Il maestro arriva quando sei già pronto


Gli orientali dicono che quando lo studente è pronto solo allora incontra il vero maestro, è il maestro che va da lui. Cosa fai quando il maestro sei stato te stesso per tutta la vita e un giorno ti guardi allo specchio? Incontri te stesso e il tuo maestro, diventi duale, diventi il doppio di te stesso, te stesso alla seconda, e allora puoi insegnare a chiunque. E’ quando un uomo si fa completamente da solo, sono pochi quelli che ci riescono, bisogna superare tantissime sofferenze per riuscire a diventare i maestri di se stessi. Si chiama padronanza.
La necessità di avere attenzione da parte degli altri è il male, fino a quando avrai bisogno di dover attirare l’attenzione degli altri (che tra l’altro molto probabilmente stai anche odiando) non l’avrai mai. E’ la stasi che ti rende desiderabile. Fermo e immobile sul tuo trono, quando hai raggiunto la piena autosufficienza e non chiedi mai niente, è in quel momento che gli altri iniziano a cercarti. Quando non sei più bisognoso sono gli altri a regalarti se stessi. Il Papa ha tutto, il Presidente ha tutto, tutti vogliono vedere il Papa e il Presidente e questi non chiedono mai niente, non fanno pubblicità e non devono vendere biglietti. Non è solo una questione di potere, ma di semplice indipendenza e autosufficienza. Finché dovrai fingere di avere quello che non hai e di essere quello che non sei, i tuoi movimenti ti tradiranno. Nessuno ti vorrà e nessuno ti cercherà.
Quando lo studente è pronto il suo maestro si presenta a lui. Potrai sentirti completo solo quando non dovrai più supplicare per il bisogno che gli altri vengano a te. I bisognosi non crescono se non gli viene dato loro un terreno da coltivare da soli.
Non avrai bisogno di madre né di padre, né di una moglie. Quest’ultima verrà a te, ne verranno molte.

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Il vento della distruzione


Troppo Corpo e lo Spirito muore… troppo Spirito e il Corpo muore…

C. G. J.

Il vento scompiglia i suoi capelli in una fredda giornata di novembre, il nostro mese in cui ci siamo conosciuti nella giornata dedicata ai morti, lo abbiamo ribattezzato Lovembre, il mese dell’amore. Ma il vento vuole portarmela via e impedire che la possa conoscere fino in fondo, il vento che è lo stesso flusso dell’universo, quello che ci tiene tanto a giocare a dadi, a far accadere le cose per caso, quello che si diverte con lo scompiglio, adesso scompiglia i capelli dorati della mia amata Anja. Questo romanzo non sembra avere una storia, o forse è troppo lunga da raccontare, è una storia vera. Il vento è il sussurro di un dio inesistente, il vuoto urlare di una creatura presente nel cuore di pochi ma che vuole rivivere. Se il vento è la sua voce, ci si viene trasportati come su un letto del fiume che scorre a Rocca fin giù nel mare. E’ il flusso del pensiero che fugge da ogni imperfezione, il flusso dei pensieri giusti nell’ideologia cinese orientale. Quando tutto nella tua mente funziona alla perfezione, senza nessuna preoccupazione e hai il potere di una concentrazione assoluta. Io l’ho provato. Voglio tornare a provarlo. Quando il tuo io si separa da tutti i noi, da tutti i pensieri degli altri che intralciano il cammino verso la felicità. La tristezza sono il pensiero degli altri, Anja, non mi abbandonare, non mi abbandonare. Su quella collina il vento tira forte adesso, sembra che Anja sia posseduta da una strana forza che la sta dirigendo dritta verso il dirupo. Il cagnolino con il vestito rosso che ti ho regalato scivola lentamente lungo il burrone. Un fulmine e poi un tuono apparentemente lontano. Vedo Anja che si inginocchia sul ciglio del burrone sugli altipiani di Rocca. La vedo con l’occhio di un falco e con quello del dio che non esiste. Si piega a tentoni ma resiste.
Il prete nel frattempo lo hanno rinchiuso in un istituto. Ha i polmoni fradici e gliene rimane uno solo. Sembra che quando un paese stia morendo si scateni sempre più spesso un vento forte che porta maleficio e distruzione, no, non è la voce di dio, è la voce della gente che non sopporta di morire. Questo paese è destinato alla fine migliaia di volte e non solo una. Devo trovare il modo di salvare Anja.
I passeri volano via quando il vento tira nei paesi morti, capiscono che devono fuggire prima che la peste colpisca anche loro. Molti uomini, invece, preferiscono restare e impazziscono. Altri semplicemente non riescono a capire perché completamente persi nell’oblio del loro passato. Quando una razza muore, si salvano solo i più forti che hanno , non il coraggio, ma la ragione di andare via. Per non soffrire più.

