Malanni


Avere una brutta cera non vuol dire necessariamente essersi accesi delle candele sul viso per illuminare il proprio cammino.

Alla corte dell’ombra


Siamo giunti alla corte dell’ombra signora mia della luce, oltre quel buio che si riflette sul nostro terreno c’è il trono dove potrà sedersi e accomodarsi mio prediletto splendore, si accenda di tutte le sue grazie, lei conosce mia luce che una volta uccisa l’ombra che ci ammanta riusciremo a squarciare i cieli annebbiati e a sorvolare i monti che ci hanno tenuti separati durante questi lunghi anni, potremo di nuovo camminare a piedi nudi lungo i deserti infiniti che ci scaldano e ci rincuorano, apriamoci il varco lungo questo orizzonte.

Erano le sette e trenta del mattino quando mi risvegliai, un raggio di sole già filtrava attraverso la finestra uccidendo piano le ombre della notte. I miei occhi che racchiudevano ancora i sogni si aprirono lentamente e con le mani intorpidite mi toccai la fronte gelata di sudore. Gelata di sudore. Strano che il sudore possa gelare ma quando le stelle alle tre dopo mezzanotte ti giocano brutti scherzi la mente confonde da ciò che è incubo a ciò che non lo è. Davvero una ragazza dai capelli lunghi, lisci e neri avrebbe tolto il cuore dal mio petto e la luce dai miei occhi? Sarà per questo che adesso anch’io preferisco le bionde, ma devono conservare i loro occhi neri perché al di sotto delle loro frange dorate ci si possa perdere all’infinito come in un immenso buco nero.

Ecco la signora della luce. Accendimi dove il cuore ha smesso di battere, dove gli occhi hanno smesso di vedere, dove i rivoli delle lacrime si sono fermate, falle scorrere di nuovo perché è tra quei fiumi che voglio di nuovo piangere.

Autunni malati


Siamo malati
e ci facciamo più male abbracciati
Siamo malati e cadiamo dal cielo
Tra le gote arrossate e le nostre gite mancate
Ci facciamo più male ancora baciati
Tra un colpo di tosse e uno del cuore
Il respiro affannoso che scorre sul petto
Ci lascia raffreddati e storditi.

In questo autunno caldo e colpevole
Tra le tue mani che rubano stelle al cielo
Ingoiandole per sentirsi illuminati.

Siamo legati col bene e col male
Non lasciare al cielo nessuna scia di scampo
Raccogliamone ogni luce
Facciamone il nostro giardino d’incanto
E quando saremo tornati
Tu dammi la mano piano
Ci stringeremo più forte
tra il cielo e la notte.

Salire al cielo con lacrime di salici


La corteccia del mio cervello è quella di una quercia, le mie idee sono in fiore, i miei pensieri volano come foglie al vento, le mie radici sono salde al terreno, ancorate a quella dei ricordi, ancora cercando profumo di magnolia, miele, malinconia.

Quando ci accorgemmo che tutto stava per finire, noi poveri sfiniti, finti stanchi davvero, vedevamo il nostro rigoglioso giardino, messo dritto dritto da una riga di erbe, come il puzzle industriale della nostra vita: era in fondo tutto fumo e niente Ariosto. Perché a noi ci urta la filosofia nel giardino di ghiaia, vogliamo qualcosa che ci sia, che ci sia davvero, la filosofia è costruirsi castelli in aria e vederli soffiare via con un lungo respiro gettato dall’alito pesante di un Dio che conosce la sua matematica universale.

Tutto si rompe, tutto si ricostruisce, nulla viene appunto mai a sparire del tutto, siamo legati in eterno con un filo conduttore alle condutture primarie delle nostre follie dell’oggi.

Non so bene cara mia quale sia il concetto di ciò che scrivo adesso, e tutto accampato in aria, con le proprie tende, i sassi a forma di nuvole, le nostre sabbie sono le nebbie e i chiodi per piantare dimora furono quelle che ci scoccarono al cuore.

Adesso siamo angeli diversi.

Lettera


Ho una poesia per te oggi
devo dirti ciò che provo, ciò che sento
mi manca forte il tuo sorriso e i tuoi occhi
la tua pelle di alabastro
le cose più belle che un uomo
possa incontrare nella natura
tu sei la mia unica donna
è quello che avverto
ed ho tanta voglia di averti, lo avverto!
voglio di nuovo fondermi e confondermi
in te e lasciarmi andare nel tuo sguardo
cercando la tua dolcezza squisita
che risale la sera nelle tue parole
desidero la semplice verità di ogni piccola cosa
per tenere lontano da noi ogni dolore
forse basterebbe chissà, una piccola rosa
ma sei tu il fiore, ciò in cui cerco il mio nettare
non temere di raccontarmi ciò che può far male
io sono qui sempre pronto ad accoglierti
e coglierti fiore mio
ne ho bisogno mia dolce creatura
di ogni piccola verità
e non aver paura di voler volare
di volare verso me
io ti terrò e ti aiuterò volandoti a fianco
reggendoti un’ala
potrai volare insieme con me
sei il mio unico angelo
e ti desidero, così come l’uomo
desidera il paradiso.