Il cucciolo Corona


Sono finite le scorte. Sono qui circondato da scarti. Non mi fido più degli esseri umani, preferisco il virus che si è infiltrato nel mio sangue, all’interno delle mie stesse cellule, si sta cibando di me, una creaturina né morta né viva, è esattamente come mi immaginavo gli zombie, soltanto in un formato microscopico.
Cucciolo, prenditi tutto l’ossigeno e gli zuccheri di cui hai bisogno. Non ho più fiducia in me, voglio lasciarmi andare assieme al resto del mondo. Siamo dei resti, dei rifiuti. Ci odiamo fino a farci schifo, tutti indifferentemente. Forse è perché siamo diventati troppi e il cucciolo e venuto a fare pulizie, nulla accade per caso in natura. E allora è un bene. Perché quelli che resteranno forse si ameranno di nuovo, non ce l’avranno col vicino di casa, non ce l’avranno con l’immigrato che fugge da una guerra, non ce l’avranno l’invidia del pene.
Cucciolo, adesso sei tu che ti prendi cura di te. Mi hanno detto che vivevi in una foresta selvaggia e ti trovavi bene, poi per sbaglio qualcuno ti ha imbavagliato e portato clandestinamente nella società occidentale e tu, come una tigre in mezzo al traffico, che potevi fare? Per salvarti hai iniziato a sbranare tutti. Ti hanno chiamato Corona. Non è un caso neanche questo, tu sei il Re. Il vero Re.
io ti dono questo scettro, mi arrendo, fai di noi quello che vuoi. Se solo potessi comunicare con noi forse ti renderemmo Padrone Supremo di ogni Stato e Nazione. Ci inginocchieremmo a te chiedendoti perdono.
Cucciolo non farci questo, ma di me, fai quello che vuoi, finiscimi.

Se non scodinzoli prova almeno a sorridere


Il beneficio della compagnia di un cane dipende dal fatto che è possibile renderlo felice perché chiede cose talmente semplici, il suo ego è limitato. E’ possibile che in un’epoca anteriore le donne si siano trovate in una situazione analoga vicina a quella dell’animale domestico.

Le possibilità di un’isola, Michel Houllebecq

Oggi si trova in quella condizione anche l’uomo, non solo la donna. Siamo tutti addomesticati ma non abbiamo un padrone, non lo conosciamo, lo inventiamo in continuazione creando una religione con a capo un Dio, ma questo dio è solo e sempre nella nostra testa e restiamo infelici.

Solo il cane è felice, perché può vedere il suo Dio, e cioè noi che gli diamo la manna dal cielo ogni volta che ne hanno bisogno. Gli animali come i cani che vengono addomesticati conoscono la felicità e anche a prescindere dall’uomo dall’uomo stesso, non si pongono domande, non conoscono il senso di colpa.

L’uomo è alla continua ricerca di qualcuno che si prenda cura di lui ma non trovandolo, magari un altro animale dotato di una intelligenza simile o superiore, si sente solo nell’Universo. Nessuno si prende cura di noi, nessuno ci porta il cibo la mattina, nessuno mi “scende a pisciare” e poi pulisce al posto mio.

Siamo infelici noi umani perché non c’è nessun altro all’infuori di noi (come il tuo Dio) che ci prenda in braccio coccolandoci. Solo i cani sanno cosa vuol dire scodinzolare, noi non lo sappiamo, ci hanno tagliato la coda. Il cane scodinzola e dimostra tutto l’affetto e la gioia del mondo. E’ felice.

Siamo noi stessi che dobbiamo prenderci cura di noi stessi, abbiamo dimenticato gli abbracci, i baci, le carezze, lo scodinzolare nostro. Per questo si è formata una malattia contagiosa che ci ha divisi ancora di più, per farcelo ricordare che una volta eravamo felici anche noi, che ci davamo abbracci, baci, carezze, e scodinzolavamo con i gesti del viso, il nostro scodinzolare è il sorriso.

Il sorriso è lo scodinzolare dell’uomo.

La profezia avverata


La profezia si è finalmente avverata, quel giorno in cui la mia lontana prozia di Nannitaria nel suo piccolo orto trovò un fogliettino stropicciato ai lati e leggendone il contenuto rimase talmente scioccata che mio zio, suo marito cornuto, dovette chiamare i medici per farla ricoverare nel manicomio di Villa Cadenza, in provincia di Cecenza.

Sì, si è avverata. Da oggi non potete toccare più nulla, potete solo guardare. Ogni cosa che proverete a toccare si trasformerà in una corona di latta inutile e ferrosa. Questa maledizione proviene da strani cambiamenti nell’aria, mutamenti di umore nella Terra tutta, capi di Stato usciti di senno, puttane impazzite dalla miseria che mostrano il loro seno ai balconi, fiumi trasformati in acque torbide da piogge di colore melmoso, veleni provenienti da paesi Orientali mai conosciuti prima che adesso invadono le nostre belle terre azzurre e dorate di frumento.

