superficie del tuo corpo che a malapena sfiorai mesi fa in un inverno misterioso dove tutte le coincidenze confluivano verso il tuo ventre ricolmo di vuoto che volli riempire. Prima con le mie parole poi con la mia presenza e ancora dopo con i pensieri. Ho colmato quel vuoto? Ti ho letta dentro così come tu fai con i tuoi libri? Sto perdendo la pazienza, la ritroverò indossata da te come l’attesa di un’amata vestita di bianco da sposa ma rossa in viso e fulgida nella lingua che bramo voler intrecciare di nuovo con la mia.


Le incomprensioni sono così strane. È forse per questo che hai scritto che ti appaio strano dopo che sono scomparso per così tanto tempo. È stato un non comprendersi più a vicenda. Quando si diventa invisibili penso alla forma del tuo fantasma che si insinua nei meandri della mia casa come se fosse infestata del tuo sangue ribollente che scorre. Ma non hai mai creduto che l’invisibilità è un super potere che mi nasconde dal dolore, che mi rende eroe sulle tue palpebre che sbattono senza più riuscirmi a vedere. Occhioni immensi. Occhi in cui svanire come se fossero buchi neri che conducono ad altre dimensioni.


Non so perchè le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibilità è un superpotere. Io me ne dimentico spessissimo.

Il mondo in cui giaci


Mi piace la tua razionalità sognatrice incorniciata dai boccoli di capelli neri che ti ricadono delicati sul collo, la leggerezza dei tuoi pensieri che camminano a piedi scalzi sulle nuvole dove non cadi.
Ed è così che ti vorrei ritrarre in una sensualità sognante, mentre dormi raccolta nei tuoi desideri.
Perché il tuo corpo è come quello di un quadro di K. ed io vorrei immergermi in uno di essi all’interno della cornice solare, solleticandoti lì, tra la tua pelle e le tue indecisioni, solleticandoti sotto i piedi scalzi per far sorridere il cuore, per osservare con incantato stupore il piacere che si spande tiepido dilatandosi nelle tue pupille, come lacrime affette dalla sostanza che ci rende unici e soli, soli e stelle perché tu sei fatta di quella medesima sostanza di cui narra Shakespeare nei suoi tomi antichi. Giulietta dei Capuleti ma anche cerbiatta che corre tra le distese di un manto erboso rigoglioso di fiori che tutti ti somigliano. Cos’è un nome, cos’è un nome, io di te preferisco il sapore e l’odore, la scia che ti lasci intorno quando mi sfiori e mi avvalli.
Sei la stella al mattino e il pianeta di Venere nel buio timido delle ombre della notte e laddove cammini scalza crescono fiori come se tu fossi la portatrice di ogni grazia della natura, semini il terreno dietro di te di essenze che nutriscono, semini anche il peccato che nascondi con l’ombra di un girasole. Tu mi nutri quando la fame mi divora, mi riempi, riempi il vuoto della stanza quando cammini delicata, leggera e come sospesa, come un fantasma venuto da paradisi sconosciuti e ti sussurro piano all’orecchio piegandomi piano che quei cieli io vorrei conoscere, per volare altrove insieme, prendendoci le mani per non avere paura di cadere, formando un unico essere alato che non ha paura di cadere attraverso la vertigine sostanziale delle cose reali che legano al mondo, lì dove si ergono i peccati più acuminati che abbiamo evitato e che per troppo, lungo tempo, abbiamo scansato.
Là, oltre le colline, ci aspetta il giardino dove ci poseremo, là oltre le colline ci attende il giardino dove riposeremo. Per sempre.

Mi hanno regalato un libro


Scioglimi, liberami.

Librami, leggimi, volami sopra.

Sorvola il mio corpo sfiorandomi con le ali.

Sfogliami, volta pagina, leccandomi l’angolo inferiore,

risali con le dita al capoverso

rileggimi bene

baciami tra le pagine di pelle che ti offro

soffiami tra le lettere, entrami più dentro,

cogli il mio senso nascosto, affondaci il naso,

odora la mia carta, di seta, patinata

il mio libro di pelle è stato scritto per i tuoi occhi

investigami, trova il colpevole e frustalo

assaggiami tra i numerosi delitti

ma se puoi, una volta giunto alla parola “FINE”,

ripiegami, e ricomincia a leggermi daccapo.