Pensieri spesi per-versi


Bucato il brulichio delle onde sull’erba fumante lungo la gitana circonvallazione a monte, rilasciai cadere affondo, in fondo in fondo, rime diramate di pensieri spesi per versi abbarbicati su alberi di barbacane, affollati di idee arrese e prese per scontate negli anni di prigionia mentale nei salti tra stagione e l’altra.

Rilasciati i profughi spiriti nel profumo incensato del cielo làddove si scala per alcove di donnine chioccia, zingarelle di prima estate ad attendere maschi infatuati provenienti il gran vocabolario Zingarelli, tentati erano come tetani e veleni che velocissimi s’involavano alla bocca d’oro, un po’ alla meno peggio, né più né meno.

Neanche fosse che il grigio bastione d’oriente s’innebbiasse di sabbia e ciotoli, grandi soli e immense comitive.

Tutt’al più che un quando venne a crogiolarsi sugli allora dei tempi andati, morti, una pausa allo stop dell’incrocio tra geni di diverse razzie d’immaginifici altroché.

Altro che scritture burbere, carnefici furono coloro che barbari tagliarono la testa al moro siccome di color diverso dal loro.

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