Autore: Andrea Trofino

Scrittore, lettore, sognatore, amante delle amate, inutile, perdente, exqualsiasicosa, gioco a dama con le stelle e a scacchi col destino.

Passato remoto di Essere


Da uno Stato che si nutre del gioco d’azzardo per ingrassare le proprie tasche, già colme delle angosce altrui, non possiamo aspettarci nulla di buono.
Lo Stato mente, è lui per primo a bleffare. Prima vi invita a giocare con il così detto gioco responsabile e poi… vi invita a curarvi.
C’è uno Stato che decide di scommettere sulla nostra pelle e che affonda esatto in una delle piaghe più dolorose che l’epoca contemporanea conosca: il panico.
Il panico è il potere dato ai giornalisti, ai telegiornali e alle pubblicità su internet: servono a suscitare il panico dopo la calma.
Solo in questo modo si può tenere la volontà di ognuno in un perenne contenimento e condizionamento delle masse.
Solo mantenendo viva la dicotomia vincente/perdente.
Uno Stato che è sempre e di più participio passato di Essere.

 

Gianluca Vacchi è un grande


Gianluca Vacchi è la prova che l’Italia non esiste più da anni. Non c’è nessuno Stato, nessuna Italia, nessuno più italiano.

Gianluca Vacchi vive ad Ibiza e tutti lo odiano (in Italia) perché è ricco ed è pieno di donne.

Gianluca Vacchi non sa neanche cosa sia l’Italia, non se la ricorda. Gli italiani sono gente invidiosissima che pensano a quelli che hanno i soldi che loro non hanno (più).

Gianluca Vacchi quando comunica con i suoi fan (e sono centinaia di migliaia, anche negli Stati Uniti) non parla mai in Italiano, assolutamente MAI, non usa neanche la parola “ciao” come intercalare. O parla in inglese oppure usa lo spagnolo. Si è dimenticato anche la lingua.

Gianluca Vacchi è la prova evidente e vivente che l’Italia è fallita da un pezzo e che nessuno, nessuno con un sacco di soldi vivrebbe più in Italia o solo in Italia. E’ la prova che l’Italia ha fallito in ogni campo, in ogni arte, in ogni industria (ormai c’è un sito che ti avverte ogni qual volta fallisce una delle poche rimaste).

Gianluca Vacchi è lì a gridarti che la Vita è altrove e che tu, povero italiano, sei rimasto bambino, invidioso, geloso, complessato, ozioso, inutile, un adulto mai cresciuto, un adulto nevrotico ITALIANO. Sì, perché questa è una prova. Tu come bambino che sei rimasto senza più lo Stato che rappresenta il Padre. Adesso non fai altro che piangere e lamentarti perché non sei mai cresciuto prima.

Il 90% degli italioti sono degli adulti nevrotici. Dati Istat. Ma anche l’Istat è fallita.

La spiritualità in crisi


La nostra crisi non è più materiale; è esistenziale, spirituale. Abbiamo così tanta roba e così tante opportunità che non sappiamo più a cosa dare veramente importanza. Poiché possiamo vedere o conoscere una quantità infinita di cose, c’è anche un numero infinito di modi in cui possiamo scoprire che siamo inadeguati, che non siamo abbastanza bravi, che le cose non sono fantastiche come potrebbero essere. E questo ci strazia ulteriormente.

Perché è questo il problema di tutte le stronzate sul “Come Essere Felici” con otto milioni di condivisioni su Facebook degli ultimi anni. Quello che nessuno capisce di tutta questa storia è che desiderare un’esperienza più positiva è di per sé un’esperienza negativa. E, paradossalmente, accettare la propria esperienza negativa è di per sé un’esperienza positiva.

Desiderare un’esperienza positiva è un’esperienza negativa; accettare l’esperienza negativa è un’esperienza positiva.

E’ questo che intendeva il filosofo Alan Watts con il nome di “Legge dell’inversione”. L’idea che più ti sforzi di stare continuamente bene, meno sarai soddisfatto, come se inseguire qualcosa non facesse che rinforzare la consapevolezza della sua mancanza.

Quanto più desideri un’illuminazione spirituale, tanto più egocentrico e superficiale diventerai nel tentativo di raggiungerla.

