Come le onde che vanno e vengono,
noi vibriamo inquiete nell’apparente serenità
di una serata blu elettrica
sullo smalto tuo rosso dove vorrei poggiare
le labbra mie adesso stanche
bisognose di adagiarsi
come la schiuma che invade la spiaggia
e ne sopprime i granelli di sabbia
ed è su quella tua schiena che come uno scrittoio
costruirei con le mie dita una sinfonia stonata
leggermente ruvida come la tua pelle d’oca
che trema al mio tocco e vibra
sei una corda di violino a volte
tesa e stesa su una spiaggia finta
il mio letto che non c’è
ed è proprio quando apri la bocca
che il più delle volte penso alla papera che è in te.

Come cacciatore dovrei cercare cerbiatte,
alzare il tiro verso creature più nobili,
eppure se cerco ancora te, oca,
e perché ho ancora un fucile piccolino.

La prossima volta non colpirò nessuno
monterò la cavalla selvaggia
attraverso la foresta bagnata.

In amore nessuno è preda o cacciatore
nessun muore, nessun dorme.

Se tu sarai cavalla, io non sarò ghiro,
al massimo disegnerò un ghirigoro
intorno al tuo ombelico con la mia bocca.

Scivola.

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