Il delitto dell’isola desolata (senza più sole)


Entreremo subito nel vivo della scena anche se esprimere la parola «vivo» potrebbe essere piuttosto azzardato. L’uomo che si chiude il cancello dietro la schiena tornando a casa ha appena compiuto un massacro ed ha il sangue ancora gocciolante ed appiccicato a mani e vestiti intrisi anche di sudore per la foga con cui ha agito.
La sua casa si trova su un colle chiamato Colapignito difficilmente raggiungibile per via delle intricate strade che percorrono la collina.
Colapignito deriva da qualche antica lingua del posto e probabilmente vuol dire «pigna che «cola in testa» per indicare una persona che ricevendo una botta dall’alto diviene rimbambita e lenta nell’ideazione.

Ti è caduta una pigna in testa bifolco? Sei un idiota non lo vedi, un ammasso di imbecillità, non riusciresti a capire neanche la virgola se ti venisse presentata dal punto e accapo.

Queste furono alcune delle ultime parole che l’uomo aveva sentito quella sera. Dopo c’è stato il massacro di cui ancora nessuno sa o vuole sapere nulla.

*

Si racconta che nel bosco antistante la collina vagano sperduti nella notte gli spiriti perduti di una antica civiltà sannita che portano sulla loro schiena un’ascia conficcata da cui sgorga perennemente del sangue amaro. E’ il sangue degli uomini quando lottano tra loro per una donna o per denaro. E’ il sangue che circola nelle vene dei capitalisti diventato ormai verde per l’intossicazione da dollaro e da euro. Verde radioattivo.
Gli antichi nobili francesi del ‘700 avevano il sangue blu poiché gli mancava l’ossigeno a forza di fare sesso tutto il giorno e in certe posizioni falliche che potete ben immaginare. Siamo passati dalla dipendenza dalla lotta, a quella del sesso fino a quella di un pezzo di carta di colore verde. Radioattivo.
Alcune banconote sono rosse e sono quelle che valgono di più perché un povero Cristo ci ha versato del sangue.
C’è anche un eufemismo del luogo che afferma che «cagare sangue» scaturisce da uno sforzo assai oneroso e pesante (onere deriva dallo stesso significato di moneta).

L’uomo sta inserendo le chiavi nella serratura della porta quando all’improvviso sente un suono provenire lontano dal bosco adiacente alla sua dimora, come un ululato o un grido di una donna impazzita e in preda al dolore, un grido lungo e ondulato che si perde nella notte stellata come una cometa che cade lontana lasciando una scia profonda nel cielo.

E le stelle non saranno ciò da cui ti farai governare ma ciò che comanderai con gli occhi e guiderai con le parole. Questa è la strada per governare l’Universo, mettere ordine al disordine infinito che si propaga, questo è il tuo compito, porre fine al Re Entropia del reame di Caosiatica.

Sono le parole incise su un antica pergamena nascosta nella casa della vittima uccisa dall’uomo, parole misteriose scarabocchiate in un’antica calligrafia su un vecchio foglio strappato che appartiene ad un libro ancora più ricco di mistero.

L’uomo si volge all’improvviso seguendo con l’udito la scia dell’ululato ma il suo voltarsi è breve: spalancando subitaneamente gli occhi gli si riempiono di terrore nero e cade a terra completamente privo di sensi colpito da una coltellata nel punto più preciso dove inizia a battere il cuore. Si accascia per terra e quella terra di dio resta macchiata per giorni e giorni come il marchio per farsi identificare da qualcuno che poi ti punta dal cielo e ti manda di nuovo all’inferno.
Il suo corpo venne ritrovato soltanto molti mesi dopo.

Si narra che il Mostro di Colapignito sia un essere bramoso di vendetta che colpisce le sue vittime inseguendole e cercando di terrorizzarle in ogni modo al fine di incutere loro un tale timore da non farle più uscire di casa e di renderle così completamente schiave. Come un parassita che si nutre della linfa vitale uccidendo le vittime ben prima che siano davvero morte. E’ narrato nel Libro Segreto delle Bestie e dei Santi che egli è riuscito a rubare il cuore di un angelo caduto e riporlo in una teca di cristallo dove batte ancora pulsando. E’ il cuore di un angelo caduto e innamorato di un mortale.

I carabinieri trovarono il corpo per puro caso alcuni mesi dopo quando un bambino scomparve dalla Rocca di Gran Masso. Si misero alla ricerca setacciando tutto il territorio circostante. La vista di quell’uomo putrefatto è la cosa più disgustosa che il Maresciallo avesse mai visto in vita sua tant’è che dovette vomitare in una bacinella che un carabiniere fu pronto a portargli prima che potesse spargere l’intera anima per terra. Si cercò di insabbiare la vicenda per fare in modo di non far girare voci agli abitanti di Gran Masso già colpiti da un’ondata di funerali, morti e carestia.