Sospiro


Mi uccide il pensiero di non poter esser pensiero

e così volare e convolare nella tua mente come fossi vento

ogni volta che ti vedo mi reinvento qualunque idea

ma ogni tuo sguardo non rende mai giustizia

al mio cuore bandito per sempre nei campi di proiettili

dove sfrecciano gli indiani e le loro punte

rotolano rovi appuntiti a forma di cuore trafitti di spade

che dura lotta che eterna guerra questo nostro sospirare

insieme attaccati come lottatori, travolti, sconvolti,

lungo ogni duna di questo deserto ed ogni oasi nei tuoi occhi

la tua bocca è l’unica fontana dove prendere ossigeno

non farmi soffocare, non strozzarmi, mordimi

e lasciami un segno indelebile, un tatuaggio vigile,

che sia una freccia ad indicarmi la via che mi porta

ad aprire la finestra dove ti ammiro ogni sera.

La luna cala nel deserto e i miei occhi guardano la stella

a sinistra. Lasciamo il tempo scorrere in sospiri.

Vivrete infelici per il resto della vostra eternità


Il solo amore davvero umano è un amore immaginario, che si insegue per tutta la vita, che generalmente trova origine nell’essere amato, ma che presto non ne avrà più né le proporzioni, né la forma palpabile, né la voce, per diventare una vera creazione, un’immagine senza realtà. Allora non bisogna assolutamente cercare di far coincidere quest’immagine con l’essere che l’ha suscitata e che è solo un pover’uomo, o una povera donna, molto in difficoltà col suo inconscio. Dobbiamo gratificarci con quell’amore, con ciò che crediamo sia e non è, con il desiderio e non con la conoscenza. Dobbiamo chiudere gli occhi e fuggire la realtà. Ricreare il mondo degli dèi, della poesia e dell’arte e non adoperare mai la chiave del ripostiglio in cui Barbablù teneva i cadaveri delle mogli. Perché nella prateria verdeggiante, nella strada polverosa, non vedremo mai arrivare nessuno.

Nel nostro mondo molto spesso non si incontrano uomini, ma agenti di produzione, professionisti che non vedono più in noi l’Uomo, ma il concorrente, e appena il nostro spazio gratificante interagisce con il loro  cercano di prendere il sopravvento, di sottometterci. Allora se non siamo disposti a trasformarci in hippies o in drogati dobbiamo fuggire, rifiutare, se possibile, la lotta, perché quegli avversari non ci affronteranno mai da soli ma si appoggeranno sempre ad un gruppo, ad un’istituzione. 
È finita l’epoca della cavalleria, quando si gareggiava a uno a uno in un campo da torneo. Oggi sono intere consorterie che attaccano l’uomo solo, e se per disgrazia quest’ultimo accetta il confronto sono sicure di vincere, perché sono l’espressione del conformismo, dei pregiudizi, delle leggi socioculturali del momento. Se ci avventuriamo da soli in una via non incontriamo mai un altro uomo solo ma sempre una compagnia di trasporti collettivi. Però che gioia quando capita di imbattersi in un uomo che accetta di togliersi l’uniforme e i gradi! L’umanità dovrebbe andare in giro nuda come fa l’ammiraglio quando va dal medico, perché dovremmo tutti essere medici l’uno dell’altro. Pochi però sanno di essere malati e pochi vogliono farsi curare.

Il lavoro umano, sempre più automatizzato, diventa come quello dell’asino al bindolo. Non ha più caratteristiche umane, cioè non risponde più al desiderio, alla costruzione immaginaria, all’anticipazione originale del risultato. Lo si induce ad usare il tempo libero per ottenere un aggiornamento di cognizioni tecniche, una facilitazione nell’ascesa gerarchica, una promozione sociale. Oppure gli viene promessa una civiltà di svaghi. Perché non venga in mente a nessuno di interessarsi ai meccanismi delle strutture sociali, e discuterne la validità, fino a rimettere in discussione l’esistenza di tali strutture, tutti coloro che ne traggono beneficio si sforzano di mettere a disposizione di tutti divertimenti insignificanti, anch’essi espressione dell’ideologia dominante, merce in conformità delle vigenti leggi e molto redditizia.

