Sei solo perché usi poco il linguaggio (dei desideri!)


Il vero motivo per cui si soffre quando si prova solitudine ci viene dallo studio dell’antropologia umana e culturale. Partendo da questa base possiamo capire perché: secondo una delle scuole di antropologia storiche si acquisisce coscienza di sé stessi (oppure nozione di sé) solo condividendo le proprie esperienze con un altro gruppo di individui.

Quindi se non è possibile condividere le proprie esperienze con altri individui proveremo solitudine, non soltanto perché vengono a mancare degli individui che ci circondano ma perché veniamo a mancare noi stessi a noi stessi!

Condividere ciò che pensiamo con un gruppo di persone in poche parole afferma la nostra stessa esistenza sulla terra.

Non poter condividere i propri pensieri anche appartenendo ad un gruppo di persone ci fa perdere la nostra stessa identità ed è un’esperienza molto simile alla morte fisica.
Ecco perché molti adolescenti non del tutto integrati, ma anche numerosi adulti, nel momento in cui vogliono esprimere le proprie idee, ritenendole troppo strampalate per gli altri e non condividendole avranno certamente problemi psicologici.

L’adulto di per sé è un giovane “castrato”.

Addomesticato dalle masse per servire e affermare solo ciò che tutti gli altri dicono e non affermandosi aprendo i propri veri pensieri e desideri agli altri, creerà la sua stessa nevrosi, depressione, ansia e panico ingiustificati.

Se non volete riempirvi di pillole esprimete sempre, ad ogni età della vita, i vostri desideri e i vostri pensieri, e fatto ancora più importante, oltre che a farvi sentirvi VIVI (in un mondo di zombie) questi vostri desideri diventeranno probabilmente realtà.

Infatti, secondo una certa branca dell’antropologia linguistica le nostre parole modellano la realtà, così come la realtà esterna modifica le nostre parole e i nostri desideri.
Attenzione dunque ad usare bene parole e anche, perché no, a sognare ciò che è giusto per voi.

Secondo Chomsky il linguaggio è un vero e proprio organo del cervello. Ciò che è fisico modella ciò che è fisico. Non c’è nulla di irreale nelle parole, non sono semplicemente “suoni”.
Sono invece una capacità immensa di creazione che tantissimi sottovalutano.

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio. (e cioè il linguaggio primordiale)

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria.

Dio nessuno l’ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.

Nessuno lo ha mai visto, perché è un linguaggio.


Il paese del vento


Questo interminabile ed inesorabile vento che soffia a tutto spiano su piani ed altipiani, diffonde la peste su tutta la penisola, man mano che tocca con il suo sondare ogni cosa tra foglie di alberi e strade impolverate, il vento contamina ogni animo, ogni carne, ogni briciola di sapone con cui vi lavate le mani.
Nelle antiche tradizioni indiane quando inizia a soffiare per giorni e giorni un vento senza progredire troppo né in velocità né rallentando, ma bensì come con una strana e vibrante medesima velocità per tutto il tempo in una zona dove non c’era mai stato prima è un inequivocabile segno che quella zona sta venendo sterminata dalla morte e il vento ne spazza anche l’olezzo.
La zona rossa dove la natura pone il suo divieto agli umani di viverci e sopravviverci. La natura non ha nessuna pietà, non è né buona né cattiva ma le piace essere decisamente malefica come una strega che ama trasformarsi.
Dimenticatevi della felicità. Alla natura non è mai importato nulla della felicità, la felicità è solo un’illusione dell’uomo, minuscolo antropomorfo, con qualche recettore dopaminergico di troppo.
Troppa cocaina dunque, troppa caffeina, nicotina, endorfina, morfina, eroina, un milione di droghe pronte solo per l’essere umano, sintetizzate da lui stesso per consolarsi dalla grande sventura da cui sa che non potrà mai fuggire davvero: la morte e la vecchiaia, la sofferenza, la malattia, il senso di colpa, l’herpes, il raffreddore, le rughe, l’ignoto.
Uomo, io ti dico: accettati come sei.
La vecchiaia la scegli tu nel momento stesso in cui decidi di averne paura.
La morte non è la fine di tutto, sei tu che ad averne paura la rendi il tuo ultimo gradino.
Uomo io ti svelo la più grande rivelazione mai fatta negli ultimi 2020 anni: anche la morte ha una funzione evoluzionistica della specie.
E se è vero che c’è evoluzione, la morte è solo una trasformazione.
Uomo il tuo più grande cruccio che avrai ancora per secoli a venire è che non riesci ad apprezzarti per così come sei, è per questo che scompari. Ricordati nulla si distrugge, tutto si trasforma. E anche noi non possiamo sfuggire da questo assioma. Siamo atomi come tutte le altre cose del creato.