Alcune settimane prima Jacopone Todis stava sfogliando il suo libro delle Bestie e dei Santi cercando di coglierne le infinite sfumature che esso nasconde. Alla luce fioca della lampada verde, ricordo e regalo di molti anni prima quando fece un viaggio in lontanissime terre per uno studio sulla psicologia degli abitanti dell’Ohio colpito da una strana forma di demenza: ogni volta che si avvicinavano ad un lago si inginocchiavano all’improvviso, guardando fissi fino all’altra riva e non si rialzandosi più.
Il giorno dopo questi uomini se non venivano trascinati via con la forza si lasciavano andare lungo le acque fino ad affogare come ipnotizzati da una fonte di energia misteriosa che si trova in qualche strano punto dei laghi. Anche il libro infatti fu trovato in una città dell’Ohio settentrionale all’interno di una vecchia Chiesa sconsacrata dove l’unica cosa rimasta intatta era una grande croce che riflette i raggi del sole che entrano dai fori enormi del tetto ormai quasi totalmente distrutto da piogge e tormente.
Non si sa molto su quella Chiesa ma si narra che l’ultimo parroco che vi diede messa scappò in una fredda giornata d’inverno completamente impazzito: era la giornata del Natale del 1989 e il parroco non fu più ritrovato. Alcune voci dicono che in realtà sia fuggito per farsi una nuova vita tra alcool e puttane in Messico. Altre che si sia suicidato dopo aver ascoltato le confessioni di una donna che amava andare in giro a piedi nudi d’estate nei cimiteri sputando sulle tombe nelle notti di mezza luna. Ma nessuno sa cosa mai quella donna abbia potuto confessare. Sono dicerie che fanno il giro dei bar e di certi altri locali in cui è meglio non mettere mai piede.

Nulla riesce a rendersi placato e sereno come un cielo in primavera, è un turbinio di fogli gettati al vento che non trovano una conformazione che abbia un senso, è l’eterno Caos a cui l’uomo cerca di mettere ordine e mentre ci prova ne è sempre sconvolto. L’eterno ritorno di Nietzsche. Alcuni affermano che la donna sia uno dei principi per i quali la natura umana affonda nel caos quando ci si innamora, ma la bellezza è la perfezione che annulla l’entropia che ci sconvolge a sua volta.
Nulla di più elegante e affascinante di un viso di donna puro e bello può dare senso alla visione che si ha delle tormente che distruggono la natura, ma la natura stessa è la tormenta che distrugge. Tutto è concatenato in uno strano disegno che probabilmente resterà incomprensibile fin quando la razza umana riuscirà a sopravvivere. Siamo davvero condannati a non capire? O forse non c’è bisogno di capire? Cosa c’è davvero dopo la morte?

Si accendono le luci, Todis apre la pergamena e con un tagliacarte fa gocciolare tre gocce del suo sangue dal dito medio su di essa. La sua mente è pervasa da un’inscrutabile agitazione e non riesce a darsi pace.

Chi ha sabotato tutto? Dove sono le mie carte, i miei pennelli, le mie stelle disegnate sulle mappe del cielo? L’ho riconosciuto allo specchio guardandomi bene con gli occhi spalancati al mattino di fresco con l’acqua gocciolante del bagno sui capelli scendermi sul corpo. Quel sabotatore sadico e malvagio ero io e soltanto io. Avevo fatto di tutto per rimanere solo ed emarginato dal mondo pur non volendolo e desiderando il contrario. Ad ogni buona azione ne corrispondevano dieci che respingevano ogni mia parvenza di bontà e di unione col prossimo fino ad annullarmi, a diventare invisibile addirittura, a scomparire in un buco nero infinito di illusioni e delusioni. Com’è stato possibile tutto questo? Devo scoprirlo. Devo scoprire il vero criminale. Il vero assassino deve pagare per questo perché ha ucciso me e nessun altro.

Ma se fossi stato io? Se solo il vero criminale e la stessa vittima risiedono nello stesso corpo e nella stessa mente come posso liberarmi da questo fardello pesantissimo che mi lega alla terra in eterno impedendomi di raggiungere i mie veri desideri? Sto rinunciando ai desideri, la mia volontà cede o forse è solo l’età che sta impedendo che possa desiderare ancora. Ma in tutta la mia vita ho ricevuto solo nefandezze che hanno insozzato l’anima e mai nulla di gioioso che l’avesse mai potuta rendere brillante. Sono sporco. Sono il fango che tutti evitano di calpestare e che evitano quando camminano. Eppure a volte mi chiedo se non sia io quello che in realtà evita gli altri per paura di finire di sporcarmi ancora. Di una cosa sono certo: la felicità da soli non si raggiunge, la felicità esiste solo se condivisa con almeno una persona, condividere con essa sogni e realizzazioni, una persona che sia un motivo di vita, una musica sempre presente come sottofondo, la colonna sonora e portante e importante del proprio cuore.
Sono desolato, è questa la parola giusta quando si è persi su un’isola. Desolato. Io sono leggenda come il protagonista del libro di Matheson.

Su questa collina, di quest’isola dimenticata, riuscirò a scovare il vero colpevole di tutto il disagio arrecato da una singola vittima che rappresenta l’intero mondo in cui vivo?

Desolato vuol dire anche senza più sole. Ho bisogno di una nuova luce.

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