Distruttivo-maschio / preservativo-donna


Le donne non-profanano la Natura tendono cioè a conservarla, preservarla, riprodurla così come è.
In questo senso la riproduzione (nel senso di far-figli) è solo la punta dell’iceberg di un riprodurre cose sempre uguali (usando il proprio corpo per farne un altro), preservando dai cambiamenti la stessa specie.
In questo ruolo gioca una parte importante la fantasia inconscia femminile di essere esse stesse contenitori di cose da preservare dall’ambiente.
In questo ruolo gioca una parte importante il sentirsi essere donne integrate nella Natura, una specie di pensiero magico per il quale esse stesse sono la Natura, e pertanto non guardano ad essa come cosa da adattare alle proprie esigenze, ma tendono (eventualmente) a fare il contrario. Preservare l’ambiente rende necessario avere sintonia e com-prensione per esso: una visione più larga (e ampiamente “emotiva”) del Mondo.

I maschi, invece, hanno un atteggiamento fallico, penetrativo, modificatore (e perciò-per-forza “distruttivo”). Lo chiamano razionale ma poi così razionale non è.
I maschi della creatura Uomo sono quelli che non si adattano all’ambiente, ma adattano l’ambiente a loro: profanano la Natura e prendono le distanze da sintonia/com-prensione del Mondo, al quale guardano come destinatario/oggetto delle loro manipolazioni. Per potere fare queste cose l’emotività è di troppo: la sola razionalità fa più comodo.
E da questo deriva il differente approccio, maschile e femminile, alle cose, per cui, alla fine, non ci si capisce.
C’è una cosa addirittura incomunicabile tra donne ed uomini: perché un
maschio arma la mano di suo figlio, e lo porta con sé in battaglia contro i nemici che sopraggiungono e una donna sarebbe ben contenta di lasciare ai nemici casa e bestie e raccolto e tutto-quanto, purché il figlio non corra pericoli.
Credo che il fatto sia che una madre preserva e un padre tenta di modificare; fosse pure a costo della vita, un maschio non ci sta ad adattarsi alla Natura, nemmeno se essa è rappresentata dall’orda nemica che invade il “suo” territorio.

Quando si parla di pressanti esigenze di una mutazione antropologica, credo si parli della esigenza di integrare il femminile nel maschile e viceversa. Credo si faccia riferimento a qualcosa che “somiglia” alla necessaria integrazione delle componente inconsce con quelle consce e vicersa, vale a dire (guarda un po’ che “combinazione”) che sarebbe bene integrare ciò che -nella mente dell’Uomo- è la Natura (istintuale/automatica) e ciò che è la Cultura (artefatto/”fallico”/modificatore).

Non si fugge per amore


È facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare.

È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso? – e sarà questa la prova.

Carl Gustav Jung

Fantasmi a Nannitaria


Dunque ti è apparsa la Madonna? Mi chiede il maresciallo dopo la mia visita al cimitero di Rocca Nannitaria. Io rispondo “Sì, certo” come se fosse la cosa più naturale del mondo. Non penso che possa prendermi per pazzo o magari lui lo pensa già ma non me ne importa.
Dove l’ha vista?
Era davanti alla tomba di mia madre morta.
Come’era?
Era vestita con dei joggers da palestra verde terra e una maglietta rossa cremisi da football americano, lunghi capelli biondi lisci che le scendevano sulla schiena fino al sedere, occhi enormi e penetranti e dolci come il paradiso.
Se ne è forse innamorato?
All’istante maresciallo.
Non si ritenga colpevole per ora, indagheremo e le faremo sapere.
Piangeva? Lacrime lungo le guance? Guardi, niente miracoli per favore, la Chiesa è contro queste cose assurdità al giorno d’oggi, adesso si apprezza meglio la vera scienza.

Sì ma l’amore, come lo spiegate l’amore? Mi sono innamorato della Madonna con la maglietta da football rossa. Come lo dico agli altri Santi? Saranno gelosi adesso?
Non è mica una cosa da poco. 365 Santi solo sul calendario più i parenti, saranno migliaia. Meno male che la religione cristiana è monoteista, poi ne aggiungo anche altri.
Mica puoi amare tutti indifferentemente. Qualcuno ti deve pur stare antipatico, riflettici.
Io mi sono innamorato della Madonna dai capelli biondi e la maglietta rossa. Volevo amare dio ma sono sceso un gradino più in basso e poi preferisco le donne.
Non posso farci niente, è una questione di neuroni e anima, e del cuore che inizia a pompare più sangue, 20 battiti in più al minuto, rischio di dimagrire e non dormire più.
Devo ritrovare la mia Madonna. L’ho persa, l’ho persa. Spero non venga mai a saperlo Anja. Non deve saperlo.
Allora la saluto e mi raccomando, acqua in bocca! Soprattutto quando piove.