Il Sindaco ci dice che la profezia si è avverata a causa di due Orientali e un ometto tedesco di Germania venuti in visita dalle nostre umili parti per portare la Sventura Universale.
Due cinesi della Cina, un tedesco anch’esso stato in Cina e naturalmente ci mancava il contatto con l’italiano scemo: un comunista depravato che dando loro la mano è stato subito colpito da una strana forma di malessere che tutt’ora lo accompagna. Da quel momento tutto si trasformava in coroncine di latta inutili per ogni scopo, anche per essere rivendute a mercanti altrettanto sprovveduti.

“Sembra quasi una barzelletta, mio Signore. Vuole che torni alla mia stanza?”
“No, no, la prego continui! Devo sapere ogni cosa!”.

Ebbene, la nostra gente inizia morire di fame perché ogni volta che qualcuno prova a toccare del cibo esso si trasforma in una corona di latta. Nelle coppie unitesi in matrimonio, mentre cercano di trovare la posizione migliore per la copula, eh mi scusi Signore, ma sono cose che debbo dire, uno dei due coniugi pure si trasforma in una corona di latta con il membro eretto che non scende più per almeno cinque giorni e non c’è verso di staccare questo arcano prodigio dall’altrui signora incappata in questa maledizione. Quindi mio Signore il fatto è che se continua così moriremo tutti. Niente bambini che popoleranno le piazze e niente più cibo! Non ci si può più nemmeno abbracciare!

Secondo notizie esterne la popolazione si stava decimando e comparivano lungo i campi tantissime piccole strane corone di latta con le punte dritte verso il cielo e di nessunissima utilità per nessuno.
Il Signore stesso avvicinatosi alla sua consorte divenne una corona, un Re con la corona, rimase solo la “corona” e l’uomo sotto scomparve. La regina scappò nella terra più lontana e si ritrovò, strano caso, in Cina, proprio da dove provennero i tre strani tipi, i Trettrè che più un italiano davano come risultato i Quattro dell’Ave Maria, eh sì, perché adesso solo la Madonna poteva salvare il mondo da questo disastro di coroncine che apparivano ovunque, dappertutto persino nei sogni di ogni essere umano sulla Terra nostra, in milioni di allucinazioni, anche persino nel deserto!

Qualcuno ipotizza che si tratti della Corona Inglese mio Signore! Ma sarebbe assurdo non trova? Quel paese si è voluto isolare da noi e ci ha fatti fessi tutti!!! Probabilmente c’è qualcosa di reale in tutto questo? Cosa ne pensate?
Balle, non possono che essere balle e balle di fieno per di più! E anche le palle… tendevano ad aumentare i peso e scendere sempre più in basso inesorabilmente fino a cadere con un tonfo immenso ma rapido come se scomparissero nel terreno stesso…

Se qualcuno non interviene, se qualcuno non pone rimedio, moriremo tutti senza più amore e senza abbracci. Senza più cibo e bevande.
Le cascate iniziarono a traboccare di coroncine inondando il mare intero con milioni, miliardi di coroncine. Il mondo si riempì tutto e solo alcuni pochissimi uomini intrepidi continuarono a sopravvivere.
Queste coroncine, facevano pensare alle monete del Regno, all’avidità.
Forse tutto questo accade, e ve lo dico io, uno dei pochissimi superstiti, perché qualcuno sta tentando di uccidere l’amore tra le persone che abitano questo puntino di Terra nell’Universo.
Che Dio ci perdoni! Ah, ma io non credo in Dio. Dovrò perdonarmi da solo e perdonare tutti gli altri.

Adesso giaccio disteso, infreddolito, con il culo di fuori, mi sveglio intorpidito e sofferente, tutto questo fottutissimo disastro perché non siamo più stati capaci di baciarci e abbracciarci per delle altrettanto fottutissime coroncine?!?

Devo alzarmi e brandire la spada di bronzo. Devo partire. Devo trovare il colpevole di tutto questo.

La peste, di A. Camus


L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile. E ce ne vuole di volontà e di tensione per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere appestati è molto faticoso; ma è ancora più faticoso non volerlo essere. Per questo tutti appaiono stanchi: tutti, oggi, si trovano un po’ appestati. Ma per questo alcuni che vogliono finire di esserlo, conoscono un culmine di stanchezza, di cui niente li libererà, se non la morte.

«Di qui, so che io non valgo più nulla per questo mondo in se stesso, e che dal momento in cui ho rinunciato a uccidere mi sono condannato a un definitivo esilio. Saranno gli altri a fare la storia.
So, inoltre, che non posso apparentemente giudicare questi altri; mi manca una qualità per essere un assassino ragionevole; non è quindi una superiorità.
Ma ora, acconsento a essere quel che sono, ho imparato la modestia. Dico soltanto che ci sono sulla terra flagelli e vittime, e che bisogna, per quanto è possibile, rifiutarsi di essere col flagello.

