Non ho servi o non osservi


E’ proprio tempo di andare via, come il tempo ha detto a me che non c’è da aspettarselo altro tempo, non c’è mai tempo abbastanza per avere del tempo a disposizione. E’ che sia ora, adesso proprio il minuto, che torni quello buono a farci la croce sulla fronte per bene dirci e bene farci come un santo venuto da lontano, tanto tempo fa, con il cuore in mano e uno in bocca perché un spaventato dall’idea di raccontare il passato e il nostro futuro. Io adesso andrò via, non proprio adesso, sto iniziando ad incamminarmi lungo una strada ancora un po’ tortuosa, dura come il guscio di tartaruga, vecchia ma buona, come chi lascia la nuova per la vecchia, no, io lascio appunto la vecchia per la nuova, la vecchia sì, resta a casa e chi vivrà un giorno non ci vedrà più, perché è scritto nel destino che dobbiamo morire e allora accettiamolo. Ma anche no, facciamocene una ragione, e se vogliamo anche una religione di fede, l’importante è sempre seguire il proprio sentiero per quanto salato sia. Un sentiero in salita. Poi viene la pianura (magari Padana) e poi si scende a compromessi (Berlusconi-Fini-Bossi), sì, poi quando arriverà il fatidico giorno può darsi, perché no, che si convolerà anche a nozze e sarò tra coloro che saranno chiamati i compromessi sposi. Perché è ardua questa nostra sentenza di vita adesso, ma solo adesso, e adesso ci sei tu, tu ed io, e facciamo di tutto un brio, anche del male e del dolore.

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