Non ci rompano le scatole con tutte le parole vuote che hanno fino ad oggi permesso di spingere le masse verso un ideale di delitti e di dominanza, sempre in nome della giusta causa: amore, responsabilità, libertà, fraternità, speranza. Non sarebbe più facile raggiungere la pace e la tolleranza, lodando odio, irresponsabilità, schiavismo, egoismo e disperazione? Mi fanno paura le parole pronunciate per mettersi la coscienza a posto, per esorcizzare il destino, per coprirsi gli occhi, per lasciare le cose come stanno. Finiamola con i belanti umanisti che tentato di farci credere  alla Befana e all’efficacia delle parole. Non gli costa nulla pronunciarle. Il senso della vita umana non è altro che l’accesso alla conoscenza del mondo vivente. Senza tale conoscenza, quella del mondo inanimato porta solo all’espressione individuale e sociale delle dominanze coperte da chiacchiere mistificatorie. Dietro a un discorso dichiaratamente altruista e generoso, si nascondono motivazioni pulsionali, desideri inappagati di dominanza, apprendimenti culturali, sottomissioni (ricompensate) ai loro divieti  o ribellioni inefficaci contro l’alienazione dell’ordine sociale dei nostri atti gratificanti, ricerche di soddisfazioni narcisistiche, ecc. Di modo che, quando interessi comuni permettono a un gruppo umano di abbattere il potere costituito, subito si scatena in seno al nuovo potere una lotta per la dominanza, appare e si insedia un nuovo sistema gerarchico e il ciclo ricomincia.

Eppure è probabile che la causa dell’intolleranza in ogni campo sia proprio credere l’altro libero di agire come agisce, cioè non conformemente ai nostri progetti. Lo crediamo libero, quindi responsabile delle sue azioni, dei suoi pensieri, dei suoi giudizi. Lo crediamo libero e responsabile di non aver scelto la via della verità, che è evidentemente quella da noi scelta.  Ma se immaginiamo che ognuno di noi fin dal concepimento è stato messo su binari da cui non può allontanarsi, se non “deragliando”, come possiamo provar rancore per il suo comportamento? Come non tollerare, anche se ci dà fastidio, che non transiti nelle nostre stesse stazioni?

Finora l’Uomo ha fatto la Storia senza sapere come. Trasformava il mondo e si stupiva che il risultato non fosse conforme ai suoi desideri. Immaginava società ideali e continuava a imbattersi in guerre, particolarismi, dominanze. Non aveva ancora capito che il funzionamento  del suo sistema nervoso faceva parte  della sintassi e continuava fare gli stessi errori perché ignorava una delle regole fondamentali della combinatoria linguistica: il peso dell’inconscio. Credo che con la traduzione  delle prime pagine del Gran Libro del mondo vivente sia iniziata per lui una nuova era. Speriamo che se ne serva per costruire non una società ideale, ma almeno una città nuova, e che non cerchi ancora una volta di rispolverare la pianta della Torre di Babele.

La vera famiglia dell’Uomo sono le sue idee e la materia e l’energia che le sostengono e le trasportano, sono i sistemi nervosi di tutti gli uomini che attraverso i secoli verranno “informati” da esse. Muoia pure la nostra carne, l’informazione rimane, trasportata dalla carne di coloro che l’hanno accolta e la trasmettono, arricchendola, di generazione in generazione.

A pesca


Se remo ti pescherò nel mare, usando il mio t’amo con l’amo,
Sei l’esca per il cuore, ed io voglio che tu esca con me,
Sarai la mia pesca da mordere,
Il mio frutto proibito,
Senza mai demordere ti cerchierò, intorno ad un campo di grano,
Dove ti canterò il mio più bel brano, sei la mia canzone,
Una stella cometa senza meta,
La mia metà e la mia calamità.
Attirami come se fossi polvere d’argento,
Tu la pallottola io la tua ferita, colpiscimi,
Feriscimi, manda la tua freccia,
Sfrecciami.

Improbabilità


Ad ogni diverso cibo dell’anima, ingurgitiamo demoni e angeli, zucchero e amaro,
è nell’aria della vita, non c’è differenza tra l’indifferenza della gente,
tra differenziata e la referenziata dama altolocata, super classificata.

Siamo ostaggi in preda al cacciatore di taglie.
Occhio non vede, cuore non vuole sentire
quanti battiti fa al minuto fa all’anno, fa malanno.

Che emozione decidiamo oggi?
Siamo morti tu non te ne accorgi.

Resuscitiamo solo quando diciamo
Ti amo ma poi in un attimo scompariamo.

Ci separiamo, a volte ci spariamo,
Che aria tetra si respira in Italia,
Dove siamo tutti una gran canaglia.

Scegliere una rotta o sciogliere i nodi,
Oppure anche sciogliere la neve che ci gela, scivolare lenti verso un cambiamento, portato dal vento, che portento.

Che gusto c’è nel caffè se ci butti l’amaro accumulato nei fondi della tazzina di ieri,
Ci vorrebbe l’amore del cielo che tocchiamo col dito e ci dicono ancora che è vietato.

I miracoli sono solo eventi improbabili
Senza rivoluzioni palpabili sulle labbra le nostre infuocate bocche di baci ardenti
non si toccheranno mai.