Dal paese del vento o si scappa o chi ci rimane muore, dice il marito di Marisa, pescatore, uno che dice sempre quello che pensa.

Il V(a)irus


E’ la peste! E’ la peste!

Grida correndo per la piazza il prete impazzito verso la Chiesa che cade a pezzi, grigia e azzurra, come se appartenesse ad un mondo perduto, con la croce di bronzo in alto di cui il significato simbolico sembra essersi perduto per sempre. Chi vorresti salvare ancora dopo più di duemila anni? Non hai mai salvato nessuno, perché venisti? Chi salvasti se non te stesso? Un egoista. Un grandissimo egoista.

Sì, è la peste che si impossessa degli uomini vuoti dentro. E’ il virus verde che tutti aspettavano. Un virus generato dal vero unico dio che fa girare il mondo: il Denaro.

E’ facile infettarsi, basta giocare un po’ troppo, magari in borsa, spendere per degli stupidi vestiti con un marchio sopra, sì, dicono che bisogna lavarsi le mani per impedire la sua profusione!

Lavatevi le mani! Lavatevene le mani!!! Ad ogni contatto non potrete sfuggire alla contaminazione. Sono dei fogli di carta che si trovano spesso nei cassetti e dentro le tasche di pantaloni e giacche, hanno colori diversi, basta sfiorarli e ci si trasforma nello zombie morente che tutti vogliono che tu sia. La peste verde. Sì questo è il virus definitivo.

Stanno volando.
L’angelo sulla Chiesa li osserva volare dalle finestre di tutte le case. Come svolazzano questi agenti contaminanti. Li buttano via disperati dalle finestre in un giorno di tormenta, un vento infinito che corre lungo l’orizzonte e li divora. Non servono, non servono più a nessuno, è stato scoperto che sono mortali. Pezzi di carta che uccidono alle spalle. Dei pezzi di carta, vi rendete conto, dei pezzi di carta che rendono la gente vuota dentro e poi li uccide. Cadono a pezzi. Tutti.

Camminano lungo la processione. Con il rimanente rivolo di vento che spettina ancora qualche capello. Camminano ma sono morti. I giornalisti sono entusiasti del loro lavoro, stanno facendo ascolti da record e gli Stati Uniti finalmente bloccheranno ogni importazione contaminante.

E’ stato scoperto il virus e adesso non può più nascondersi. Scommetto che avete una moneta vicino a voi mentre leggete, un po’ arruginita, non toccatela, non fissatela troppo.

Mi viene in mente l’ultimo uomo sulla Terra che grida “Io sono leggenda”. Completamente impazzito.

I giornalisti sorridono. I biologi sghignazzano. Si lotta al primo che ha scoperto di essere posseduto dalla contaminazione del vuoto.

Al Grande Fratello i nuovi partecipanti avranno ognuno un tipo di virus diverso, chi sopravviverà al novantesimo giorno sarà eletto il Re del Mondo.

Dopo il sole la tempesta


Cronache della Rocca di Nannitaria

All’ottavo giorno dopo la luce ci fu la neve. Ecco come è scritto nel libro oscuro del destino di Rocca Nannitaria. Fu ritrovato avvolto con dei cenci sporchi di sangue sulla strada che conduceva alla Chiesa un bambino nato quello stesso giorno. Le macchie di sangue contrastavano con il candido biancore della neve dando un effetto pressoché artistico, un fotogramma, un flash della memoria collettiva. Fu portato di corsa all’interno del Santuario per farlo battezzare e dargli un nome dal prete sconvolto prima di dargli addirittura le dovute cure. Fu chiamato Andrea. Così volevano le scritture e così fu fatto. Era il 19 marzo, un freddo mercoledì appena dopo la creazione della luce da parte del dio che non esiste e che il giorno dopo creò la neve e la tempesta. Quella tempesta diede vita ad una tormenta: Andrea. Figlio di sconosciuti, forse una coppia che proveniva dall’antica Frignitudine dei monti di Arcangelica nella lontana isola al di là della fantasia delle isole Ebree di Efesto e Magnitudo. Nacque un ribelle e un santo, un marmocchio con il mare interiore sempre al livello di pericolo poco al di sotto di uno tsunami Giapponese. Il terremoto dentro, lui nacque con quel senso di terremoto dentro. Si narra che i genitori fossero dei sarti, la madre morta di crepacuore e mal di gola e il padre di vizio senza avere mai avuto nessun vizio. Quel bambino avrebbe cambiato per sempre la storia della Rocca e c’era ben poco da cambiare.

