Così passammo attraverso il sole e fummo forgiati dalle fiamme trasformati in serpenti che cambiano pelle come Arabe Fenici senza ali con il terrore addosso che tutto fosse già finito così come ebbe inizio.
Oggi ho gli occhi imbavagliati, non percepisco sensazioni, ho cercato il caos ad un certo punto della mia vita e adesso mi ritrovo a viverci dentro. All’inizio è entusiasmante, si avverte eccitazione e stordimento ad ogni nuovo passo, poi pian piano come una droga ci lascia vagare tra un angolo e un altro di un marciapiede non troppo sporco o su binari arruginiti e caldi dove era da poco passato l’ordine. Ma riflettendoci sembra così labile e sottile la differenza tra ordine e disordine, tra ciò che è dritto e ciò che ci costringe a deviare, tutti i punti sono sempre lì, tutti i punti che cerchiamo sono sia nell’ordine che nel disordine ma disposti in maniera diversa. Paradossalmente però, forse è piu’ semplice raccogliere ciò che cerchiamo nel disordine, per tentativi ed errori, con molta fretta, piuttosto che provare a prendere una strada lunga e ordinata che ci porti lungo la meta senza deviazioni, perché lungo una strada ordinata in realtà si innalzano ad ogni metro diversi ostacoli che in qualche modo devono essere superati. O si sceglie di raccogliere dall’alto come un Dio le cose che cerchiamo o si sceglie di prenderle correndo su una strada lastricata di ostacoli in orizzontale.

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