La speciazione culturale


Il momento è abbastanza urgente: un periodo di cambiamento molto drammatico è cominciato, si chiama “speciazione culturale” e funziona in questo modo.

 E’ una processo che avviene prima di tutto alle piante e agli animali, ma che accade anche alle culture. C’è una specie, la “Specie madre”, la specie a cui uno appartiene, e, ad un certo punto, dalla “Specie madre” viene fuori una specie nuova.

Quando si verifica una speciazione comincia un periodo, abbastanza breve, durante il quale alcune persone si staccano dalla “Specie madre” e vanno a cercare qualcosa di nuovo.

“Specie madre” sono tutti i vostri conoscenti, tutti i giornali che leggete, tutte le cose che sentite attraverso i media. Tutto quello che resta qui, nella “Specie madre”, ti dice: “Dove vai? Dove stai andando?  Resta qui, la strada è decisa, fai quello che hai sempre fatto” e invece tu cominci a sentire per conto tuo che il mondo degli altri, della “Specie madre”, è troppo stretto. Per tanti è un problema: è troppo stretto, sono a disagio, sono in difficoltà.

Altri, invece, si sono già svegliati e si dicono: “E’ troppo stretto, come erano troppo strette le mie scarpe quando a 14 anni passavo dal 35 al 38. Che facevo, tenevo le scarpe, rimpicciolivo il piede, prendevo degli anenstetici per non sentire il dolore al piede o cambiavo le scarpe? ”

Ecco, quelli che ora stanno facendo la speciazione si dicono “Qui il mondo è troppo stretto ed io cambio le scarpe. Non so verso dove andrò, ma so che qui, come mi comportavo fino a due o tre anni fa, non posso più farlo e, se lo faccio,  le mie energie sono compresse, lavorano contro di me, guadagno meno, mi sento triste, mi ammalo.”

Questi non hanno scelta e cominciano ad allontanarsi dalla “Specie madre” e sono pochi.

In questo periodo si può ancora prendere l’autobus, si può ancora accorgersi ed andare a far parte della specie figlia. Tra un po’ di tempo non si potrà più, è finito il tempo giusto, la deviazione è troppo grande e irrecuperabile.

Prendere l’autobus significa: “Mi accorgo che qualche mio conoscente è partito e io no, e allora torno indietro, mi do torto, parto anche io e li raggiungo”. Adesso si può ancora, tra qualche anno non si potrà più, non potrò più fare un percorso così lungo indietro e quelli che hanno fatto la speciazione sono troppo lontani: sono diventati un’altra specie.

E due specie diverse non si possono unire e riprodurre. Se mi unisco e parlo con questi della specie figlia non li capisco: sono diventati stranieri.

Questo è il momento che stiamo vivendo ora e sono sicuro che lo avete intuito.

In più, in questo periodo c’è una questione drammatica: tanta gente tra le classi dominanti ha capito benissimo;  solo che non vuole che tanti altri capiscano e quindi, in questo periodo – proprio da quando è cominciata la speciazione, dai primi anni di questo secolo,  2002-2003 – ci sono tutta una serie di situazioni di stress, tipo la crisi, che sono alimentate apposta e che servono a distrarti e a non farti pensare a questa possibilità.

Ci sono anche tutta una serie di situazioni di ansia di consumo “Compra-compra, guarda qua cosa c’è di nuovo, guarda questa offerta speciale, guarda di qua, guarda di là”, in modo da distrarti.

Perché? Quando questa speciazione, che è molto grande e prende tutto l’Occidente, sarà avvenuta, pensate che vantaggio per quelli che fanno parte della specie figlia, se sono in pochi ed è una specie evidentemente superiore, mentre all’interno della specie madre sono in tanti ed è una specie evidentemente inferiore, come gli aristocratici romani con la plebe. Più numerosa è la specie madre, più vantaggi ha la specie figlia.

Non incontrerete nei prossimi giorni, nei giornali o in televisione, niente che vi confermi di questa speciazione: è un’avventura che fate voi, se vi piace l’idea, da soli, per partire ed andare in questa direzione diversa.

Andando in questa direzione diversa, noi oggi scopriamo che i periodi tormentati, i periodi in cui sta vedendosi che la specie madre è stanca, sono i più vantaggiosi.

Per chi? Per una persona che sappia vedere la realtà, i fatti, non le chiacchiere, e che sappia essere così coraggioso da guardare al dopo. Il dopo, 50 anni fa, non c’era, perché sembrava che il mondo fosse tutto qui. Il dopo 20 anni fa non c’era: adesso c’è. 20 anni fa eravamo tutti qui. Vi ricordate quando c’era il PCI, la Democrazia Cristiana, c’erano i russi, c’erano gli americani? Sembra un altro mondo. In quel periodo tutto andava abbastanza bene, come un treno sulla ferrovia.

Adesso si vede il “più in là”, si vede il dopo. Noi siamo in questo momento qui.

Imparare a veder il dopo è l’obiettivo: vedere il dopo di tutto e il dopo mio.

Cosa c’è più in là di me, più grande di me, nei miei prossimi mesi, nel mio futuro?

Questo è lo scopo di quella tecnica che si chiama Disobbedienza o creatività. Disobbedienza è facile capire perché: d’ora in avanti io disobbedisco alla specie madre e a tutto quello che mi ha insegnato.

Creatività perché?

Perché penso in un modo nuovo, totalmente diverso, e non secondo gli schemi vecchi: non affronto il problema secondo quello che mi hanno insegnato, lo creo.

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