Latte di Cocca


Sdraiato sulla spiaggia col cuore al cardiopalma, una noce di cocco in petto, un drink ai frutti caraibici in mano da sorseggiare lentamente per mantenere il battito cardiaco al di fuori della norma convenzionale di chi riposa sugli allori. Io su questa amaca vado lento con questo vento a destra e sinistra come una lumaca, mi rallento i pensieri fugaci (fugaci che fuggono via) cercando di soffermarmi al fotogramma lucido di pianto del volto di un angelo che incontrai qualche sera prima, con cui un’affinità elettiva, un’affinità di coppia ci unì subito come il sole al tramonto si unisce col mare.
In questa vacanza da pecore ammaestrate, da mucche stravaccate sui prati, mi godevo i porci comodi cercando di riflettere sui mocassini da indossare il giorno che l’avrei incontrata di nuovo. Mocassini con o senza calze? E la testa? La testa sempre per aria con i capelli scamosciati al vento oppure con i piedi per terra per dare una parvenza di perseveranza ai beni terreni piuttosto che offrire un’accondiscendenza spirituale verso il cielo? Insomma, mi chiedevo se ci avrebbe unito più il cuore in gola o il portafogli nelle tasche, il conto in banca o le ali della libertà, quelle della Statua della Libertà e magari un viaggio a New York. L’unica Statua poi che non è mai stata veramente libera, sempre inchiodata sullo stesso punto, incapace di muoversi, intendere e volare verso altri lidi o a seconda dell’umore verso altre liti come quelle che accadono spesso tra gli innamorati che vagano come mine pronte per esplodere e scoppiare. L’unica vera statua al mondo rimasta single e zitella. Sì, la Libertà è ancora zitella, nessuno ancora l’ha sposata, vogliamo restare forse tutti schiavi? Diamo un bacio alla Libertà. Sorvoliamo le nostre prigionie. Ma oggi sono indeciso sull’offrire o sul soffrire, forse sono necessarie entrambe le cose quando si desidera un corpo, un’anima e perché no, anche il suo cervello. Ma senza possedere e soprattutto senza essere posseduti, siamo in due su binari paralleli che s’incontrano all’infinito. In questo gioco della vita, la partita continua senza preamboli, nessuna fortuna con la sorte, nessun ambo e quaterna, e in ambo i casi continuo a respirare profondamente e a succhiare via la vita dal drink ai frutti caraibici come se fosse l’ultimo succo del discorso da fare. Mi lascio cullare dal sogno senza destarmi e detestarmi, saprò rialzarmi al momento giusto col cuore in pace e l’animo in guerra poiché al contrario della Svizzera, in me c’è l’intera armata Americana che la vuole sparare grossa per colpirla e sono sicuro che la batterò, a colpi di ciglia che sbattono come farfalle innamorate.

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