Questo le sembrerà forse un po’ semplice, e io non so se è semplice, ma so che è vero. Ho sentito tanti ragionamenti da farmi girar la testa, e che hanno fatto girare abbastanza altre teste da farle consentire all’assassinio, che ho capito come tutte le disgrazie degli uomini derivino dal non tenere un linguaggio chiaro. Allora ho preso il partito di agire chiaramente, per mettermi sulla buona strada. Di conseguenza, ho detto che ci sono flagelli e vittime, e nient’altro. Se, dicendo questo, divento flagello io stesso, almeno non lo è col mio consenso.
Cerco di essere un assassino innocente; lei vede che non è una grande ambizione.

«Bisognerebbe di certo che ci fosse una terza categoria, quella dei veri medici, ma è un fatto che non si trova sovente, dev’essere difficile. Per questo ho deciso di mettermi dalla parte delle vittime, in ogni occasione, per limitare il male. In mezzo a loro, posso almeno cercare come si giunga alla terza categoria, ossia alla pace». Terminando, Tarrou faceva oscillare una gamba, sì che il piede batteva piano contro la terrazza. Dopo un silenzio, il dottore, sollevandosi un poco, domandò se Tarrou avesse una idea della strada da prendere per arrivare alla pace.
«Sì, la simpatia».

Due campane d’ambulanza risuonarono lontano. Le esclamazioni, confuse poco prima, si unirono ai confini della città, presso la collina rocciosa. Nello stesso tempo si udì qualcosa che somigliava a una detonazione; poi tornò il silenzio, Rieux contò due ammicchi del faro. La brezza sembrò rinvigorirsi, e insieme un soffio venuto dal mare portò un odor di salso, ora si sentiva distintamente la sorda respirazione delle onde contro la scogliera.
«Insomma», disse Tarrou con semplicità, «quello che m’interessa è sapere come si diventa un santo».
«Ma lei non crede in Dio».
«Appunto: se si può essere un santo senza Dio, è il solo problema concreto che io oggi conosca».

Albert Camus, La Peste

Il paradosso al contrario


Il fatto paradossale è che senza lo specchio che sono gli altri e in cui ci riflettiamo risulta impossibile riconoscere noi stessi e quindi la nostra stessa esistenza è data solo dalla presenza e dall’interazione con gli altri. Se non ci sono gli altri noi semplicemente non esistiamo, un po’ come succede anche nelle interazioni virtuali su Internet.

Quindi noi sappiamo di essere presenti a noi stessi e di essere vivi solo e solo se in presenza anche degli altri, se vivessimo in totale ed esclusiva solitudine (intesa come assenza fisica e totale degli altri) sin dalla nascita saremmo dei gusci vuoti completamente privi anche della coscienza del nostro sé e non sapremmo di essere vivi e presenti nel mondo.

Il sé non si può sviluppare senza la presenza degli altri. Noi non potremmo essere vivi senza la presenza o la percezione che anche gli altri lo siano.

Quindi puoi vivere solo ed in autonomia solo e solo se vi è anche la presenza di altri. Perché l’autonomia è un fatto mentre la solitudine è un altra cosa. Bisogna ovviamente saper vivere in autonomia e questo vuol dire riuscire ad essere autosufficienti (ma questo non sempre è in realtà un bene, perché chi è ricco, non ha bisogno di esserlo completamente, viceversa meno avrai a disposizione potere e ricchezza più avrai necessità di essere autosufficiente).

Quindi il motivo per cui si prova solitudine è una mancata relazione, condivisione e identificazione con pensieri e desideri degli altri anche nel mondo dell’inconscio collettivo e quindi nel modo in cui riusciamo a percepire il mondo esterno, più a meno ostile, più o meno amichevole. Ovviamente meno avremo la percezione di un mondo ostile e meno ci sentiremo soli.
A questo punto mi verrebbe da chiedervi come vi sentite oggi, e nelle giornate in cui i giornali e i giornalisti sputano a raffica notizie di morte, calamità, pandemie (non facciamo nomi) etc. Quando questo avviene in eccesso vi sentirete perdutamente soli. Si può scatenare il PANICO.

Il sentimento di solitudine è molto diffuso nel mondo occidentale e bisognerebbe chiedersi cosa stia effettivamente accadendo nei pensieri e nei desideri di tutti e di molti. Cosa stiamo sbagliando?

E aggiungo: forse questi desideri per alcuni non vengono mai corrisposti dalle autorità che ci governano e che dovrebbero essere garanti del nostro benessere sociale e questo ci fa sentire persi.

E sentirsi perso è molto vicino a sentirsi solo.