Il demone interiore


Ho quello che chiamano il demone interiore, l’anima, l’io, l’ego, Dio, c’è chi si crede Dio e non ha tutti i torti, dicono che Dio sia dentro di noi, esattamente come i demoni interiori quindi al nostro interno è un grande inferno o a volte un bel paradiso ma pur sempre ricco di demoni che si divertono. C’è chi ha bisogno di chiamare l’esorcista perché sente di avere il diavolo dentro e c’è chi lo vuole accendere a tutti i costi. La cosa strana, che mi sono sempre chiesto, perché tutto questo cercare dentro, quando in realtà tutte queste cose potrebbero benissimo trovarsi fuori. Tutto questo scavare dovrebbe essere in realtà un percorso in salita verso l’esterno. I demoni e i nostri angeli sono lì fuori. io ho scoperto chi è il mio demone, il sabotatore interiore che ha distrutto gran parte della mia vita personale oltre ad altri demoni e diavoli esteriori che si sono dati un gran daffare per distruggere gli altri e poi di conseguenza solo se stessi. Alcune persone non ce la fanno proprio a non ammazzarsi da sole dopo aver ammazzato tutti gli altri e leggete questa affermazione da un punto di vista meramente metaforico, così com’è.

Il diavolo che sopra ogni cosa ha sabotato interiormente la mia vita è stato mio padre.
Il castigo di doversi sentire al pari o al di sopra di lui, come se fossi un dio, un io, un ego qualunque con alte aspettative e pretese. I figli dei più grandi uomini di successo il più delle volte finiscono male, davvero male ed il motivo è semplice: perché non riescono o non sentono di essere riusciti ad eguagliare il padre (e alla fine grideremo tutti “perché mi hai abbandonato”, un occhio di riguardo per Freud) nel loro successo o nelle loro aspettative. C’è che si da a tutte le droghe possibili, chi all’alcool, chi al sesso sfrenato chi a tutte e tre. Modi di evasione dal carcere interiore, che in realtà si trova fuori, fuori e dentro.
Ma non è un caso che si stia scoprendo sempre di più che la nostra coscienza è molto più probabile che si trovi in un punto esterno a noi piuttosto che in un punto interno nel nostro cervello. Già, ed inizia a sembrarmi quasi normale che sia così.

Il Mostro di Colapignito non ne sa nulla. Mentre sta invecchiando molto precocemente sul suo ermo colle nella tana dalle mattonelle sporche di sangue, piange lacrime amare e dolci come le amarene. Zitto. Tace. Proferisce meno parole quando viene ferito alla coscienza. Dobbiamo trovare questa benedetta (o maledetta a seconda dei casi) coscienza. Ma poi che ci facciamo? Potremmo forse esprimere 101 desideri che si possano avverare entro un anno e mezzo più un giorno.

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