Il solstizio d’inferno


Cade oggi e si fa male. Cade sui tetti come il fuoco del sole, la pioggia di fiamme che ci accende e c’infiamma. Siamo tutti come piccoli fiammiferai e raccogliamo le nostre ceneri al risveglio, le portiamo in bagno, le deportiamo altrove aprendo le finestre e facendole fuggire via col vento. Rinasciamo come Fenici, un po’ meno felici, a seconda della nostra destinazione parola questa che non è altro che un amalgama tra maledizione e destino, la nostra fottuta destinazione. O forse tra destino e ostinazione a voler tirare avanti il carro con tutti i buoi e i bui, i momenti scuri con tutte le stelle e le lune ad essi collegati. Quindi è vero che rinasciamo, un po’ come quando a volte moriamo più volte, mormorando le nostre ultime capriole nell’atto di divincolarci dalla vita stessa. Siamo sempre sull’orlo dei merletti e ne vorremo cucire di storie a forma di cuore per un numero infinito. D’altronde ci rendiamo conto, dopo aver fatto ogni minimo calcolo, ci rendiamo il conto esatto, lo scontrino del prezzo e del disprezzo, di quanto ci costa la vita, sicuramente cara come ogni buon giornale ci ricorda adesso che la crisi va per la maggiore. Mai che il male andasse per il minore. Siamo sempre scossi sopra un’onda anomala che ci fa restare fermi, non ci fa andare da nessuna parte. Ma è così a volte che impartiamo le lezioni piuttosto che impararle. Dividere, dividere, dividere.

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