Adesso sto cercando nuovi elementi, mi sono addentrato nella lettura esoterica di alcuni rari testi ritrovati nella biblioteca di Babbìola, vicino Nannitaria, quella famosa terra della caduta delle palle per terra. Della caduta degli Dei. Della caduta sullo scivolone di quando Andrea era bambino. Volevo sapere chi fosse. Ho parlato anche con la nuova Sindaca Claudiaca, per via della sua claudicante andatura su tacchi enormi e altissimi, poiché noi, tutti, da piccoli, volevamo essere Dei in Terra dei nostri compaesani e poi di tutti gli altri Stranieri. Alla fine ci hanno conquistato gli Stranieri con pochi spiccioli di una moneta sconosciuta che vale ognuna cento delle nostre.

Testa o Croce. Ma quando la moneta cade esattamente a metà rotolandosi veloce fino in fondo ad una buca stradale, e ce ne sono tante, cosa ti riserva davvero il Destino?

Forse il destino che era pronto per quel bambino misterioso di nome Andrea, figlio di sarti estinti alla fiamma del fuoco fatuo nella notte del 31 Febbraio dell’anno 2023. Un futuro che deve ancora avverarsi.

Il senso della schiavitù


I girovaghi furono vietati perché erano totalmente liberi. Liberi finanziariamente e liberi da preoccupazioni: la loro libertà si fondava non sul possesso (“Ciò che possiedi alla fine ti possiede” cit. da Fight Club, 1999) ma sull’assenza di bisogni. Erano mendicanti, vagabondi, barboni ma paradossalmente erano molto simili a chi è pieno di soldi, proprio in quanto non si collocavano nelle classi la cui esistenza dipende da un reddito, ma all’ultimo gradino della scala sociale.

Se dovete gestire una religione organizzata, l’ultima cosa che vi serve è la libertà totale. E anche quando gestite un’azienda , una simile libertà è assolutamente negativa. Il manuale di san Benedetto mirava esattamente a togliere ai monaci qualsiasi residuo di libertà in quanto senza leggi e regole, senza essere dipendenti dalla Chiesa non potevano essere comandati e resi schiavi. Questo funziona esattamente anche con le masse che si inginocchiano davanti ai preti e ai santi: ci sono regole, se infrangi una regola meriti una punizione, le punizioni si infliggono solo da una parte più dominante verso una sottomessa (schiavo).

Qualsiasi organizzazione aspira dunque a togliere la libertà a coloro che vi lavorano, a impadronirsi di loro. Come ci riesce? Prima di tutto, condizionandoli e manipolandoli psicologicamente. Secondo, costringendoli a rischiare, facendo in modo che in caso di disubbidienza la possano pagare veramente cara e nessuno vuole pagarla cara. Cosa difficile per dei barboni ma molto più semplice nelle organizzazioni mafiose (ad esempio, anche i governi lo sono). Gli uomini veri, se il capo, il Padrino, sospetta di loro, possono essere letteralmente ammazzati di botte con una tappa intermedia nel bagagliaio di un’auto e la garanzia che il boss andrà ai loro funerali.

Il dipendente di una fabbrica, un qualsiasi operaio, allo stesso identico modo è schiavo del suo padrone rinunciando ad otto ore (quando va bene) al giorno della sua vita per un’altra persona in cambio solo di una busta paga e nel caso si rifiuti di andare a lavorare troppo spesso rischia non solo di perdere la busta paga ma anche che un altro qualsiasi padrone si arrischi a prenderlo come suo “dipendente”.

Chi conosce qualcosa sulle sostanze psicoattive che inducono infatti “dipendenza” sa benissimo come la “dipendenza” da una sostanza o una persona possa distruggere in maniera totale la persona che soffre di dipendenza.

Nessun uomo “dipendente” è mai rimasto nella storia, solo coloro che avevano un altissimo grado di libertà personale sono finiti nei libri di storia, solo coloro che non si sono mai “sottomessi” sono diventati dei Grandi che vengono ricordati da tutti.

Sei solo e disperato


La solitudine, ricorda, può portarti a forme straordinarie
di libertà.


Ma la vera libertà, ricorda, non esiste, creala per te stesso.

Libertà dal dominio del Re, e libertà dal dominio degli oppressori.

Liberty è la forma di libertà che hai quando non hai leggi e nessun Re.
Freedom è la libertà dalle leggi e e le posizioni del tua Patria, del Regno (-dom, king-dom, reame).

Non potrai fuggire da esse completamente, ma potrai esserne sempre
meno condizionato. Questa sarà la tua libertà reale.

Spirito libero.

Tu sei per la mia mente


Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita.
Come le piogge di primavera, sono per la terra.
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra
che conduce un avaro, per accumular ricchezza.

Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo,
roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te,
poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere.

Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo,
subito dopo, affamato di una tua occhiata.
Non possiedo, né perseguo alcun piacere,

se non ciò che ho da te, o da te io posso avere.
Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,
di tutto ghiotto, e d’ogni cosa privo.

Tu sei per la mia mente, William Shakespeare
(in attesa di tempo)